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La finestra sul cortile: Pezzettino dopo pezzettino

3' di lettura
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da Renato Pizzi


centro storico senigallia

La chiusura della pasticceria “Sestilio” ha colpito con dispiacere un po’ tutti. Personalmente cercavo sempre di fermarmi a colazione nei bar che offrissero il suo cornetto alla confettura di mele.

Un altro pezzo di Senigallia come la conoscevamo, che sparisce. Tutto cambia, tutto si trasforma ma resta in qualche modo sé stesso. Quando Eraclito osservava ‘panta rei’ intendeva ricordarci che il fiume scorre, l’acqua in cui ti immergi non è la stessa la seconda volta, ma il fiume rimane sempre un fiume, giacché scorrere è la sua natura.

Ma è così anche per una città? Quanto è cambiata Senigallia negli ultimi dieci, venti, cinquant’anni? Sono oramai anch’io in quella fase della vita in cui posso dire ‘vedi, qui una volta era tutta campagna’: i miei nonni abitavano in via Bari e dietro c’erano campi di grano.

Ma cosa rende una città sempre quella città pur cambiando la sua fisionomia? In che modo, come un fiume, cambia ma resta sostanzialmente la stessa? Non so se un architetto potrebbe essere d’accordo, ma sono abbastanza sicuro della mia sensazione: la sua essenza, la sua vocazione, il suo evolvere secondo un progetto coerente alla sua storia, l’appartenere ai cittadini, essere il contenitore di una collettività nel quale la collettività si riconosce e si ritrova.

Ma noi ci ritroviamo ancora, in questa città che giorno dopo giorno perde un pezzettino della sua essenza - oggi le paste di Sestilio – e lo sostituisce con qualcosa di estraneo, qualcosa che non le appartiene?

Era giusto considerare le casette lungo il porto semplicemente come dei ruderi su cui costruire appartamenti sciccosi per indigeni e turisti danarosi? O non sarebbe stato meglio riannodare il filo storico di quella zona e recuperare una destinazione che salvaguardasse lo spirito del porto, che è sempre stato parte importante della città? Il porto che da centro di vita, di lavoro, di cultura, di odori, di attività, diventa un panorama da valorizzare sui rogiti fa parte della città che cambia ma resta sé stessa o di una città che da soggetto diventa oggetto?

Capisco un imprenditore: fa il suo mestiere; capisco meno la politica che abdica al ruolo che le compete e per politica non intendo solo le amministrazioni che si sono alternate nel tempo (ho citato il porto - avrei potuto parlare delle torri alle ex colonie Enel - solo per un riferimento attuale, che dalle Piramidi in poi di esempi ne abbiamo a volontà) ma intendo la voglia di tutti noi di pensare a quale città vorremmo, a quale futuro - economico, sociale, architettonico - vorremmo per la città nostra e di chi verrà dopo.

E invece, pezzettino dopo pezzettino, perdiamo la nostra città e con lei le nostre radici. Che stavano nelle casette al porto come nelle paste di Sestilio, che erano prima quelle di Roccati e che prima ancora…



centro storico senigallia

Questo è un articolo pubblicato il 19-02-2024 alle 09:43 sul giornale del 20 febbraio 2024 - 1322 letture






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