Der Doppelgänger


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Ero a bordo della MSC Splendida nella sua crociera inaugurale dopo il lockdown imposto dalla pandemia. Voglio condividere questa esperienza, perché sono tante le suggestioni che ho riportato con me, a parte la piacevolezza del viaggio e la bellezza dei luoghi visitati. Intanto, le misure di sicurezza, un rigido protocollo sanitario a cui ogni passeggero è stato sottoposto e al quale ci si doveva adeguare per tutta la durata della crociera, già dalla prenotazione.

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Eppure no caro Albert, non sempre è tutto relativo. La cultura per esempio, le regole sociali, il concetto di vero o falso e di giusto o sbagliato: cosa pensiamo del relativismo culturale? Cosa ne sappiamo, tanto per cominciare? È il bene o il male?

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Oppure se preferite, mettiamola diversamente: chi ha paura del lupo cattivo?
Sicuramente non racconto nulla di nuovo ricordando che il titolo del famoso dramma teatrale dell’americano Edward Albee nasce da un gioco di parole tra la celebre canzone “Who’s afraid of the big bad wolf”, sì, proprio quella del “siam tra piccoli porcellin…” e il personaggio di Virginia Wolf, la grande scrittrice inglese paladina dei diritti della donna, morta suicida a causa di una grave depressione.

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Allora, eccoci di nuovo qua come si era detto – se ricordate - per chiudere il cerchio sul tema delle leggi di guerra. Le cronache di questi giorni stimolano una riflessione sempre più approfondita sui limiti della guerra e certo, tutti noi (almeno spero) siamo “contro” la guerra.

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Per gli appassionati di sci-fi è il titolo di un episodio di Deep Space Nine, per gli altri un celebre motto tratto dal “Pro Milone” di Cicerone: "tacciono infatti le leggi in tempo di guerra".


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Avevamo parlato della libertà di espressione, se siete d’accordo vorrei restare ancora un po’ da quelle parti ragionando sul concetto stesso di libertà: giusto alcune pillole, qualche suggestione, una riflessione condivisa, un po’ di interrogativi.

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Rubrica a cura di Renato Pizzi. Inizio con questo articolo una collaborazione con Vivere Senigallia e ringrazio Michele Pinto, che mi ha voluto concedere uno spazio dove buttare giù qualche riflessione, per condividerla e magari discuterla con chi ne abbia voglia. Il titolo di questo piccolo spazio mi riporta al nickname che utilizzai nell’affacciarmi ai primi, primitivi social della rete.