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Der Doppelgänger. Non POSsumus

3' di lettura
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da Renato Pizzi


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Da quando ho iniziato a pensare di scrivere qualcosa sulla questione del Pos e del suo utilizzo, ogni giorno mi dicevo ‘ma no dai, sta diventando un argomento superato, tra poco non interesserà più nessuno’. A quanto pare mi sbagliavo, la discussione va incredibilmente avanti e non accenna a trovare soluzione.

Non so come la pensiate voi naturalmente, ma vedo diversi livelli di lettura: quello sociale, quello politico, quello economico che sembrano non voler dialogare nel tentativo di trovare una sintesi. Mi domando, come credo facciano in molti: ma davvero non abbiamo altro cui pensare?

Come milioni di persone, nella mia vita professionale ho utilizzato massivamente il pos, quindi ne conosco vizi e virtù, costi e benefici. Aggiungo che anche nella mia attività di volontariato ho potuto constatare che spesso persone con ridotte abilità, riescono a gestire le loro transazioni proprio perché possono usare un mezzo elettronico. Personalmente lo uso in via prevalente: se devo pagare il caffè uso le monete, se offro la colazione a un paio di amici uso il bancomat. Ma detto questo, seguo il dibattito sui social o in tv e continuo a stupirmi per come così in tanti non si facciano remore a manifestare la propria ignoranza o la propria faziosità; in certi casi il combinato disposto di entrambe. Sarà una coincidenza ma chi è ‘no’ qualcosa, si ritrova sempre insieme in queste eroiche battaglie. Peggio mi sento quando a sostenere certe tendenze sono poi personaggi politici anche di importante ruolo istituzionale (suffragium non olet).

Dice: eh ma le commissioni sulle piccole spese. Bene. Ieri ho pagato online alle Poste il rinnovo annuale della mia Pec: 10,80 euro iva compresa. Costo tra commissioni postali e bancarie 2,80 euro, quasi il trenta percento del mio debito. Ecco questo magari mi inquieta un po’ di più, perché facendo tutto da solo ho evitato agli istituti suddetti un po’ di lavoro e sarebbe giusto attendersi almeno di dividere le spese a metà. Ma tant’è, la commissione per la transazione Pos è mediamente del 1%, dunque sul famoso caffè che pare sia il grande motivo del contendere, stiamo intorno a 0,014 euro. Un centesimo e mezzo scarso. Dice: eh, ma la pagasse il cliente, se vuole la comodità! Ok, devo pagare il caffè 1,31 centesimi invece di 1,30? D’accordo, se un imprenditore ritiene che questa sia una lungimirante politica commerciale, si accomodi. Però mi spiegherà perché non mi chiede di pagargli anche una quota dell’affitto, delle utenze, degli stipendi; non me lo chiede perché sono già compresi nel costo del caffè e se il commerciante decide di voler vendere caffè ha valutato il suo costo marginale e lo ha considerato accettabile. E questo costo marginale salta per 1 centesimo? Parliamone. Dice: eh, ma ci sono anche il canone, il costo della macchinetta! Bene, ma quelli li pagherebbe comunque, tanto meglio sfruttarlo allora questo pos e poi insomma, abbiamo visto in mille servizi quali istituti offrono le condizioni ottimali.

Dice: la libertà. No, per favore, passiamo oltre. Nessuno ha mai sostenuto l’obbligo di pagare ‘solo’ col pos, ma il diritto di pagare ‘anche’ col pos. Vedete che è una bella differenza. E allora perché devo sentire un politico come il ministro Tajani, sostenere in tv che eh, ma la vecchietta abituata a usare le monete, cosa volete farle usare il pos? Infatti, non l’ha mai detto nessuno e lui lo sa bene. Non le fa onore, onorevole.

Dice: il nero. E qui ognuno di noi conosce già la risposta. Non possumus.



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Questo è un articolo pubblicato il 13-12-2022 alle 07:40 sul giornale del 14 dicembre 2022 - 600 letture






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