Vivere L'Arte: Intervista a Monica Rafaeli, artista che fonde arte, vita e natura

6' di lettura Senigallia 25/09/2021 - Monica nasce come scultrice, ma realizza anche oggetti di design con una fortissima attenzione all' ambiente nel rispetto massimo della natura.

Monica, ci conosciamo da un po’, ancora ricordo i libri che mi hai prestato per sostenere degli esami e gli scambi d’opinione a proposito dell’arte. Come hai cominciato?

Ho iniziato a fare scultura da bambina, sono fiera di essere cresciuta in campagna proprio perché lì ho trovato i materiali che mi interessavano e mi interessano per fare scultura, a partire dalla terra dei campi, alla ruggine dei ferri, fino ad arrivare all’intreccio dei cesti. Il mondo contadino e quello artigianale, il fare legato alla mano che produce, è un qualcosa che ho visto da piccola, mi affascinava, ed è parte di me.

Percepivo quel fare come autentico, estremamente vero e funzionale nella vita.


Per te questo legame Arte-Vita è estremamente forte.

Si, a livello antroposofico l’arte è un esigenza dell’essere umano sia espressiva che spirituale.


Sei partita dal materiale presente nel mondo contadino dove questo veniva usato per avere una funzionalità e tu lo hai estrapolato da quel contesto.

Ho studiato decorazione pittorica perché amo il colore e poi mi sono iscritta in Accademia, sezione scultura, perché il richiamo della materia è stato più forte, anche se avevo un forte interesse per il design.

Ricordo che le prime sculture riguardavano la figura umana e il corpo, cercavo di capire cosa fosse l’espressività, ma lavoravo prettamente da modello. Sentivo però la necessità di abbandonare l’esteriorità del corpo per entrare dentro il corpo, così ho cominciato a lavorare soltanto sulle parti del corpo come i piedi, le mani, il collo oppure il busto. Dividevo a pezzi il corpo umano per entrarvi dentro. Accanto a queste parti di corpo, che erano in terracotta perché in Accademia era il materiale che si usava di più, inserivo poi degli elementi come il legno bruciato oppure eroso dal mare per dare il senso di ciò che le emozioni creano dentro di noi con volontà di mostrare fuori ciò che c’è dentro.


I materiali che usi sono plastici, hai un approccio in cui non vai a togliere ma ad aggiungere.

Si, aggiungo o sostituisco con oggetti trovati. Ad esempio realizzo un braccio in maniera realistica e poi l’altro braccio è fatto con un legno eroso dal mare. Mi interessa molto il binomio interno-esterno e come le emozioni danno vita alle malattie, leggo molto libri di antroposofia e psicologia, ma anche di metamedicina che studia il modo in cui il corpo si esprime attraverso le emozioni e come la malattia è il risultato di un emozione troppo persistente. Quindi volevo anche con le sculture comunicare questa attenzione alla salute legata all’emozione.

Inoltre studiavo danza e questo mi portava a vedere come si muove l’energia nel nostro corpo.


Unisci dunque materiali modellati da te e materiali modellati dalla natura per dare vita a corpi nuovi, drammatici.

Si, esattamente. Capita anche che questi lavori non siano proprio piacevoli, ad esempio mi è capitato di lavorare con la gola come luogo di snodo ed espressività, ho anche creato dei seggiolini con le ruote sui quali trasportare i corpi.


Come si è evoluta nel tempo la tua poetica?

Dopo l’iniziale e fortissimo interesse per il corpo ho avvertito l’esigenza di ricercare altro, come se dopo la materia avessi la necessità di occuparmi dello spirito e quindi mi sono staccata dal corpo per concentrarmi sull’alchimia e su ciò che avviene dentro il corpo e come questo si trasforma chimicamente. Questo passaggio dalla materia allo spirito si esprime con una scultura astratta alla quale applico le tecniche artigianali del mondo contadino femminile.


Il femminile è presente nei tuoi lavori.

Si, ma prima mi concentravo sul corpo femminile e le sue parti, ora invece sulle tecniche usate dalle donne nel mondo artigianale. Ho cominciato a studiare ricamo, tessitura ecc.


Tutta quella sfera artistica considerata tradizionalmente “inferiore “.

Si, la mia intenzione è appunto valorizzare ciò che nei secoli le donne hanno realizzato e dargli dignità.


Però, nel farlo, usi materiali pesanti.

Intreccio metalli, saldo e li lego alle stoffe. Quindi uso una tecnica artigianale “femminile”, ma un materiale “maschile”. Unisco la potenza e la forza con la fragilità. Inoltre in questo intrecciare diversi materiali subentra l’alchimia e la trasformazione, ad esempio comincio con un intreccio di metallo e mano a mano la scultura alzandosi si alleggerisce perché l’intreccio finale è di sola stoffa. Come se ci fosse un passaggio appunto dalla materia allo spirito.


Quali sono e quali sono stati i tuoi artisti di riferimento?

Più che agli artisti ho sempre guardato alla natura studiandola in tutte le sue sfaccettature. Studio le piante, come crescono e come si trasformano e da lì ricavo i miei lavori.


Difatti la tua casa e il tuo studio sono letteralmente immersi nella natura.

Abitare in campagna è stata proprio una scelta proprio perché isolata nella natura ho la possibilità di osservare come questa si comporta. Vedo i fiori e l’erba della mia aiuola crescere e ogni giorno imparo qualcosa, è uno stile di vita, coltivo il mio orto e quindi mangio il mio cibo, realizzo con la terracotta i piatti in cui mangio e le pentole in cui cucino. Ho avuto modo di studiare proprio la tecnica marchigiana di lavorazione della terracotta.


Anche lo studio si trova lì. Lavori con committenze oppure ti concentri esclusivamente sulla tua ricerca personale?

Con entrambe. Ho avuto anche committenze importanti forse perché lavoro con materiali pesanti e realizzo sculture molto grandi come opere pubbliche per Comuni o architetti. Mi piace molto questo tipo di collaborazione, di solito le sculture sono geometriche, astratte. Mi capita anche di lavorare con il committente privato, molti richiedono gli utensili di terracotta che realizzo, è importante capire come questo tipo di prodotto sia naturale ed ecosostenibile. Qui torna la mia vecchia passione per il design.


Infatti realizzi anche gioielli.

Da piccola ero sempre stata affascinata da quei cataloghi di archeologia dove venivano mostrati i gioielli etruschi o celti. Questa passione l’ho portata avanti e sempre guardando all elemento naturale realizzo anche gioielli che poi sono oggetti che poniamo sul nostro corpo.


Hai una forte attenzione per il materiale naturale.

Assolutamente. Non uso resine o plastica. I materiali che uso sono sempre naturali. Ora sto anche cercando di realizzare dei colori vegetali in modo da ridurre l’impatto sulla natura il più possibile. Questo oggi è davvero importante, come artista sento di avere questa responsabilità anche per sensibilizzare la comunità.


A proposito di comunità, cosa pensi che si potrebbe fare a Senigallia per l’Arte?

Sarebbe bello che la città coinvolga gli artisti sia per abbellirla che per organizzare delle iniziative non soltanto con la fotografia. Ci si dovrebbe anche affidare alle idee degli artisti giovani per svecchiare il modo in cui si propone arte per far capire che l’arte è viva.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-09-2021 alle 13:34 sul giornale del 27 settembre 2021 - 614 letture

In questo articolo si parla di cultura, comunicato stampa

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