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Der Doppelgänger

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Fino a che non è stata arrestata e detenuta con metodi brutali dalle autorità ungheresi, Ilaria Salis era conosciuta da un ambito stretto di persone, a parte i suoi amici e compagni di fede politica.

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Il problema del 25 aprile è che poi arriva il 26. E si parla d’altro, come si era fatto fino alla settimana prima. Se si affronta il tema di cosa significhi oggi celebrare il 25 aprile, si aprono innumerevoli temi e suggestioni. Qui voglio proporre una riflessione su un aspetto che mi pare però degno di nota.

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Io vengo a seppellire Sanremo, non a lodarlo. Anche se Sanremo è quanto di più italiano esista e riesca - quasi più dei mondiali di calcio - a riunire gli italiani intorno a un simbolo condiviso.


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E dunque siamo all’esegesi della mela avvelenata e della casa dei sette nani. L’argomento è discusso da tempo e torna alla ribalta dopo una lectio magistralis di Paola Cortellesi agli studenti della Luiss in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico.

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C’è una storia interessate, è successa o meglio sta succedendo in una scuola primaria. Ha a che fare con il Natale, in qualche modo, ma non solo. Ha a che fare con l’essere bambini, un po’ anche col tornare bambini ma restare grandi. Per capirne di più sono andato a cercare nei siti di mezzo mondo cosa ruota intorno ai bambini e ai regali da mettere sotto l’albero, quali sono i più desiderati, con quali criteri sceglierli.

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Un tripudio di luci e colori. A me, pur non credente, qualcosa suona stonato in questo sfarzo di luminarie ed effetti speciali più consoni a una festa pagana, che a celebrare la nascita del Salvatore.


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È una affermazione attribuita a Einstein, ma al povero scienziato ne hanno messe sulla penna tante, che prendiamola con beneficio di inventario. Così come dovremmo fare spesso.



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Nei primi anni novanta (dovrei aggiungere del secolo scorso, come usa da qualche decennio) mi trovavo a militare in un partito di sinistra, con l’incarico di segretario cittadino. Una delle questioni dibattute in città era la ricostruzione del teatro cittadino; per chi non lo ricordasse, a Senigallia sorgeva un tempo uno dei più belli e grandi teatri italiani specie rapportato alla popolazione residente.


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Le caditoie ostruite. Il cambiamento climatico. Una volta la pulizia degli alvei la faceva la gente. Le alluvioni ci sono sempre state. Non si doveva costruire là. Colpa delle nutrie. Colpa degli ambientalisti. Colpa del Governo, della Regione, della Provincia, del Comune. La natura si ribella.

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Dice: il 25 aprile è divisivo solo se sei fascista. Certo, senza dubbio. Quest’anno però il 25 aprile mi sembra divisivo tanto in settori della destra quanto della sinistra. Spiego.

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Nel salone d’ingresso del Museo della Croce Rossa, a Ginevra, è scolpita una frase, ripresa da “I fratelli Karamazov” di Fëdor Dostoïevski: ciascuno è responsabile di tutto verso tutti.

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Per molti sono concetti noti, ma parliamone. Come disse Barak Obama alcuni anni fa, viviamo nel miglior periodo per l’umanità e non c’è dubbio che sia così. Ogni indicatore, rispetto al passato, ci dice che oggi l’umanità vive meglio di mille anni fa, di cinquecento, di cento, di cinquanta.

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Condivido questa riflessione come augurio per il nuovo anno. Ripenso all'entusiasmo con cui abbiamo accolto gli anni 2000, il pensiero rivolto verso un futuro che sognavamo di grande progresso, di pace, di stabilità. Quando pensavamo alle magnifiche sorti e progressive della società, per chi le vedevamo? Per noi, per la nostra cerchia più stretta, per il nostro paese, per il mondo intero?

