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Alle Olimpiadi e in Eurolega di pallacanestro passando per Senigallia, Matteo Panichi: ‘’Ho bellissimi ricordi di Senigallia e della Goldengas, sogno un’altra Olimpiade da preparatore atletico’’

8' di lettura Senigallia 21/01/2023 - Vivere Senigallia prosegue gli incontri con i protagonisti del mondo sportivo. In quest’occasione abbiamo incontrato Matteo Panichi, attuale preparatore atletico della Nazionale italiana di pallacanestro e della Virtus Segafredo Bologna, verso la metà degli anni 2000 ha giocato nella Goldengas Senigallia in serie B d’eccellenza, oltre altre squadre, anche in serie A, negli anni precedenti. Ci racconta la sua storia e i suoi obiettivi per il futuro.

Quando e come nasce la tua passione per la pallacanestro?

Nasce molto presto, avevo 6 anni e avevo già provato diversi sport, poi un mio vicino di casa mi disse che lui giocava a pallacanestro ed era divertente, allora andai a provare e mi piacque immediatamente! Da li, mi trovavo a Firenze, dove ho svolto il settore giovanile ed ero un appassionato: andavo a vedere la prima squadra in serie A e poi feci un provino per la allora Scavolini Pesaro e la pallacanestro diventò una cosa sempre più importante, in seguito nacque la mia carriera da giocatore e poi da allenatore. L’amore per questo sport nasce allora, nei lontani anni verso la fine del ’70.

Qual è l’episodio più bello legato a questa disciplina che ricordi con maggior piacere e ti piacerebbe raccontarci?

Ci sono tanti episodi belli, anche mille episodi belli legati a questa disciplina, mi verrebbe da dire quando ero piccolo per le prime partite ufficiali giocate, ho ottimi ricordi, oppure sempre a livello giovanile la prima volta che ho fatto una schiacciata fu un’emozione indimenticabile, i campionati giovanili, ma anche a Bologna l’Eurolega, anche se non vissuta da protagonista, con la vittoria dello scudetto. Ricordi legati anche a mio figlio che gioca a pallacanestro, quindi l’emozione di vederlo giocare dopo che tu sei stato giocatore è un altro ricordo bellissimo, però se proprio devo sceglierne uno su tutti sono le Olimpiadi di Tokyo 2020 (2021), devo dirti la verità. Le Olimpiadi sono state un sogno che sognavo di poter vivere in un giorno o in un altro, però era realmente un sogno, ovvero una cosa che ti piacerebbe fare ma sai che è molto, molto improbabile se non impossibile farla. Non l’ho fatta da giocatore, ma da preparatore, ma è stato lo stesso una cosa che ricorderò per sempre.

Che giudizio daresti all’EuroBasket 2022 giocato lo scorso anno dall’Italia. La quale si è arresa soltanto ai quarti di finale contro una favorita Francia dopo un supplementare. Sei soddisfatto della prestazione dei ragazzi nell’arco della competizione giocata? Come vedi la squadra in futuro?

Anche di questa competizione ho un ottimo ricordo, personalmente sono soddisfatto di quello che abbiamo fatto come squadra e come staff sotto molti punti di vista, sicuramente dal punto di vista del risultato, è un buon risultato, siamo però consci di essere arrivati veramente a un passo da un risultato leggendario, perché in un EuroBasket così difficile, con squadre di questo livello, arrivare a quel punto, ai quarti di finale contro la Francia, perdere in quel modo lottando fino alla fine, capisci che hai sfiorato qualcosa di grande. Purtroppo rimane l’amaro in bocca, perché nonostante abbia fatto benissimo, vai via senza avere nulla in mano, nonostante eravamo veramente tanto vicini ad un bel risultato. Comunque il bilancio è positivo, l’esperienza è stata stupenda, lo staff molto affiatato, coach Pozzecco ha dato un’iniezione di energia fortissima e i ragazzi son stati strepitosi durante tutto il periodo, dal raduno al Campionato, e si è creato un clima veramente tanto bello. Quando le cose vanno bene siamo sempre tutti uniti e diciamo che è una squadra fantastica, che vanno tutti d’accordo e che siamo tutti amici… ecco, questa volta era veramente così. Poche volte ho vissuto un clima di tanta energia positiva e coesione come con questa squadra e questi ragazzi, in realtà è lo stesso gruppo o quasi della stagione precedente, delle Olimpiadi e quindi viene già da là il germe di questa squadra. Per il futuro sicuramente riconfermarsi a questi livelli sarà molto difficile, però è l’obiettivo che abbiamo, la squadra ha dimostrato appunto grandi potenzialità nonostante la competizione sia di altissimo livello; poi adesso vediamo come riusciremo ad andare avanti, magari inserendo nuovi giovani giocatori che sono pronti per fare il salto di qualità. C’è l’incognita di Paolo Banchero che non sapremo se sarà con noi o no. Sarebbe un innesto che cambierebbe radicalmente le cose aggiungendo grande qualità alla squadra, il giudizio della squadra dipende anche da quello. Ciò nonostante il gruppo è un gruppo di quelli che amplifica il valore dei singoli, quindi ci si può aspettare ancora di fare molto bene, nonostante la concorrenza in campo internazionale è pazzesca e il livello è veramente molto alto.

