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comunicato stampa

Montemarciano: le sculture di Carlo Novella per la Cappella Marotti del Cimitero

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da Attilio Coltorti


Due sono i grandi rilievi plastici che rendono omaggio alla Famiglia Marotti. Il primo, il più antico, firmato da Carlo Novella e datato 1887, di chiara ispirazione neoclassica, con una giovane donna che si abbandona sul sarcofago nel tipico atteggiamento della dolente, è dedicato alla memoria di Luigi e Antonia Marotti, i genitori di Giambattista, colui che commissionerà e finanzierà l’intero apparato scultoreo della Cappella.

L’altro rilievo, quello che sormonta la tomba dell’Ing. Giambattista Marotti, firmato anch’esso da C. Novella e risalente ai primissimi anni del novecento, il più significativo e complesso dal punto di vista realizzativo, e che costituisce un unicum nel panorama della scultura funeraria nelle Marche, è una sorta di autocelebrazione di sé, delle sue imprese ingegneristiche e dei propri successi professionali.

E proprio su quest’ultima opera vogliamo soffermarci.

Quando l’arte dell’Ottocento, libera da committenze, metteva in scena soggetti o tematiche relative al lavoro, il realismo che la caratterizzava diventava inesorabilmente pietoso, umanitario, sociale o socialista. L’alto rilievo monumentale che sovrasta la Tomba di Giambattista Marotti nel cimitero di Montemarciano, invece, differisce dagli esempi di cui abbiamo detto per diversi motivi. Innanzi tutto perché è un’opera realizzata su commissione. L’ing. Marotti, infatti, chiese al suo amico, lo scultore romano Carlo Novella, di rappresentare idealmente un momento che rievocasse sinteticamente le sue imprese ingegneristiche più importanti e impegnative, quelle relative alla costruzione di gallerie ferroviarie. Dobbiamo ricordare che l’Ing. Giambattista Marotti (Montignano 1834 – Roma 1908), prima di dedicarsi al settore dell’edilizia, settore che gli fu particolarmente redditizio, fu attivo nel campo delle costruzioni ferroviarie, collaborando alla realizzazione di gallerie sulle tratte delle linee Bologna – Ancona e Ancona – Roma. Ottenendo anche la direzione dei lavori della linea ligure fra Sanremo e il confine con la Francia, alcuni mandati dalle Ferrovie Sarde, la direzione di un segmento della linea Potenza – Eboli e l’incarico per il progetto di due ferrovie economiche per le miniere carbonifere di Volterra e del senese. Un altro motivo di novità risiede nel fatto che l’opera, ad esclusione del protagonista rappresentato in piedi e per intero mentre indica orgogliosamente con la mano destra il frutto del suo ingegno: una galleria ferroviaria da cui sbuca una locomotiva e della figura allegorica dell’Ingegneria seduta sul sepolcro, ci si presenta come una veristica illustrazione d’insieme pervasa di libertà dinamica; in cui i lavoratori, figure ben modellate e vive, sono impegnati nelle loro diverse mansioni. Presenze, in alcuni casi, meste e riflessive, ma intente a svolgere la propria attività con dignità, impegno e sacrificio, nella consapevolezza di essere parte attiva in quel processo di sviluppo che investe il Paese nei primissimi anni del novecento.

Evidenti sono pure alcuni comprensibili limiti in alcune parti del modellato. Difficoltà o indecisioni nella definizione prospettica dello spazio, per esempio, e nelle figure non sempre proporzionate tra loro. E poi quell’alternare al verismo oggettivo, così preciso nella descrizione degli arnesi degli operai, degli strumenti di misurazione dell’ingegnere e degli altri oggetti attinenti alla personificazione dell’Arte del Costruire, un verismo plastico, quello che caratterizza i diversi protagonisti, fin troppo finito e levigato. Con una nota di ingenuità quasi popolare nella raffigurazione dell’uomo in torsione in alto sulla destra. Aspetti questi ultimi che, alla luce della modernità, non compromettono la validità e l’efficacia dell’opera.

Nei pochi lavori che conosciamo di Carlo Novella, esperto e valido modellatore, ha sempre prevalso la figura umana singola, scolpita per intero o a mezzo busto. Come risulta da alcune opere da lui presentate a Torino nell’Esposizione del 1880. Dunque, doversi cimentare in un altorilievo marmoreo di notevoli dimensioni, così ricco di persone operanti, dinamiche e riunite in un unico gruppo, deve essere stata per lo scultore un’impresa molto impegnativa e di non facile soluzione…, per quanto gratificante per sé e per la sua attività.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-04-2024 alle 11:27 sul giornale del 20 aprile 2024 - 168 letture






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