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Festival Epicureo 2022, Jürgen Hammerstaedt: “L’Epicureismo evidenzia le possibilità della terza età”

6' di lettura Senigallia 06/07/2022 - “Non è mai troppo tardi per occuparsi della filosofia. La vecchiaia vista dall’epicureo Diogene di Enoanda” è l’incoraggiante titolo dell’intervento di Jürgen Hammerstaedt, professore dell’università di Colonia e una delle figure di riferimento per la ricerca sui frammenti presenti sulla litografia di Diogene di Enoanda, al Festival Epicureo di Senigallia 2022.

L’appuntamento è per venerdì 22 luglio in piazza Garibaldi tra le 18 e le 20.


La sua ricerca si è concentrata in particolar modo su Diogene di Enoanda: ha lavorato attivamente al recupero dell’iscrizione di Diogene di Enoanda, insieme a Martin Ferguson Smith e Martin Bachmann. Questa dimensione “corale” del procedimento si è rivelata virtuosa?

“Ma certo! Colgo l’occasione di questa domanda per sottolineare, che quel ‘coro’ non è stato un semplice ‘trio’, ma una vera corale ben folta. A partire dal 2007 hanno collaborato almeno 50 studiosi, alcuni giovani e alle prime armi, altri già molto avanzanti nelle loro rispettive discipline. Erano di nazionalità tedesca, inglese, turca, ma anche austriaca, polacca, e addirittura coreana.”

Il ‘registro’ di un tale coro non includeva soltanto le ‘tonalità classiche’, cioè la Filologia Classica, l’Epigrafia, l’Archeologia e la Storia dell’Architettura, ma anche la l’Ingegneria Fisica, che ci procurava le prospezioni geofisiche, per esempio la Geomatica, impegnata sia per l’elaborazione georeferenziata di una cartografia virtuale sia per la documentazione tridimensionale di tutti i blocchi e frammenti dell’iscrizione.

Infatti una delle virtù della nostra impresa comune consiste proprio nell’approccio comune, riunendo tanti metodi diversi. Recentemente abbiamo finito un volume che presenterà i risultati di questo ’concerto’ e cercherà, per la prima volta, di inquadrare e contestualizzare l’iscrizione epicurea di Diogene nel disegno architettonico e negli sviluppi urbanistici della città di Enoanda nei primi secoli d. C. Va comunque sottolineato che è il compianto Martin Bachmann (morto giovane e all’improvviso nel 2016) a cui dobbiamo l’intera concezione ‘corale’, che nella metà del decennio scorso era un approccio completamente nuovo nella ricerca su Enoanda e l’iscrizione epicurea. E senza il suo pensiero strategico e senza le sue straordinarie capacità di organizzazione non saremmo comunque mai arrivati ai traguardi che stiamo adesso per raggiungere.

Di diverso tipo è stata, ed è ancora, la mia fruttuosissima collaborazione con Martin Ferguson Smith. Quando cominciavamo a studiare insieme le prime nuove scoperte dell’iscrizione di Diogene, Martin aveva già lavorato sull’iscrizione, con i ben noti e riconosciutissimi risultati, da ben 40 anni. Io invece provenivo dagli studi sulla biblioteca epicurea di Ercolano. Siamo comunque due studiosi con approcci e atteggiamenti molto diversi, cosa che accesso delle discussioni molto controverse, ma spesso anche molto fruttuose. Più di una volta siamo arrivati, dopo innumerevoli critiche reciproche, ad intravedere delle soluzioni che individualmente non avremmo mai raggiunto, dando in questa maniera un’altra prova della validità del postulato epicureo di ‘syzetesis’, cioè di ‘studiare de discutere le questioni insieme’."

Quale pensa sia l’importanza della ricerca incessante su questi difficili frammenti? Cosa possono comunicare, oggi, i filosofi antichi?

"In primo luogo vorrei sottolineare che gran parte dei fondatori della filosofia presocratica, nomi celeberrimi come Talete, Anassimandro, Anassimene, Senofane della scuola di Mileto, ma anche Pitagora e seguaci, Eraclito, Parmenide, Empedocle, Anassagora e Democrito, sono tutti soltanto superstiti in frammenti, spesso pervenuti in guisa di citazioni più o meno affidabili, perché spessi citati in maniera parziale e volutamente tendenziosa, da parte di filosofi posteriori. Al contrario, i frammenti materialmente superstiti, e quindi inalterati, della filosofia epicurea nei papiri ercolanesi e nell’iscrizione di Diogene di Enoanda ci offrono, anche se frammentati, una visione diretta ed immediata, non esposta ai rischi di falsificazione che hanno subito le testimonianze della tradizione indetta de presocratici.

