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Sabato 26 marzo la sede dell’Associazione casa del lavoratore “Augusto Bellanca”, in via Marchetti a Senigallia, ha ospitato la presentazione di Pensieri Fugaci, ad opera di Maria Teresa Chechile

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di Redazione


Non è un caso, se la presentazione del libro di Maria Teresa Chechile "Pensieri fugaci" sia avvenuta proprio il 26 marzo appena trascorso, a distanza di due anni da quando la poetessa infermiera di Jesi scrisse di getto sulla soglia dell'Ospedale Carlo Urbani prima del turno di lavoro "Mi Ero Persa" la poesia composta in occasione del Covid 19, donata in pergamena al vicesindaco Rizzi, portavoce del Comune di Senigallia.

Tempi bui soprattutto quelli del primo lock down, percorsi da amara incertezza ed inquietudine, un freddo esterno ed interno al cuore, soprattutto per la poetessa dal gentil animo impegnata sul fronte ospedaliero al servizio della pneumologia dell’ospedale “Carlo Urbani” di Jesi.

"Mi Ero Persa" è stata una sensazione devastante e condivisa negli animi di molti di noi, Maria Teresa si racconta, e vede l'amarezza di chi protende le mani a Dio.

D'altronde la poesia ha sempre fatto parte di se stessa, incarna perfettamente la sua seconda pelle. Ella ha un'innata predisposizione alla scrittura (la prima opera compiuta e premiata è composta in adolescenza), uno sviscerale raccontare l'introspezione emotiva intepretata ed intrecciata con la sua quotidianità, una poetessa inconvenzionale, alla ricerca del vero, che ancora oggi non mette a tacere le grida di quella bambina che ha bisogno d'amare, amarsi, di esprimeresi ed ascoltare l'altro, il diverso come arricchimento personale e culturale. Di abbattere i timori dettati dalla società convenzionale ed andare oltre.

Pensieri Fugaci è dunque una raccolta , brevi racconti in piccola prosa, resa possibile dal sostegno del dott. Armando Ginesi critico d'arte, venuto a mancare recentemente, un secondo padre per Teresa, che ha fortemente creduto nell'opera letteraria della poetessa.

A credere in lei e a sostenerla sono in molti, doveroso è citare il professor Giuseppe Catapano, rettore dell’Accademia universitaria Auge e rettore emerito Uni Milano intervenuto per l'occasione.

L'interpretazione in lettura di alcuni versi tratti dal libro è stata affidata alla lettrice Patrizia Giardini, e al dott.re Marcello Moscoloni.

Cito l'opera "Di Notte", pluripremiata e composta all'età di 15 anni, la rappresentazione reale e metaforica della vita, dove emerge il desiderio di capire il mondo, dare soluzioni alle fragilità.

Altra interpretazione è stata AUT AUT, sul tema della scelta. Introdotto dal professore Catapano.

Oggi è tempo di avere coraggio, e questo conduce a una scelta, anche se apparentemente non lo è.

Il professore, parlando di Maria Teresa, ne rivela il suo animo puro, "Se abbiamo il coraggio di ascoltarci, di osare di non avere paura, può uscire il bambino che c'è in noi, ovvero i valori e i sentimenti, la voglia di cambiare qualcosa, di vivere attivamente ciò che circonda".

Toccante è la testimonianza di Amadou Sangaré, che ha ispirato la poetessa, un ragazzo extracomunitario, solo, ammalato e ricoverato per bronchite nel reparto dell'ospedale. Che aveva niente con se.

Oggi è un uomo libero, che ha cercato e trovato la sua dignità. Maria Teresa, ha accolto la sua diversità e nei brevi versi parla di lui e parla alla platea di non fermarsi alle apparenze, ma di vedere, di essere propensi alla diversità perchè in essa si cela arricchimento, e scambio reciproco.

La mission della poesie e delle istituzioni devrebbe essere quella di appassionarsi in ciò che si fa per appassionare, e creare punti forti ovvero valori che ci permettano di affrontare debolezze ed insidie.





Questo è un articolo pubblicato il 31-03-2022 alle 07:29 sul giornale del 01 aprile 2022 - 392 letture






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