Ormai da diversi anni sei il preparatore atletico della nazionale italiana maschile e femminile di pallacanestro e dalla stagione 2021/2022 anche della Virtus Bologna, oltre altre importanti esperienze, che giudizio daresti alla tua carriera post-giocatore al momento? Quanta la gratificazione per i traguardi ottenuti?

Riguardo al giudizio sulla mia carriera post-giocatore, devo dirti che sono molto contento, sono molto soddisfatto e orgoglioso di quello che ho fatto perché alla fine dico sempre “io ho fatto un po’ il percorso inverso’’, di solito si fa prima la teoria e poi la pratica; io ho fatto prima la pratica facendo tantissimi anni da giocatore e quindi ho provato sulla pelle tante metodologie di allenamento sia di basket che di preparazione fisica, son sempre stato molto vicino ai miei preparatori, son stato un giocatore attento all’aspetto fisico. In seguito mi sono occupato degli studi, perché una volta che stavo finendo di giocare ho scelto di rimettermi a studiare e di finire Scienze motorie, far la specializzazione e un sacco di master, quindi a distanza di anni trovarmi ad allenare la Nazionale, essere anche in un Club di Eurolega, ho avuto cattedra all’Università, devo dirti che sicuramente è una cosa che mi gratifica perché, non ti nascondo che ho dovuto faticare: studiavo quando ancora giocavo quindi dovevo sacrificare le ore di riposo per lo studio per andare all’Università, per far le cose pratiche, poi ho iniziato mentre giocavo, proprio a Senigallia, ad allenare il settore giovanile della VL Pesaro allora Scavolini Spar, quindi allenavo, poi salivo in macchina, andavo ad allenarmi, tornavo la sera tardi, quindi è stato molto faticoso. Nei primi anni ho fatto i settori giovanili, ho cercato di fare un po’ tutto, per far esperienza, non mi è stato regalato niente e sono soddisfatto di essere riuscito a conquistare un posto in questo nuovo ruolo, dopo quello di giocatore.

Che ricordi hai dei tuoi quattro anni da giocatore vissuti alla Goldengas Senigallia? Come ti sei trovato nella nostra città?

Degli anni a Senigallia ho un ricordo eccezionale, sono stati anni molto, molto belli, molto intensi, molto divertenti e per le potenzialità che avevamo, abbiamo vissuto campionati buoni, abbiamo fatto promozioni, abbiamo raggiunto la salvezza quando ci dovevamo salvare, abbiamo fatto una B1 di altissimo livello e allora era veramente la B1 di un livello clamoroso. C’era la Scavolini di Carlton Myers, di Podestà, di Vecchi, Morri, quella squadra li, c’era la Soresina Cremona che aveva dei giocatori pazzeschi, il livello era veramente alto e noi come una squadra di seconda fascia ci siamo tolti delle belle soddisfazioni. C’era un clima molto, molto positivo, familiare, favorevole, la gente ci stava molto vicino, anche i dirigenti, gli allenatori e chi lavorava li, era un clima veramente in cui era bello stare e c’era un bel senso di appartenenza. Di Senigallia ho ricordi molto, molto belli e lì ho sempre un ottimo ricordo della città, del club, della squadra e dei compagni di squadra.

Obiettivi e ambizioni per il futuro?

Sicuramente continuare a crescere professionalmente, quindi a cercare di fare sempre meglio quello che faccio e mi piacerebbe consolidarmi con il club in Eurolega e diventare una realtà in questa competizione. Con la Nazionale non ti nascondo che c’è un nuovo sogno, o meglio, un obiettivo: le Olimpiadi di Parigi, mi piacerebbe veramente andare di nuovo alle Olimpiadi, perché come detto prima è stata un’esperienza clamorosa nonostante ci fosse il Covid e quindi anche le restrizioni e mi piacerebbe godendomela appieno, senza restrizioni per vivere di nuovo quelle emozioni fortissime che solo un evento del genere ti dà: l’ambizione più grande è poter essere lì.








Questa è un'intervista pubblicata il 21-01-2023 alle 14:26 sul giornale del 23 gennaio 2023 - 442 letture

In questo articolo si parla di sport, intervista, edoardo diamantini

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