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Festival Epicureo 2022, Lorenzo Franceschini: “L’epicureismo per capire le vere necessità di oggi”

6' di lettura Senigallia 16/07/2022 - Il Festival Epicureo porta anche musica a Senigallia. Nella serata di venerdì 22 luglio, alle 21.30, gli Arbitri Elegantiae si esibiranno in piazza Garibaldi. La band ha composto una canzone dal titolo “Epicurea”, con cui si esibirà per la cittadinanza di Senigallia. Abbiamo intervistato Lorenzo Franceschini, voce chitarra acustica, basso e mandolino nella band.

Cosa l’ha ispirata a scrivere una canzone circa l’epicureismo?

"Abbiamo conosciuto il pensiero di Epicuro alle Superiori. Io, Federico Messersì e Gabriele Ciceroni, fondatori degli Arbitri Elegantiae insieme a Giovanni Frulla, abbiamo frequentato la stessa classe del Liceo Classico di Senigallia. Già sui banchi di scuola, il concetto di atarassia ci conquistò a tal punto che progettammo di aprire, una volta laureati, un’azienda agricola in cui vivere insieme, ognuno con la sua famiglia e con le sue proprietà, ma prevedendo dei momenti di riflessione e di musica in comune; un po’ come accedeva nel giardino epicureo, se non sbaglio.

Quindi, una volta ricevuta la proposta di Michele Pinto di scrivere un brano per il Festival, abbiamo accettato di buon grado, ripensando alle lunghe conversazioni fatte sulla vita e sulla felicità.

Avevamo molto di cui parlare, se pensi che Gabriele Ciceroni, clarinettista del gruppo, è un docente di Filosofia… In più, Giovanni Frulla, il trombettista, ha un Dottorato di Ricerca in Storia e civiltà del Mediterraneo antico. Quanto a me, per assolvere a questo compito, mi sono comprato l’opera omnia di Epicuro; Marco Giulianelli, tastierista del gruppo, ha letto un saggio di John Sellars sull’epicureismo, ed abbiamo ragionato, anche insieme agli altri componenti, su quale aspetto del pensiero del filosofo ci interessasse di più."

Su quale aspetto della dottrina si è concentrato maggiormente, durante la stesura?

"Ci siamo concentrati sul terzo punto di quello che viene chiamato tetrafarmaco, un breve testo molto famoso che riassume il pensiero del maestro: «ciò che è buono è facile da ottenere». Questo concetto si trova espresso nelle Massime capitali raccolte da Diogene Laerzio: «chi conosce i limiti della vita […] non ha affatto bisogno di tendere a cose che comportino lotta» (Massime capitali, XXI).

Alla fine, sembra dirci il filosofo, quello che realmente serve per raggiungere quella forma di serenità che Epicuro identificava con la felicità, è davvero poco: avere un rifugio dove dormire e cibo a sufficienza per sfamarsi.

Troviamo che questa dottrina sia molto utile al giorno d’oggi per relativizzare quelli che pensiamo essere i nostri bisogni: non ci serve poi tanto per vivere bene, e non dobbiamo angosciarci se non abbiamo gli oggetti che desideriamo (o crediamo di desiderare), o se non abbiamo abbastanza followers nei social media. Il ritornello della nostra canzone, infatti, recita: «pensa sempre che/ ciò che ti serve/ è molto poco e/ lo puoi avere/ senza fatica». Questa parola, «fatica», vuole tradurre laparola «lotta» che troviamo nella sentenza di Epicuro che ho citato sopra.

Abbiamo cercato di attualizzare questo pensiero, facendo riferimento al consumismo, che a nostro avviso sarebbe stato stigmatizzato da Epicuro, il quale afferma «la ricchezza che non conosce misura è una grande povertà» (Sentenze vaticane, XXV).

In effetti, il pensiero epicureo, cercando di limitare i piaceri per valorizzarli, va in una direzione diametralmente opposta a quella del consumismo, che, inducendoci a passare da un piacere all’altro, riduce il valore di ogni cosa che possa darci appagamento, condannandoci, di fatto, alla perenne insoddisfazione. In questa prospettiva, questa frase di Epicuro ci sembra illuminante: «non bisogna gustarsi ciò che si ha col desiderio di ciò che non si ha, ma riflettere che anche questo che si possiede faceva già parte dei nostri desideri» (Sentenze vaticane, XXXV).

