Le associazioni storiche ricordano il 20 settembre, festa della Laicità e dell’Unità nazionale

2' di lettura Senigallia 20/09/2021 - L’Associazione di Storia Contemporanea ricorda, insieme alla sezione senigalliese dell’A.M.I. e al Centro Cooperativo Mazziniano “Pensiero e Azione”, il 151° anniversario della breccia di Porta Pia.

Alle 5 e 10 minuti della mattina del 20 settembre 1870 le batterie 2ª e 8ª del 7º Reggimento di artiglieria di Pisa dell’esercito italiano, comandato dal generale Raffaele Cadorna, aprirono il fuoco su Porta Pia. Con tale atto, il processo di unificazione italiana aggiungeva un ulteriore tassello, annettendo al Regno d’Italia Roma che l’anno dopo sarebbe diventata la terza e definitiva capitale italiana. Finalmente scompariva dalle cartine europee una delle realtà più anacronistiche dell’epoca, lo Stato pontificio.

La sproporzione delle forze in campo – 65.000 italiani contro poco più di 13.000 raccogliticce milizie papaline – fece sì che alle 17.30 i comandanti dei due eserciti potessero siglare la resa dell’Urbe. Il 20 settembre è stata festa nazionale italiana dal 1871 al 1930, allorché è stata abolita in seguito alla firma dei Patti Lateranensi, anche se come una proposta del 20 settembre come “solennità civile” è stata avanzata alla Camera nel 2016. Si dice che il primo cannone a sparare dal Gianicolo, ritualità che si ripete ogni giorno a mezzogiorno, fosse proprio quello usato dall’artiglieria del Regno d’Italia per aprire la breccia di Porta Pia ed entrare in Roma. Dal momento che l’ultimo papa-re, Pio IX, aveva scomunicato chiunque avesse osato sparare contro la città, i comandi italiani assegnarono il compito al giovane capitano di artiglieria Giacomo Segre, 31enne ebreo piemontese di Chieri (nato nel 1839, quando nella sua città c’era ancora il ghetto, chiuso poi nel 1848) che, al comando della 5a batteria del IX reggimento di artiglieria, ordinò d’aprire il fuoco. Lo fece tra l’altro con rispetto della storia dell’arte italiana – unica davvero al mondo – poiché dispose di cannoneggiare non certo la Porta Pia, opera monumentale del Michelangelo, ma le basse mura a destra della Porta, ritenute, erroneamente, più deboli; infatti le mura Aureliane erano ben costruite e i soldati mercenari pontifici non solo non si arrendevano ma reagirono, contravvenendo agli ordini, determinando alla fine più morti degli italiani.

È stato calcolato che furono necessari ben 888 colpi per avere la meglio sulle difese e aprire una grossa breccia da cui i bersaglieri poterono passare. Roma, aveva detto Cavour in Parlamento prima di morire (6 giugno 1861), doveva essere la capitale d’Italia. Per l’ultimo atto, onde evitare la scomunica papale, fu necessario uno storico stratagemma. La sede associativa sarà aperta oggi pomeriggio dalle 17.30 alle 19.00: i soci potranno venire a ritirare gli ultimi libri pubblicati e le tessere associative.


da Associazione di Storia Contemporanea
Senigallia





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-09-2021 alle 09:55 sul giornale del 21 settembre 2021 - 224 letture

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