Paradisi: "E' partita la crociata dell'assessore contro le famiglie dei ragazzi che fanno sport"

roberto paradisi 2' di lettura Senigallia 28/11/2021 - Si estende la protesta per l'annunciato rincaro (+400%) delle tariffe per l'uso degli impianti sportivi che il Comune applicherà alle società, parallelamente ad una riduzione dell'orario di utilizzo, a partire da settembre 2022.

L'assessore allo sport Riccardo Pizzi ha spiegato le ragioni del provvedimento e subito è arrivata la replica. La risposta è di Roberto Paradisi tramite le sue pagine social.

"È partita la crociata dell'assessore ragioniere dello sport contro le famiglie dei ragazzi che praticano lo sport agonistico. Sembra surreale ma cosi è. L'accusa, neanche troppo velata, è quella di essere "parassiti" che utilizzano impianti comunali senza contribuire a risarcire le casse comunali dei costi sostenuti. Come se fare sport (quello stesso, e non un altro, che l'assessore definisce quando inaugura in passerella manifestazioni sportive "formidabile strumento educativo e di crescita") potesse essere equiparato a fare benzina o pagare un parcheggio o prenotare uno spazio pubblico pubblicitario. Ma lo sport non è un "formidabile strumento educativo e di crescita"? -afferma Roberto Paradisi- I Comuni non hanno istituzionalmente il dovere di promuovere e favorire lo sport inteso anche quale diritto alla salute? Lo sport costa e costa tanto. Alle famiglie si può chiedere un contributo ma al limite del sostenibile. Il resto lo devono fare le istituzioni. Come quando le Asur garantiscono sulla carta le visite medico sportive gratuite".

"Contrapporre le famiglie che portano i figli in palestra o nei campi di calcio alle famiglie che lasciano i figli a casa è eticamente inaccettabile -continua- Chiedere, anche parzialmente, un risarcimento dei costi (costi peraltro surreali, perché nessuna palestra costa oltre 15 euro all'ora al Comune), significa considerare lo sport un vezzo evitabile. Un'Amministrazione comunale dovrebbe lavorare per portare i figli di ogni famiglia in palestra e non allontanare o punire con costi non sostenibili quei ragazzi considerati evidentemente "figli di un dio minore". Lo sport dovrebbe essere indicato come un modello educativo dalle istituzioni: chi decide di non seguirlo e tenere i figli in strada o sul divano non si può lamentare se altri usufruiscono di un servizio pubblico essenziale che non può non essere sostenuto dal Comune. Aver dipinto le famiglie che mandano in palestra i figli come famiglie che scroccano un servizio, non è semplice esercizio retorico. È cosa miserevole".






Questo è un articolo pubblicato il 28-11-2021 alle 12:03 sul giornale del 29 novembre 2021 - 1462 letture

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