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Festival Epicureo 2022, Philp Mitsis: “Oggi il concetto di amicizia è annacquato dai social”

6' di lettura Senigallia 14/07/2022 - Professore della New York University e grande cultore della filosofia epicurea, Philip Mitsis partecierà al Festival Epicureo di Senigallia in questa quarta edizione. Il suo intervento, “Epicuro on the road? Il tempo del piacere nella filosofia epicurea”, si terrà alle 18 di venerdì 22 luglio in piazza Garibaldi, insieme a Enrico Piergiacomi.

Lei si è occupato nel 2019 della morale di Epicuro, con attenzione alla morte. Pensa che la trattazione epicurea di questo tema possa ancora parlare agli uomini contemporanei?

"In realtà, ho iniziato a lavorare su Epicuro negli anni 1970 e ho pubblicato un libro sull’etica in Epicuro negli anni ‘80. Al tempo, la stampa mi ha fatto omettere il primo capitolo, che riguardava la morte, perché non ritenevano fosse sufficientemente interessante dal punto di vista filosofico. La morte era un pensiero di cui solo gli psicologi dovevano preoccuparsi. Questo modo di pensare è cambiato drasticamente e gli argomenti epicurei circa la morte sono tra i più importanti temi più importanti della filosofia antica a cui i filosofi anglo-americani stanno ora lavorando.

Nelle edizioni successive del mio libro, inclusa quella italiana che Enrico Piergiacomi ha preparato per L’Erma, il primo capitolo è stato ripristinato. Gli argomenti parlano a coloro che non sono convinti della loro futura immortalità e a coloro che sono convinti che avranno una vita eterna.

Che vita sarebbe e perché qualcuno dovrebbe volerla? Cosa si potrebbe fare perché non diventerebbe oltremodo tediante e ripetitiva? Saremmo la stessa persona se vivessimo per sempre o continueremmo a cambiare in qualcun altro nel corso di milioni di anni? Gli epicurei hanno sollevato una serie di importanti questioni per chiunque si chieda cosa significhi essere umani che fronteggiano la morte: hanno iniziato dalla semplice nozione secondo cui la maggior parte delle persone pensa alla morte, sbagliando, come alla perpetua coscienza del proprio annichilimento, più che all’annichilimento della propria coscienza."

L'amicizia per Epicuro è un valore indispensabile per la felicità. Crede che questa sia una delle eredità che gli antichi ci hanno lasciato, o questo valore è cambiato nel tempo?

“È una domanda molto interessante, specialmente dato che la nozione di “amico” si è diluita oggigiorno tra i giovani utenti di Facebook. Penso che questo vada di pari passo con il dubbio se possiamo avere relazioni speciali con altri quando sembriamo avere doveri morali verso tutti - e questo è certamente un rompicapo che le persone oggi continuano a percepire. Dovrei davvero passare il mio tempo con un amico in una caffetteria, quando posso usare quei soldi per comprare zanzariere per i bambini che ne hanno bisogno? Le antiche amicizie non necessariamente percepivano il continuo strattonamento che noi potremmo sentire quando siamo costantemente bombardati da immagini di umani che soffrono lontano da noi. Secondo me la pressione che il globale capitalismo digitale ha reso le amicizie più complicate, sia dal punto di vista umano, sia dal punto di vista morale, in un modo che gli antichi non potevano sperimentare. Le cose sono certamente cambiate, e il valore dell’amicizia è qualcosa che può facilmente essere inglobato in un mucchio di più vasti obblighi morali e l’annullamento generale del valore delle relazioni personali.”

Con il professor Enrico Piergiacomi ci sono stati diverse collaborazioni. Quale importanza ha avuto per lei questa collaborazione?

Piergiacomi è la ragione per cui sono tornato a studiare l’Epicureismo dopo quasi 30 anni in cui mi sono dedicato ad altre cose. Come ricercatore, ha scritto una recensione comparativa includendo il mio vecchio libro e le sue critiche erano completamente esatte. Gli ho scritto una nota per congratularmi con lui e abbiamo iniziato una corrispondenza. Ho presto scoperto a cosa si stava dedicando in Italia e come la ricerca italiana aveva completamente trasformato ciò che io pensavo fosse vero diversi anni fa. Molti studiosi italiani che prenderanno parte al festival sono la crème degli studiosi italiani nel mondo oggi; il festival stesso rappresenta una significativa confluenza di alta ricerca e uno stile di vita pratico nello spirito che Epicuro avrebbe certamente approvato. Nel particolare caso di Enrico, penso che lui sia uno studioso in gamba e sono grato che lui abbia ripreso e migliorato i miei scritti per l’audience italiana. Per me è un grande onore aver lavorato con lui ed essere giunto a conoscere la ricerca in Italia, che è andata molto oltre ciò che accadeva quando ho in un primo momento iniziato a lavorare su Epicuro.

Nel suo intervento parlerà del tempo nella riflessione epicurea. Ci può accennare qualcosa?

Tendiamo a pensare al tempo come qualcosa sempre prima di noi e, quindi, viviamo la vita nell’anticipazione e nell’ansia. Epicuro trova modi di tirarci su e di forzarci a pensare all’importanza del presente delle nostre vite e al ruolo che il passato gioca. Uno pensa all’Odisseo in Dante, che è sempre curioso di nuove esperienze, ma prive di significato. Sebbene Epicuro non abbia la stessa visione di Dante circa ciò che rende le nostre esperienze significative, egli sarebbe d’accordo che tale costante fame di nuovi viaggi, di nuovi ristoranti, di nuovi etc.,, sia meramente un divergere da ciò che è importante, cioé qualcosa che uno può raggiungere istantaneamente senza desiderare ardentemente qualcosa nel futuro.

È la Sua prima volta al Festival Epicureo. Cosa l'ha spinta ad accettare questo invito?

Ho sentito tante cose meravigliose circa il festival da molti grandi studiosi italiani che ho conosciuto, negli anni. È certamente un grande onore per me essere stato invitato qui da Michele Pinto, che sta facendo così tanto per la causa della filosofia epicurea, e in ogni caso, nonostante il mio inesistente italiano parlato, per tutta la vita sono stato appassionato alla musica italiana, da Murolo a Verdi, alla letteratura, arte e filosofia - per tornare alla domanda precedente - e insegnati e amici ho avuto la fortuna di imparare da Pietro Pucci, un grande classicista di Modena, che è stato studente di Diano e Gentili, e di avere anche colleghi alla New York University come Alessandro Barhiesi e Raffaella Cribiore. Quindi venire a Senigallia è per me, americano senza radici, visitare alcune delle mie più importanti radici culturali, insieme alla Grecia, con il meraviglioso beneficio aggiunto di essere circondato da colore che ammirano Epicuro.








Questa è un'intervista pubblicata il 14-07-2022 alle 19:18 sul giornale del 15 luglio 2022 - 189 letture

In questo articolo si parla di cultura, filosofia, intervista, epicuro, festival epicureo, Giulia Ariti, Fare il domani migliore dell'oggi

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