Der Doppelgänger. Signora mia, dove andremo a finire?

4' di lettura Senigallia 20/05/2022 - Devo dirlo in premessa: sto per parlare di qualcosa che non conosco. Ok, è un’abitudine abbastanza diffusa, ma preferisco chiarire subito che queste sono le riflessioni di un osservatore e non di uno studioso e ancora, soprattutto, sono viziate ab origine dall’appartenenza a una generazione che è cresciuta in un differente contesto sociale, quindi mi scuso sin d’ora per qualsiasi imprecisione.

L’argomento di partenza è: la sessualità fluida. E va bene, non ho scoperto l’America ma cerco di visitarla adesso, complice la giornata mondiale appena trascorsa dedicata all’omofobia, alla transfobia e alla bifobia (https://human-rights-channel.coe.int/idahotb-en.html) e reduce da una chiacchierata con amici impegnati nel mondo scolastico, testimoni di come gli adolescenti che lo popolano vivano la loro sessualità (spoiler: a qualche genitore potrebbe non piacere saperlo).

Naturalmente conosco le posizioni di personaggi quali i Pillon, gli Adinolfi, che immaginano e si illudono di vivere in un mondo binario: uomo-donna, padre-madre, sopra-sotto. È la natura, dicono; la natura l’ha creata il Signore e quindi “tertium” non datur. Ora, a parte che qui si va ben oltre il semplice tertium, il Creatore dobbiamo ritenerlo responsabile anche della natura dei pinguini, immagino. O dei delfini, o – chi l’avrebbe mai detto – dei possenti bisonti per non parlar del cane di casa. Si può andare avanti a lungo, in rete leggo di oltre 1500 specie animali pacificamente e non di rado contemporaneamente omo-bi-nosex, ma ci siamo capiti, immagino. Pace a Pillon e Adinolfi, il buon Dio o chi per lui aveva più immaginazione di loro.

Così, per recuperare terreno sull’ignoranza in materia, mi sono documentato sui diversi orientamenti sessuali riconosciuti e riconoscibili: non è stato facile. E dunque oltre le note identità definite come etero, gay, lesbiche, bisessuali, asessuali e pansessuali, ho aggiunto alla lista: demisessuali, sapiosessuali, litosessuali (qui mi si perdoni la battuta, mi torna in mente un motto spesso ripetuto da mia nonna: quelli fanno l’amore alla Vincenza, lui l’ fa e lia n’ce penza) e forse ne dimentico alcuni

(https://sexuality.fandom.com/wiki/List_of_Sexualities).

Da qui la definizione sintetica di sessualità fluida, posto che - apprendo - orientamento sessuale e identità di genere non necessariamente coincidono e concorrono.

La prima riflessione che mi viene in mente è se questa varietà di comportamenti contraddica una vecchia tesi per cui l’orientamento sessuale sia già fissato in natura “non si diventa gay, ci si nasce”, o almeno proponga più di un solo approccio. Insomma non è o non è solo una questione di “geni”. L’orientamento sessuale sembrerebbe svilupparsi evidentemente su più di una base, che sia essa naturale o sociale e mediata attraverso la contemporanea appartenenza ad altri gruppi, così che anche la sessualità di ciascuno possa esprimersi in modi diversi in diversi contesti nel corso del tempo.

Poste queste premesse, mi interessa molto il rapporto tra cultura e generazioni/gruppi sociali. I costumi sessuali hanno sempre seguito un andamento – come dire – sinusoidale, lo dico senza scomodare troppo la teoria nietzschiana dell’eterno ritorno. Ci basta visitare Pompei o leggere Catullo e Marziale per riconoscere che le abitudini di Roma imperiale fossero ben più libere (e comunemente accettate) di quella non dico papalina ma anche moderna. Così lo stesso “secolo breve” ha visto alternarsi periodi di bigotta pruderie e decenni di emancipazione: quindi non è la nostra natura a cambiare, ma solo la possibilità che le viene data socialmente di esprimersi.

Oggi, mentre gli ultimi tristi tradizionalisti erigono barricate contro “la teoria del gender”, sotto i loro occhi cresce una generazione che considera il sesso e con chi farlo una variabile indipendente. Esiste una correlazione? La sessualità fluida è nata come fenomeno di nicchia con la generazione precedente, ma sta diventando prassi con quella attuale, non più quindi una trasgressione quanto piuttosto una (relativa) condivisa consuetudine. Secondo la psicologa e accademica americana Lisa Diamond, che fu tra le prime a occuparsi della sessualità fluida in modo scientifico, non si tratta di perdita di punti di riferimento, ma al contrario di desiderio e ricerca di maggiori consapevolezze. Già nel 2008 la Diamond riporta nel suo libro “Sexual Fluidity: Understanding Women’s love and desire” (https://www.journals.uchicago.edu/doi/10.1086/655940) questa affermazione di una studentessa: “per quelli di noi che si interrogano, tutta la tua vita diventa una domanda. Raggiungi un certo livello di comprensione, e poi diventa statica? Non credo sia così.” Resterà un fenomeno racchiuso all’interno delle relazioni tra persone o diventerà una concezione dei rapporti umani non solo a livello sociale, ma anche politico ed economico? Sono curioso di scoprirlo.

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Questo è un articolo pubblicato il 19-05-2022 alle 21:21 sul giornale del 21 maggio 2022 - 541 letture

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