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Da quando ho iniziato a pensare di scrivere qualcosa sulla questione del Pos e del suo utilizzo, ogni giorno mi dicevo ‘ma no dai, sta diventando un argomento superato, tra poco non interesserà più nessuno’. A quanto pare mi sbagliavo, la discussione va incredibilmente avanti e non accenna a trovare soluzione.

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Essere spesso – troppo spesso – vittime di eventi naturali catastrofici può farci sviluppare due diversi sentimenti verso chi sta peggio: quello egoistico del ‘ho già abbastanza problemi, non ci penso nemmeno a preoccuparmi degli altri’, oppure quello solidaristico del ‘posso immaginare cosa stiano passando e cerco di dare l’aiuto che vorrei per me’.

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Sulla guerra scatenata dalla Russia con l’invasione dell’Ucraina si discute molto, a volte purtroppo in modo superficiale. Oggi sentiamo che il livello dello scontro è stato alzato da Putin con l’evocazione dell’arma nucleare. Se avete voglia, vi invito a seguirmi per approfondire un po’ la questione, così da farci insieme un’idea più consapevole di cosa significhi anche solo ipotizzarne l’uso sotto l’aspetto giuridico internazionale (sugli effetti purtroppo non c’è molto da dibattere).

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Da quando si è insediata questa amministrazione evito di commentare le iniziative della politica locale, a meno che (come fu per l’ipotizzato concerto di Povia) non interessino questioni che si allargano alle vicende nazionali.

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Si vota e tutti si ricordano dei ragazzi. E certo: sono milioni e - potenzialmente - votano. Perché i voti servono. Sì ma non a loro. A loro si promette la mancetta di diecimila euro: per costruirsi il futuro, dicono. Con diecimila euro.

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Un vecchio proverbio afferma che in guerra e in amore tutto è lecito: si tratta in entrambi i casi di una bugia. Chi mi segue ricorda che ne abbiamo parlato: anche le guerre hanno un limite, un limite definito da trattati, convenzioni, accordi e consuetudini.

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Strapaese fu un movimento culturale e letterario coevo al fascismo, come spiega sinteticamente Wikipedia. Teorizzava la valorizzazione delle province e dei borghi, con la loro cultura, le loro tradizioni, la loro architettura in antitesi alla cultura “cittadina”. Di far crescere questi valori rurali si sarebbe dovuto far carico, appunto, il movimento fascista.

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Devo dirlo in premessa: sto per parlare di qualcosa che non conosco. Ok, è un’abitudine abbastanza diffusa, ma preferisco chiarire subito che queste sono le riflessioni di un osservatore e non di uno studioso e ancora, soprattutto, sono viziate ab origine dall’appartenenza a una generazione che è cresciuta in un differente contesto sociale, quindi mi scuso sin d’ora per qualsiasi imprecisione.


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Quando si fanno parallelismi tra l’accanimento politico e il tifo da stadio il confronto ha un senso reale, se pensiamo che il famigerato “reggimento Azov”, la formazione militare ucraina formata da militanti nazisuprematisti bianchi - ciò che permette a Putin di invocare la lotta ai “neonazisti di Kiev”- è nato da “Setta 82”, un gruppo di ultras del Metalist Kharkiv che si è distinto in combattimento per il suo radicale nazionalismo in chiave antirussa.

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Da alcuni mesi seguo il podcast “Morning”, la rassegna stampa di Francesco Costa, vicedirettore de il Post. Lo ascolto mentre faccio colazione e più sempre che quasi mi trovo a condividere le sue riflessioni. Ma perché lo scrivo? Ok, in parte anche per incuriosire chi ora sta leggendo, ma soprattutto perché mi ha colpito un suo commento riguardo la questione “esami di maturità”.

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Vorrei chiudere l’anno, o aprire il nuovo prima di fare a tutti gli auguri che sia quello della famosa luce alla fine del tunnel, con un argomento che mi sta molto a cuore.
Si tratta di una delle tante, troppe follie della mente umana: la violenza contro gli operatori sanitari.