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Der Doppelgänger: apologia di Sanremo

3' di lettura
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da Renato Pizzi


Io vengo a seppellire Sanremo, non a lodarlo. Anche se Sanremo è quanto di più italiano esista e riesca - quasi più dei mondiali di calcio - a riunire gli italiani intorno a un simbolo condiviso.

Ecco, sulla musica resterei ancora un po’ nella similitudine col calcio. C’è quello amatoriale del giovedì tra amici, quello dei tornei aziendali, quello dei campionati locali e nazionali, poi ci sono la Champion's e la Coppa del Mondo.

Ma il campo è sempre quello, le regole sono sempre quelle, si gioca sempre in undici.

Per la musica è lo stesso: le note sono sempre le stesse e lo stesso il pentagramma. Io sono magari del parere che il rock sia la UCL e il pop l’ Europa League con in mezzo tanti altri generi/campionati, ma sono punti di vista. Il rock sono le posate d’argento alla cena di gala, Sanremo quelle di plastica al pic-nic. La musica di Sanremo è fast food, materiale di consumo. Lo sanno loro e lo sappiamo noi. Non è fatta per durare, che tra un anno esce la collezione nuova, tanto che se poi un motivo sopravvive alla stagione restiamo sorpresi come di un frullatore cinese che sopravvive alla garanzia. Che senso avrebbe d’altronde un Venditti a Sanremo? Al limite ci va come ospite: lui si promuove e lo show aggiunge un gadget all’offerta. Perché qui mi parrebbe anche giusto ricordare che pure Cocciante o Vecchioni hanno produttori, agenti e case discografiche, non scendono candidi e ingenui dal paradiso degli artisti.

Che senso ha, in ultima analisi, criticare Sanremo per il livello musicale o per lo spessore dei contenuti? Che c’entra Sanremo con la musica?

Sanremo è geniale proprio perché ha creato uno strumento di marketing commerciale e lo vende come se sia esso stesso un prodotto.

Un po’ simile a Ikea, dove la gente va come se si tratti di una scampagnata, già gratificata di girare per gli stand pure se torna a casa con lo scolapasta, cosa che non le passerebbe per la testa di fare alla Lidl, per dire. Sanremo è un grande magazzino sotto forma di luna park, dove infatti si può esporre un divano in mezzo agli spettatori senza nemmeno bisogno di citare il produttore. Tutto è in vendita, ma come da Ikea possiamo stenderci sui letti e saltare sui divani, qui non possiamo solo ascoltare, qui possiamo anche votare. Siamo la gente da casa, il meraviglioso pubblico. Non serve a niente, tuttavia facciamo le tre di notte per sapere chi abbiamo votato. Poi chi fa soldi lo decidono radio, piattaforme e produttori. Ma noi siamo stati all’Ikea per una settimana intera.

Il nostro dividerci sulle classifiche oppure al contrario creare gruppi d’ascolto, lo scandalizzarsi per ospitate imbarazzanti o il commuoverci per il vecchio cantautore che passa il testimone al giovane ragazzo, ogni singolo aspetto, ogni minimo dettaglio è studiato per portarci là dove vuole la produzione. Divisi e litigiosi, colti o tamarri, ma alla fine in realtà tutti uniti e tutti affezionati clienti della casa. Sanremo è un capolavoro, anche se ero venuto per seppellirlo e non per lodarlo.



Questo è un articolo pubblicato il 11-02-2024 alle 15:41 sul giornale del 12 febbraio 2024 - 1198 letture






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