“Mario Giacomelli: Figure/Ground” al Getty di Los Angeles

3' di lettura Senigallia 24/09/2021 - Il successo del maestro senigalliese della fotografia moderna Mario Giacomelli conquista anche le piazze d'oltreoceano, con le sue opere in mostra presso il Getty Center di Los Angeles (noto alle cronache anche per le lunghe controversie sulle opere d’arte da restituire all'Italia).

Conosciuto per il bianco e nero “poco pulito”, Mario Giacomelli è uno dei più grandi fotografi italiani dello scorso secolo. Con il sostegno del J. Paul Getty Museum, la mostra "Mario Giacomelli: Figure/Ground" porta al pubblico USA una raccolta di 91 opere che mettono in luce la cruda espressività dello stile dell'artista, riproponendo molti argomenti del cinema neorealista del dopoguerra e della letteratura esistenzialista.

Mario Giacomelli, fotografo autodidatta acquistò la sua prima macchina nel 1953, quando aveva 28 anni. La sfoggiava per le strade acciottolate del paese, catturando semplici istanti di vita quotidiana dei suoi concittadini. Ispirato dai film di de Vittorio Sica e Roberto Rossellini, e anche dalla letteratura di Pavese e Montale, il maestro di Senigallia ha prestato molta attenzione ai profondi contrasti, i neri fuliggine e i bianchi fluttuanti, nelle sue fotografie.

Era l'Europa del fotogiornalismo di Henri Cartier-Bresson, dei reportage dal fronte di Robert Capa. "Nel gotha dei professionisti anche Thilly Weissenborn - riferisce Job Andersen per il sito Adviesjagers.nl - fotoreporter di famiglia olandese, fra le primissime donne a documentare le colonie javanesi dei Paesi Bassi. Iniziò la carriera nel prestigioso Atelier Kurkdjian, esaltando i paesaggi indonesiani e diventando riferimento per la fotografia turistica dell’epoca che oggi si trovano presso il Tropicale Museum Collection di Amsterdam. La Weissenborn cambiò il modo di raccontare romanticamente le Indie Orientali, mentre nasceva la pellicola 35mm, nuovo standard mondiale”.

Anche per Giacomelli l'attrezzatura di inizio carriera non fu il top di gamma, poiché nel '55 acquistò con sacrifici una Kobell di seconda mano con obiettivo Voigtländer che avrebbe impiegato per il resto della sua carriera: la sua inseparabile amica che, dichiarava lui stesso, stava insieme con il nastro adesivo e che perdeva pezzi. L'apparecchio prodotto dai milanesi Boniforti & Ballerio utilizzava rullini 120 per produrre negativi 6x9cm con obiettivi intercambiabili e flash sincronizzato.

La mostra Los Angeles è dedicata alla memoria di Daniel Greenberg, possibile grazie alle sue donazioni fatte con la moglie, Susan Steinhauser: appassionati collezionisti fotografici per oltre due decenni e membri fondatori del Getty Museum Photographs Council. Le opere esposte sono concesse da Greenberg e Steinhauser o acquistate in parte con le donazioni della coppia.

L’esibizione in terra di California si potrà visitare ancora per poco, precisamente fino al prossimo 10 ottobre, in un percorso espositivo di forte significato che rappresenta le principali tappe della vita artistica di Mario Giacomelli. Un altro tassello importante che va a sommarsi agli eventi previsti per i 20 anni dalla sua scomparsa e che arriva in un altro momento significativo per la comunità di Senigallia, ovvero la pubblicazione del primo libro sulla storia di questa città a rafforzare l’identità di un luogo di talenti.






Questo è un articolo pubblicato il 24-09-2021 alle 11:10 sul giornale del 25 settembre 2021 - 374 letture

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