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Der Doppelgänger: liberi liberi siamo noi

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da Renato Pizzi


Il problema del 25 aprile è che poi arriva il 26. E si parla d’altro, come si era fatto fino alla settimana prima. Se si affronta il tema di cosa significhi oggi celebrare il 25 aprile, si aprono innumerevoli temi e suggestioni. Qui voglio proporre una riflessione su un aspetto che mi pare però degno di nota.

Dicono: se non sei antifascista sei fascista. Di base sono ovviamente d’accordo, ma non è questo il punto. Troppo facile. Sgombriamo il campo da ogni dubbio: per l’Italia il fascismo è stato il male. Che in vent’anni abbia prosciugato qualche palude e costruito le littorine mi pare francamente un po’ poco per assolvere un regime che si è macchiato di crimini politici - stiamo ricordando l’esecuzione del segretario socialista Matteotti - ha conculcato le normali libertà civili, ha perseguitato gli oppositori, ha perseguito politiche imperialiste, ha stretto un patto di sangue col nazismo, ha trascinato l’Italia in una guerra che ha provocato morti, dolore, distruzione e il cui ‘duce’ fu catturato mentre tentava di scappare in Svizzera camuffato da fantaccino tedesco.

Detto questo, l’Italia con il suo passato fascista non ha mai voluto fare i conti. Ricordiamo la famosa battuta di Churchill: “ieri in Italia c’erano quaranta milioni di fascisti, oggi quaranta milioni di antifascisti ma non sapevo che gli italiani fossero ottanta milioni.” A Norimberga nessun italiano è stato processato per crimini di guerra, abbastanza singolare. Ancora più singolare che nel 1994, quasi cinquant’anni dopo e con i responsabili ormai morti o moribondi, si sia scoperto in una cantina dei palazzi romani, un armadio nel quale erano contenuti 695 dossier e un registro con 2.274 notizie di reato raccolte dalla Procura generale del Tribunale supremo militare, relative a crimini di guerra commessi dalle truppe nazifasciste in Italia dal 1943 al 1945. Non se ne era fatto niente perché l’armadio - dissero - era girato verso il muro. Oltre al danno anche le beffe (l’associo sempre alla famosa seduta spiritica di Prodi e del nome ‘gradoli’ che ne era uscito, durante il rapimento Moro). Tutte le inchieste successive finirono sostanzialmente in nulla.

Dopo la Liberazione si pronunciarono, è vero, delle sentenze anche di morte, ma resta il dubbio che per lo più fossero regolamenti di conti. Non sorprende poi molto che sia stato proprio Togliatti, ministro di Grazia e Giustizia nel governo De Gasperi, a promulgare già nel 1946 una amnistia che mandò liberi e spesso di nuovo in posti di responsabilità migliaia di fascisti, molto probabilmente responsabili anche di efferati delitti. Non lo sapremo mai. Non interessava più, nemmeno ai comunisti. L’ ipocrita ‘pacificazione nazionale’.

In mancanza di una presa di coscienza politica, culturale e sociale, il fascismo è stato solo nascosto sotto il tappeto e utilizzato come feticcio da una parte e dall’altra, per opposti opportunismi. Cosa sia stato l’8 settembre, cosa abbiano significato la guerra civile e il valore della guerra partigiana: quanti tabù mai infranti. A differenza della Germania, che malgrado dopo l’unificazione abbia visto crescere movimenti neonazi soprattutto ad est dove la democrazia non l’avevano mai conosciuta, sul suo passato nazista non hai mai steso ‘veli pietosi’ e dove se alzi il braccio teso un poliziotto ti carica sul cellulare e ti porta in Commissariato. Con questi presupposti la festa della Liberazione, che dovrebbe essere un giorno sacro per la Patria e per cui tanti hanno dato la vita, celebra una liberazione dimezzata. E questo forse non dispiace poi troppo a parecchi.



Questo è un articolo pubblicato il 24-04-2024 alle 19:11 sul giornale del 26 aprile 2024 - 878 letture






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