Da musicista e appassionato: che rapporto può esserci tra musica e filosofia?

"Guarda, è una domanda davvero bella, ma è molto difficile per me darti una risposta. Per questo la giro a Gabriele Ciceroni, che, come dicevo, oltre ad essere musicista è anche docente di Filosofia:

Gabriele Ciceroni: «I greci individuarono nella musica l’armonia, la proporzione, il metron, che per lo spirito greco erano concetti centrali.

La musica era una sorta di scienza del “limite”, e delimitare era per questo popolo l’attività che sola permetteva l’esistenza di forme specifiche. Senza limite avrebbe infatti dominato il kaos, il disordine dell’illimitatezza. Questo lo si può dire nell’ambito di varie arti greche: architettura, scultura, ma anche musica: senza confini e senza partizioni non ci sarebbe infatti nomos, legge.

Se questa idea vale in generale per lo spirito greco, tanto più prende anima in uno dei massimi protagonisti del pensiero greco: Platone. Egli pone proprio la musica al centro della paideia, dell’educazione dei giovani: mentre mette al bando l’arte e la poesia come ‘copie di copie’ del mondo iperuranico, nella Repubblica sostiene che la musica sola rappresenti le vere qualità morali, perché educa i giovani al rythmos, alla misura, alla dinamicità secondo l’ordine, secondo il kosmos; è quindi l’unica arte capace di porre l’uomo in contatto diretto con le realtà superiori. Chi si dedica alla musica si educa pertanto all’ordine, e quindi anche alla giustizia e alla buona condotta morale, e si prepara ad essere un buon cittadino.

All’orecchio dell’uomo contemporaneo può sembrare paradossale, ma secondo gli antichi chi si occupa di musica si prepara ad essere un buon politico, nel senso etimologico del termine»."

Da quanti componenti è composto il suo gruppo? Come avete iniziato a fare musica insieme?

"Siamo in sette, anche se spesso ci esibiamo in formazioni più snelle. Siamo più o meno tutti polistrumentisti, ma chi suona più strumenti è certamente Gabriele Ciceroni, a clarinetto, fisarmonica, cajon flamenco, chitarra e zampogna. Poi abbiamo Giovanni Frulla, alla tromba, al flicorno ed al basso; Federico Messersì alla chitarra elettrica ed al basso; Marco Giulianelli alle tastiere ed al theremin; Eugenio Gregorini al cajon flamenco ed alle percussioni. Alla voce ci alterniamo Silvia Falcinelli ed io, che suono anche la chitarra acustica, il basso e il mandolino.

Gli Arbitri Elegantiae sono nati nel 2000, ma già da prima io e Federico scrivevamo canzoni satiriche sui nostri professori di scuola, mentre io e Gabriele facevamo parte di un gruppo rock. Poi ho deciso di formare una band per suonare delle canzoni che avevo scritto, e con Gabriele, Federico e Giovanni abbiamo fondato gli Arbitri Elegantiae. Più tardi si sono uniti alla band anche Silvia, Eugenio e Marco, che hanno dato un apporto determinante al gruppo e un nuovo sound, come dicono i giovani.

Il nostro genere è un cantautorato contaminato da influenze rock, classiche e anche derivanti dalla World music. Giovanni ha una rigorosa formazione classica, anche se spazia tra diversi generi; mentre Federico, che pure ha studiato musica classica, è stato influenzato dal rock e, soprattutto, dal grunge. Eugenio suona uno strumento usato nel flamenco, il cajon, ed una percussione argentina, il bombo, che conferisce una sfumatura etnica alle nostre composizioni. Silvia e Marco sono i più “pop” tra noi, mentre la vena cantautorale appartiene più a me e a Gabriele. Tutte queste diverse strade, in qualche modo si sono incontrate, ed hanno dato vita alla musica degli Arbitri Elegantiae."








Questa è un'inchiesta pubblicata il 16-07-2022 alle 10:00 sul giornale del 18 luglio 2022 - 643 letture

In questo articolo si parla di cultura, filosofia, inchiesta, Arbitri Elegantiae, epicuro, festival epicureo, Giulia Ariti, Fare il domani migliore dell'oggi

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