Schiacciate, sacrificio e soddisfazioni, la pallavolo dalle parole di Roberto Paradisi: ‘’La pallavolo è l’unico sport in cui il singolo non fa mai la differenza’’

4' di lettura Senigallia 17/09/2021 - Vivere Senigallia prosegue gli incontri con i protagonisti dell’attività sportiva locale. In questa occasione abbiamo incontrato Roberto Paradisi, fondatore e oggi direttore tecnico della U.S. Pallavolo Senigallia, ci racconta qualche aneddoto sulla società e ci illustra questa disciplina.

Quando e come nasce la tua passione per la pallavolo?

Nasce da bambino. Ho iniziato con il minivolley (oggi lo chiamano “S3”, giusto per una malcelata voglia di rendere più complicate le cose) fino a giocare in serie C. Poi, dopo una pausa di qualche anno legata agli impegni universitari ho iniziato ad allenare. Più che una passione, direi che la pallavolo è stata ed è una compagna di vita.

Facciamo un breve cenno storico alla società

Proprio lo scorso anno, in piena pandemia, abbiamo festeggiato i 20 anni della US Pallavolo. L’ho fondata, insieme ad un gruppo di amici veri, primo tra tutti l’attuale vice-presidente Simone Facchini, a settembre del 2000. La società è nata in una notte, al termine di una lunghissima riunione in cui valutavamo la possibilità e la necessità di scinderci dalla vecchia AS Volley (oggi sciolta) per una diversità di vedute sulla gestione societaria e sul peso attribuito al settore giovanile. Il tempo ci ha dato ragione, anche se riconosco ai protagonisti della pallavolo di allora (gli ultimi furono Nardella e Palma) un impegno ed una passione straordinari che ci hanno sempre accomunato. Quando abbiamo fondato la US Pallavolo Senigallia, in città, esistevano ben 5 società di pallavolo. Oggi ne esistono tre e la US Pallavolo Senigallia è diventata nella stagione 2018-2019 la prima società pallavolistica della provincia di Ancona, la seconda nella regione Marche e la 16° a livello nazionale. Siamo inoltre, in assoluto, la società sportiva senigalliese con più atleti iscritti. Abbiamo superato persino il calcio, obiettivo nemmeno ipotizzabile qualche anno fa.

Quali corsi e iniziative svolgete? Quali sono i migliori piazzamenti che avete ottenuto nel corso di questi anni?

Abbiamo conquistato e manteniamo la massima serie regionale con il settore femminile e la serie D nel settore maschile (che quest’anno, finalmente, rilanciamo con un grande progetto affidato ad Alberto Lanari, uno dei migliori allenatori marchigiani). Soprattutto però abbiamo ottenuto un crescendo di piazzamenti nel settore giovanile nel corso degli anni, ad iniziare dalla vittoria dei tornei provinciali di pochi anni fa nelle under di ingresso, fino alla vittoria della finale provinciale under 17 di quest’anno e il piazzamento quale vice-campioni regionali. La coronazione di un lavoro lunghissimo nel settore giovanile. Ma il risultato più grande è l’aver creato uno straordinario movimento con oltre 460 iscritti ed almeno 20 campionati disputati ogni anno. Numeri da capogiro.

La pallavolo è uno degli sport più praticati in Italia, seconda solo al calcio per gli uomini ed è lo sport più diffuso fra le donne. Come vedi secondo il tuo parere l’evolversi, anche a livello mediatico, di questa disciplina nel suo futuro?

La pallavolo femminile, a parte i crolli di iscrizioni e il picco di abbandoni legati alla pandemia ed ora purtroppo alla necessità di green pass (una misura che, se non temperata dalla possibilità di effettuare tamponi gratis o a bassissimo costo, restituirà alla strada migliaia di ragazzi) è in continua crescita. Molto critica invece la situazione maschile: sembra che la pallavolo non riesca più a sfondare nell’immaginario collettivo degli adolescenti. Io credo che da quando la pallavolo ha voluto scimmiottare il calcio, diventando più fisica e meno tecnica, abbia in parte perso il suo fascino. Tra l’originale e la copia, si preferisce sempre l’originale.

Quanto è importante secondo te la coesione tra i suoi componenti all’interno di una squadra di pallavolo?

La pallavolo è l’unico sport in cui il singolo non fa mai la differenza. Non sono previste azioni individuali, anzi sono impossibili. Le olimpiadi e poi gli europei della squadra femminile lo dimostrano: l’individualismo esasperato dimostrato da alcune (una in particolare) in campo ha portato alla sconfitta impietosa a Tokyo di una delle squadre più forti del mondo. Di contro, ridimensionati (con ogni evidenza in campo) gli individualismi, la stessa squadra ha stravinto gli europei. La coesione del gruppo è tutto nella pallavolo: lo definirei un meccanismo “organico” in cui realmente o ci si muove come una sola persona o si è destinati alla sconfitta.

Obiettivi e ambizioni per il futuro?

Noi viviamo principalmente il presente. Certamente abbiamo ambizioni e sogni ancora da realizzare. Ma preferiamo cogliere l’attimo di una esperienza unica che è la formazione sportiva e culturale dei nostri ragazzi.








Questa è un'intervista pubblicata il 17-09-2021 alle 11:09 sul giornale del 18 settembre 2021 - 517 letture

In questo articolo si parla di sport, intervista, edoardo diamantini

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