Il libro di Marco Severini su Alda Renzi arriva in presenza alla Biblioteca Antonelliana

7' di lettura Senigallia 26/09/2021 - Alcuni giorni fa il “Corriere della Sera” ha recensito il libro “Fuga per la libertà. Storia di Alda Renzi e di un salvataggio collettivo nel 1943” di Marco Severini (docente di Storia dell’Italia contemporanea all’Università di Macerata) attraverso la penna di Paolo Luca Bernardini, professore ordinario di Storia moderna all’Università dell’Insubria, riconoscendo i diversi meriti di una monografia che ha riportato alla luce un evento clamoroso rimasto nell’oblio per 78 anni: “il libro di Severini tocca punti nevralgici della storia italiana di quegli anni […], ricostruisce un pezzo di storia militare italiana con accuratezza e […] una storia di inettitudine, “nullismo”, incapacità, paura”.

Questi i fatti: 15-16 settembre 1943, Ancona presidiata da 4.000 militari italiani e comandata da un generale si arrende a un manipolo di tedeschi guidati da “un pittoresco personaggio – peraltro pittoresco in ogni senso, anche figlio di un noto pittore – Heinz Eberhard Streitenfeld”. I tedeschi imprigionano nelle principali caserme cittadine, a partire da Villarey, gli italiani e li spediscono via treno ai campi di concentramento del Reich come internati militari; è la stessa sorte di altri 600.000 connazionali, un 10% dei quali morirà in terra straniera tra fame, stenti e patimenti vari. Nulla si muove dai comandi italiani e la nazione, all’indomani dell’8 settembre, pare davvero allo sbando. Tuttavia, proprio il 16 settembre si presenta a Villarey la sarta analfabeta Alda Renzi che lì è di casa perché tutti i giorni va a rammendare le divise militari e a lavare le tovaglie della mensa: nota subito che è cambiato il comando e viene a sapere della tragica sorte che spetta agli italiani che sente un po’ come suoi figli; Alda è vedova dal 1918, ha cresciuto quattro figlie e lavora anche dal fornaio del quartiere del Pantano dove abita pur di assicurare un pasto caldo a quelli di casa. Ad Alda viene un’idea geniale: accortasi che i tedeschi concedono ai familiari degli italiani carcerati di far loro visita e che donne e religiosi possono entrare e uscire senza eccessivi controlli, decide, con l’aiuto delle amiche sarte e della popolazione del quartiere, di dedicare ogni minuto di quei concitati giorni a confezionare abiti per travestire i soldati imprigionati da donna, prete, suora etc., salvando così loro la vita.

Il piano riesce e nel giro di un mese, fino a metà ottobre quando il trasporto degli internati termina (Hitler ha spedito in Ancona ferrovieri tedeschi per accelerare l’operazione), Alda e & riescono a salvare 300-400 persone, molte delle quali, provenendo dalle più disparate regioni d’Italia, a guerra finita torneranno nel capoluogo marchigiano per ringraziare la coraggiosa sarta, andandosene però sconvolti. Per un’assurda nemesi, Alda è morta durante il bombardamento alleato del 1° novembre del ’43 che ad Ancona ha fatto 723 morti. Ancora il professor Bernardini sul “Corsera”: “La storia che Severini ci racconta è anche quella di un pluridecennale oblio toccato ad Alda, immeritatamente. Perché la sua famiglia voleva il riserbo assoluto su quel che era accaduto? Perché nessuno si curava un tempo dei piccoli eroi della quotidianità, che amministrano lo straordinario, l’eccezionale, con la stessa solerzia con la quale preparano a casa le foglie di salvia fritte e vincisgrassi, o, in rare occasioni, il baccalà in salsa verde?”. Come si può raccordare e raccontare questa vicenda alla storia nazionale e internazionale? Perché tra storia e memoria si è interrotto qualcosa, visto che ad Ancona non c’è nulla che ricordi Alda e al cimitero, in un monumento fatto oltre vent’anni dopo il bombardamento del ’43, è stato addirittura riportato il suo nominativo sbagliato? Dobbiamo attendere il solito venticinquennio prima che una fresca e originale ricerca venga riportata nei manuali o la si può insegnare nelle scuole e università fin da ora?