Non penso di esagerare se sostengo che i filosofi antichi, indipendentemente dalla maniera in cui le loro testimonianze siano state tradite, hanno gettato la base del metodo, mutatis mutandis sempre valido, di ragionare e pensare nella nostra civilizzazione mediterranea, europea e occidentale. Che queste basi siano tutt’altro che disprezzabili, lo dimostra proprio l’esempio di Epicuro, il cui modello atomistico, malgrado che sia stato raggiunto soltanto con un, pur rigorosissimo, metodo speculativo, ha formato in maniera decisiva la fisica moderna."

È la terza volta che torna al Festival Epicureo di Senigallia: secondo Lei qual è il valore che si può attribuire ad un’iniziativa come questa?

"Quest’iniziativa è unica sul suolo italiano e mette a frutto delle possibilità che si offrono soltanto in questo paese: mi riferisco al primato incontestato degli studi epicurei, favoriti dal patrimonio intellettuale, spunto di un vastissimo spettro di metodologie, della biblioteca epicurea di Ercolano; al folto numero di insegnamenti universitari centrati sulla filosofia antichi, probabilmente pure quelle senza paragoni nei paesi europei; al vivo interesse a discutere questioni fondamentali del presente e del futuro con una visione più ampia, che spesso porta anche nell’ambito filosofico, solo tra gli intellettuali di professione, ma anche ampie fasce della popolazione.”

Il Festival Epicureo di Senigallia serve a collegare queste, e altre correnti nella nostra società. In questa maniera dà un valido contributo non solo a consolidare le basi di discussioni che interessano tutta la società, ma anche a rendere consapevoli i rappresentanti delle discipline ‘accademiche’ dell’importanza dell’interazione con il pubblico."

Quest’anno il tema da Lei trattato è quello della vecchiaia, con il messaggio “non è mai troppo tardi”. Ma perché è necessario fare filosofia nella vecchiaia?

"Sappiamo che la nostra società, per molti fattori, sta ‘invecchiando’, nel senso che la longevità interessa sempre più persone. Tra le sfide che questo sviluppo, benvenuto, ci offre, c’è ben altro del fattore economico (pensioni, case di risposo, elevato peso fiscale per le generazioni in età lavorativa). Una sfida, tutt’altro che nuova nella storia dell’umanità, ma oggi più attuale che mai, è l’utilizzo fruttuoso del tempo aggiunto che ci è offerto dal nostro benessere generale, ma anche il problema dell’isolamento che provano gli anziani di fronte alla diminuzione delle loro capacità fisiche.

Non si tratta comunque di un problema inosservato. Abbiamo delle testimonianze preziosissime fin dalla poesia arcaica greca del settimo secolo a.C. Anche sul piano filosofico, c’è il famoso trattato ciceroniano (Cato maior de senectute), che evidentemente si allaccia ad una discussione già sviluppata nel periodo ellenistico.

Comunque già per Epicuro, qualsiasi momento della vita è giusto per dedicarsi alla filosofia. Ma a nostra saputa, è stato Diogene di Enoanda nel secondo secolo d.C. il primo ad offrire nella sua iscrizione delle considerazioni su questo tema dal punto di vista epicureo.

Penso che tale esortazione di una persona intenta a dare consigli non solo per la salvezza dei suoi concittadini, ma anche degli stranieri e delle generazioni a venire, da un punto di vista odierno ha certamente i suoi limiti proprio perché riguardava in primo luogo la situazione dei suoi concittadini. Ma dall’altro canto, ci potrà dare uno spunto per considerare con più attenzione le possibilità e le potenzialità della ’terza età’."








Questa è un'intervista pubblicata il 06-07-2022 alle 10:00 sul giornale del 07 luglio 2022 - 271 letture

In questo articolo si parla di cultura, filosofia, intervista, epicuro, festival epicureo, Giulia Ariti, Fare il domani migliore dell'oggi

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