statistiche accessi

Festival Epicureo, Francesco Verde: “Spesso le cose inutili ci forniscono adeguata preparazione”

Francesco Verde 4' di lettura Senigallia 18/07/2022 - Il progresso sarà il nucleo fondamentale dell’intervento di Francesco Verde, professore di Storia della Filosofia Antica all’Università La Sapienza di Roma “Natura e progresso in Lucrezio”. La discussione avverrà sul palco di Piazza Garibaldi a Senigallia, all’interno del primo giorno del Festival Epicureo: giovedì 21 luglio alle 21.30.

Oltre ad essere un profondo conoscitore del mondo classico, si è occupato anche di studiare la matematica della Grecia antica. In passato, molti filosofi erano anche matematici, o fisici. Qual è il nesso tra le due componenti?

"La domanda è molto complessa e forse è difficile rispondere in estrema sintesi. Non c'è dubbio che il rapporto di filosofia e scienza fosse assai stretto nel pensiero antico. Tuttavia credo occorra essere cauti nel considerare questo rapporto in termini di identità. Nella filosofia antica, infatti, vi erano, da un lato, matematici e, dall'altro, filosofi che utilizzavano la matematica. Si pensi, per esempio, ai primi due scolarchi dell'Academia platonica, Speusippo e Senocrate che non si possono dire strettamente matematici ma che usarono moltissimo la matematica nella loro filosofia. In Teofrasto e in Posidonio, per citare altri filosofi di grande rilievo storico e teorico, era ben chiaro che il compito del filosofo della natura fosse ben diverso da quello dello "scienziato". Una lampante e ulteriore prova di ciò è fornita proprio dal nostro Epicuro che, nel libro XI del suo "Peri physeos", polemizzava, da una prospettiva eminentemente filosofica, contro gli "organa" ossia le strumentazioni astronomiche utilizzate probabilmente dagli scienziati di Cizico (che si rifacevano al magistero di Eudosso)."


Riprendendo un titolo di un volume da Lei scritto nel 2018: a cosa serve oggi fare storia della filosofia?

“Un'altra domanda difficile. Il problema della storia della filosofia e della sua utilità è una questione enorme che mi impegna intellettualmente da anni. Forse è perfino sbagliato definire utile lo studio della storia della filosofia: spesso sono le cose che consideriamo inutili a fornire una più adeguata formazione. In ogni caso, secondo me il senso della storia della filosofia risiede nel rispetto che lo storico deve avere per il testo che ha di fronte a sé. Esaminare un testo con i propri pregiudizi è qualcosa di estremamente violento; rispettarlo è, invece, l'atteggiamento migliore, secondo me, per capirne, per quanto possibile, la sua essenza e il contesto storico che lo ha prodotto. Il rispetto di cui parlo per ciò che riguarda l'indagine storica è (o dovrebbe essere) lo stesso che, nella vita quotidiana, ci spinge ad avere riguardo degli altri e a non giudicarli secondo le nostre prospettive e i nostri criteri.”


Il suo intervento al Festival Epicureo 2022 tratta del progresso secondo Lucrezio e Ermarco: ci può accennare qualcosa?

"Ermarco e Lucrezio sono due pensatori fondamentali sul tema del progresso. L'uno, in un testo che proviene dal "De abstinentia" di Porfirio, descrive la genesi del diritto e della legge, l'altro, nel V libro del suo "De rerum natura" si occupa, in versi celeberrimi, della genesi della società. Come sempre, l'Epicureismo è una filosofia dialettica: per un verso, condanna il mito del progresso inteso come deliberato orientamento teleologico della natura magari garantito dal divino, per un altro, il progresso, che è di per sé una necessità naturale, segna delle conquiste importanti per la sussistenza e l'esistenza degli uomini, malgrado il benessere produca non di rado corruzione e negatività tali da inquinare la società e da provocare turbamenti che la filosofia di Epicuro si propone di curare."

È la sua seconda volta al festival Epicureo: perché pensa che sia importante fare divulgazione filosofica, con un focus sull’epicureismo?

"Non credo sia importante ma direi necessario. Gli accademici difficilmente escono dalle varie accademiche di appartenenza per fare divulgazione alta, seria e competente, e questo è un male. Non solo perché oggi la cosiddetta "terza missione" è perfino oggetto di valutazione, ma soprattutto perché la divulgazione è decisiva per far conoscere al grande pubblico materie ostiche come, per esempio, la filosofia. Il focus sull'Epicureismo è di grande interesse ma credo che non sarebbe male aprire ad altre correnti del pensiero antico. Insomma, un festival sulla filosofia antica in Italia è qualcosa che manca e forse proprio Senigallia potrebbe esserne la sede ideale!"








Questa è un'intervista pubblicata il 18-07-2022 alle 09:01 sul giornale del 19 luglio 2022 - 1266 letture

In questo articolo si parla di cultura, filosofia, intervista, epicuro, festival epicureo, Francesco Verde, Giulia Ariti, Fare il domani migliore dell'oggi

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/df16





logoEV