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Festival Epicureo 2022, Arianna Fermani: “È quanto più urgente tornare a riscoprire la morale degli antichi”

4' di lettura Senigallia 19/07/2022 - “La via della felicità passa per la virtù o per il piacere” è il titolo del dibattito a cui prenderà parte Arianna Fermani, professoressa di Storia della Filosofia Antica all’Università di Macerata. Il dibattito andrà ad analizzare e confrontare il pensiero di Aristotele e quello di Epicuro, cercando risposte a cosa sia la felicità. L’evento è inserito all’interno del Festival Epicureo di Senigallia ed è previsto per il prossimo sabato 23 luglio alle 21.30 sul palco di Piazza Garibaldi.

Ha lavorato molto sulle traduzioni delle Etiche di Aristotele, pubblicate da Bompiani. Perché ancora oggi è importante continuare a tradurre e riscoprire l’etica aristotelica?

"Perché siamo gli stessi uomini e le stesse donne di 2500 anni fa e perché le parole degli antichi, soprattutto sul terreno etico, sono eterne, hanno sempre qualcosa da dirci ed è importante -e, anzi, più che mai urgente- tornare ogni volta a riscoprirle. Per dirla con Nietzsche: proprio perché sono partito da lontano– dico dai Greci – ho fatto un balzo più lontano degli altri. Ecco perché ogni volta che torno a rileggere Aristotele, e soprattutto le Etiche, scopro meglio e da una diversa prospettiva me stessa, trovando risposte a domande che mi portavo dentro da sempre. E questo credo che valga per chiunque si avvicini ai classici, ovvero a coloro che, per costituzione ed essenza, sono "perenni". In questo senso si può anche dire che gli antichi non solo, con le loro riflessioni, parlano A noi, ma che essi, in modo più radicale, parlano di noi."


Nel 2006 ha pubblicato un libro dal titolo “Vita felice umana: in dialogo con Platone e Aristotele”; in questa rassegna parleremo dell’ottimismo di Epicuro. Che cos’era la felicità per gli antichi?

"Noi traduciamo con felicità il termine greco eudaimonia. In realtà sarebbe meglio tradurlo con "fioritura dell'umano", perché il termine felicità è riduttivo e/o non rende pienamente ciò che i greci pensavano quando pronunciavano questa parola. L'eudaimonia indica una vita pienamente espansa, completamente lievitata, totalmente "attuata". La vita felice, in questo senso, può essere intesa come una vita perfettamente realizzata e che, insieme, ci realizza, ovvero come qualcosa di bello a vedersi, come un capolavoro, che però ci appaga anche soggettivamente. Ecco perché la felicità, che per essere realizzata ha bisogno di molti "ingredienti", non può mancare del piacere, ovvero di quella dimensione ineludibile, anche all'interno della filosofia epicurea."


Il suo intervento al Festival Epicureo 2022 sarà insieme al professore Emidio Spinelli: un dibattito tra Aristotele ed Epicuro. Ci può accennare qualcosa?

"Per rispondere a questa domanda, non posso non partire dall'ultima questione accennata poco fa: l'intreccio fra felicità e piacere. In entrambi i filosofi infatti esso costituisce, come è evidente, uno snodo cruciale, ma, per così dire, Epicuro e Aristotele lo affrontano con "accentuazioni" e con "sguardi" diversi. Nel solco di questa feconda concordia discors, lungo il quale si muoverà il nostto dibattito, credo che a entrambi i filosofi possa essere applicata una affermazione che amo spesso citare nelle mie lezioni e che mostra la straordinaria ricchezza e l'assoluta fedeltà all'umano dei filosofi greci, per i quali, come è stato detto: «Si tratta di esercitare la sapienza e la giustizia come uomini che hanno una famiglia, che trovano piacere nel cibo e nel buon vino, che sanno ridere e far ridere, che amano la bellezza e tutto ciò che è umano» (J. Vanier, Il sapore della felicità)."


È la sua prima volta al Festival Epicureo di Senigallia: cosa l’ha spinta ad accettare questo invito?

"Mi ha spinta la convinzione che la filosofia debba parlare a tutti, che si debba tornare a discutere nelle piazze, come ai tempi degli antichi, e che questa disciplina non debba essere praticata esclusivamente entro le mura dell'accademia. Certo, si tratta di mirare un livello alto, coniugando il più possibile rigore e divulgazione. Questa sfida e questo modello, che hanno, ancora una volta, radici antiche - visto che i greci, con la filosofia, avevano l'urgenza di rispondere alle domande più importanti e ai problemi più impellenti dell'esistenza e visto che, in questa ricerca ardente e incessante, essi volevano a tutti i costi "farsi capire" - mi hanno facilmente "se-dotta", nel senso etimologico del termine. Alla condivisione del progetto si aggiungono, poi, il desiderio e il piacere del "syn-philosophein" (far filosofia insieme) e di discutere piacevolmente con amici e colleghi, sfruttando in modo bello, gustoso e saporito il tempo libero (scholé/otium) del riposo estivo."








Questa è un'intervista pubblicata il 19-07-2022 alle 10:00 sul giornale del 20 luglio 2022 - 202 letture

In questo articolo si parla di cultura, filosofia, intervista, epicuro, festival epicureo, Giulia Ariti, Fare il domani migliore dell'oggi

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