Un anno dopo la sconfitta elettorale, Mangialardi: “Acquaroli ha vinto strumentalizzando i problemi e non ha mantenuto alcuna promessa”

4' di lettura Senigallia 20/09/2021 - Esattamente un anno fa, il centrosinistra regionale subiva una sconfitta elettorale che per la prima volta portava al governo della Regione Marche una coalizione di destra-destra. Una sconfitta inequivocabile nei numeri, ma frutto di un quadro ampiamente compromesso, dove la destra ha saputo strumentalizzare in maniera demagogica i problemi, sventolando una bacchtta magica che oggi sembra svanita nel nulla. 

Nei pochi mesi a disposizione, né io come candidato alla presidenza, né le tante persone che con il loro generoso impegno e la loro grande passione avevano deciso di mettersi in gioco, siamo riusciti a smascherare quell'inganno. E questo resta il mio grande rammarico.

Un risultato non certo inaspettato, nonostante che con l'entusiasmo e la voglia di partecipazione di molti fossimo riusciti a rimettere insieme una coalizione che al momento della mia candidatura non esisteva, costruendo collegialmente e in breve tempo un progetto riformista per la nostra Regione, capace di coniugare crescita economica, coesione sociale e sostenibilità ambientale, da opporre al populismo della destra che parlava (e continua a parlare) solamente alla pancia delle persone, senza portare soluzioni e amplificando i problemi.

Il ripensamento del sistema sanitario alla luce dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia da Covid-19 con un profondo rimodella mento dei servizi territoriali per una sanità di qualità più vicina ai cittadini, l’opportunità concreta di intercettare le risorse del Ricovery fund per far uscire le Marche dai suoi atavici ritardi infrastrutturali lanciando contemporaneamente un vero e proprio Green deal per la crescita sostenibile, il sostegno al tessuto imprenditoriale regionale per rafforzare la competitività e creare buona occupazione, la semplificazione amministrativa per sbloccare la Ricostruzione post sisma e sanare la profonda ferita tra le istituzioni e le comunità di quei territori, rappresentavano le priorità di quel nostro programma volto a coniugare quanto di buono era stato fino a quel momento realizzato e la evidente necessità di innovare radicalmente alcuni aspetti della politica regionale.

Oggi, a distanza di un anno, chiunque sia intellettualmente onesto non può che prendere atto di come i problemi che hanno provocato la sconfitta del centrosinistra siano ancora sul tappeto, e anzi si siano aggravati. Basti vedere ciò che accade nel mondo della sanità, dove a fronte di una gestione discutibile della crisi, l’eterno sorpreso presidente Acquaroli non solo ha palesemente malgestito la fase del contrasto al Covid (chi non ricorda la provincia di Ancona suddivisa irrazionalmente in zone rosse e gialle?) e condotto ambiguamente la campagna vaccinale, ma non ha, a oggi, ancora realizzato un solo punto del suo programma che non sia la demolizione sistematica di quanto costruito in precedenza. Scandaloso, per esempio, è che abbia voluto rivedere il Piano socio sanitario regionale senza prevedere un minimo di investimenti sulla sanità del territorio, che inevitabilmente rappresenterà nei prossimi anni l’orizzonte delle politiche sanitarie delle regioni.

Così come chiunque sia intellettualmente onesto, lo ripeto, non può non cogliere che quei rari aspetti positivi che hanno caratterizzato questo primo anno del nuovo governo regionale, siano il risultato di quanto seminato in precedenza. Basti pensare alla Ricostruzione, finalmente partita non certo grazie all’iniziativa di Acquaroli e dei suoi assessori, ma per merito di un uomo del e voluto dal centrosinistra come il commissario straordinario Giovanni Legnini, che dopo l’inerzia dei suoi predecessori, ha saputo imprimere una svolta efficace per restituire speranza e futuro a quei territori.

Certo, molti diranno che è solo il primo anno e che è necessario dare tempo al presidente. Vero, anzi verissimo, perché i problemi non si risolvono con la bacchetta magica (bacchetta che però Acquaroli e i suoi hanno costantemente esibito in campagna elettorale), ma ciò che preoccupa e sconcerta è che rispetto a un anno fa nulla è cambiato nell’approccio, con una maggioranza che dai banchi del consiglio regionale continua a bearsi del suo trionfo elettorale, mentre un presidente inerte e prigioniero dei conflitti interni alla destra, galleggia affannato grazie al salvagente rappresentato dal suo stretto rapporto con Giorgia Meloni. Un rapporto tra l’altro particolarmente oneroso per i marchigiani, visto il commissariamento de facto a cui è stata sottoposta la Regione Marche da parte della segreteria nazionale di Fratelli d’Italia.

Il secondo anno di legislatura che comincia da oggi sarà decisivo per verificare in maniera più nitida la strada che il presidente Acquaroli e la sua giunta intendono percorrere per non far perdere alle Marche il treno della ripresa. I segnali che ci giungono, però, non sono dei migliori e mi sembra che questa consapevolezza inizi a serpeggiare anche tra coloro che, forse troppo istintivamente, hanno voluto scommettere sulla destra e si ritrovano oggi a fare i conti con un governo assolutamente inadeguato alle necessità delle Marche. Per questo io e l'intero gruppo assembleare del Partito Democratico continueremo a esserci per contrastare la deriva che sta colpendo la regione e iniziare a costruire una nuova alternativa a questo governo che riparta dai bisogni dei cittadini e dalle esigenze del territorio. Senza demagogia, ma con competenza e serietà.


da Maurizio Mangialardi Capogruppo regionale PD - Assemblea Legislativa delle Marche





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-09-2021 alle 16:45 sul giornale del 21 settembre 2021 - 832 letture

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