Per rispondere a queste e altre domande, l’Associazione di Storia Contemporanea riparte in presenza con un ciclo di iniziative che la porterà in autunno in diverse regioni (dalle Marche alla Puglia, dalla Toscana al Piemonte dove sarà presente con il suo stand al 33° Salone Internazionale del Libro) e che è dedicato soprattutto ai docenti di ogni ordine e grado. Perché la storia locale che in tutti i paesi occidentali riceve attenzioni e forti investimenti governativi, in Italia continua a essere negletta e priva di considerazione. C’è poi da chiedersi se la storia di Alda sia propriamente locale, in quanto rappresenta uno dei primi esempi di resistenza civile (punibile con la fucilazione) contro l’occupazione nazifascista, un esempio di cui nessuno si era accorto per 78 anni! Del resto, all’uscita del libro, lo scorso 25 aprile, i quotidiani del territorio avevano lodato la ricerca di Marco Severini: “Una storia, a lungo sepolta, che merita di essere svelata e tramandata” aveva scritto “il Resto del Carlino”; “una liturgia di prodezza e d’umanità” è la vicenda di Alda secondo il “Corriere Adriatico”. Ma proprio perché uscito in regime di divieti anti-Covid, del libro ci si è presto dimenticati, con quell’insieme di negligenze, gelosie e dimenticanze caratteristiche della vita di provincia. Poi il 19 giugno la nota studiosa nazionale di cose di genere Barbara Belotti ha dedicato una bella recensione al libro di Severini (su “vitaminevaganti”), collegandolo alla citazione di De Gregori “la storia siano noi” fatta dal Capo dello Stato Mattarella il 2 giugno scorso, e precisato: “Alda è una delle tante figure del Novecento italiano che la storia l’ha fatta, anche se poi non ha trovato posto nei libri di storia. Ha vissuto gli anni più duri e bui del XX secolo, quando scegliere si doveva per non sentirsi complici dell’orrore. Con il suo testo Marco Severini le ha restituito memoria e vita, ricostruendo le vicende che l’hanno vista, indomita donna anconetana, mettere in piedi una rocambolesca azione di salvataggio di centinaia di soldati italiani, prigionieri dei tedeschi nella Caserma Villarey di Ancona”. Eventi, ha soggiunto la Belotti, che Severini ha raccontato “in modo completo”.

Ancora, è arrivata la recensione sul blog del “Corsera” di Bernardini finché la scorsa settimana il TG3 Marche ha intervistato l’autore del libro su Alda proprio a Villarey, nello spazio che l’ha vista protagonista di un atto grande ed eroico quanto dimenticato. A dire la verità l’autore e l’Associazione avevano chiesto ai vertici di Villarey (oggi polo universitario) di dedicare una targa alla coraggiosa sarta, ma nonostante le rassicurazioni della prima ora nulla finora è stato fatto. Adesso si tratta di portare Alda Renzi e le tante altre donne della contemporaneità (eroine e non) nel posto in cui meritano, cioè nei manuali di storia. Per far questo bisogna discutere, dialogare e confrontarsi e nella nuova situazione di ritorno progressivo alla normalità questo si può finalmente fare. Ecco allora un primo momento, presso la Biblioteca Antonelliana di Senigallia, mercoledì 29 settembre alle ore 17.00. Presenta e dialoga con l’autore la prof.ssa Lidia Pupilli, direttrice scientifica dell’Associazione di Storia Contemporanea. La speranza è che l’Antonelliana sia, mercoledì prossimo, popolata da cittadini e appunto da docenti pronte a raccogliere l’invito di insegnare una storia più ricca e problematica, e meno nozionistica. Per partecipare bisogna essere muniti di green pass e prenotare il proprio posto scrivendo una mail contenente il proprio nominativo e recapito telefonico alla posta associativa, ascontemporanea@gmail.com.


da Associazione di Storia Contemporanea





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-09-2021 alle 11:40 sul giornale del 27 settembre 2021 - 270 letture

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