Vaccinazione eterologa: il prof. Silvestri, "Sì alla seconda dose con mRNA al posto dell'Astra Zeneca"

guido silvestri 3' di lettura Senigallia 14/06/2021 - Dopo lo stop all'uso dei vaccini a vettore virale e dunque dell'Astra Zeneca per la seconda dose necessaria a completare il ciclo vaccinale (l'altro vaccino a vettore virale Johnson&Johnson prevede una sola dose) per gli under 60, si è aperto il dibattuto sull'utilizzo della vaccinazione eterologa. Ossia l'uso di un vaccino mRNA come seconda dopo, dopo la prima somministrata con Astra Zeneca.

Nelle ultime ore il Ministro Speranza ha dato via libera all'utilizzo della vaccinazione eterologa ma le regioni sembrano andare in ordine sparso. Dalla comunità scientifica arrivano rassicurazioni e tra le voci più autorevoli c'è quella dell'immunologo senigalliese prof. Guido Silvestri, che motiva come suo solito con linguaggio chiaro e scientifico, il giudizio favorevole all'uso di due vaccini con tecnologie diverse come quelli a vettore virale e quelli a mRNA messaggero.

"Ribadisco il mio pieno sostegno alla recente decisione delle autorità italiane di permettere che dopo una prima dose di Astra Zeneca si possa fare la seconda dose di richiamo con un vaccino a mRNA (quindi Pfizer o Moderna). Non solo questa scelta ha senso "intuitivamente”, cioè basandosi sui principi base della virologia e della vaccinologia, ma si stanno anche accumulando dati di laboratorio che confermano abbastanza chiaramente la opportunità di questo approccio -spiega il prof. Silvestri- Mi riferisco soprattutto allo studio di Rudiger Gross et al. postato di recente su MedRxiv (“Heterologous ChAdOx1 nCoV-19 and BNT162b2 prime-boost vaccination elicits potent 3 neutralizing antibody responses and T cell reactivity”), in cui si mostra, tra le altre cose, come il protocollo di vaccinazione “misto (Astra Zeneca seguito da Pfizer/BioNTech) sia sicuro mentre i sieri delle persone sottoposte a questa immunizzazione abbiano titoli anticorpali molto potenti contro le varianti inglese, sudafricana ed indiana di SARS-CoV-2.

Aggiungo che lo studio in questione viene dal laboratorio del Prof. Frank Kirchhoff, direttore dell’Istituto di Virologia della Università di Ulm in Germania. Frank, con cui ho discusso questi dati via Skype di recente, non solo è uno dei miei collaboratori storici -- abbiamo 14 lavori insieme su PubMed, di cui uno su Nature, uno su Cell e due su Nature Medicine – ma soprattutto è virologo di assoluto valore internazionale (al contrario di certi “fenomeni evolutivi” che pontificano sui social e/o giornalini online con sicumera pari solo alla loro mediocrità scientifica).
Ribadisco anche che di fronte alla tragedia della ragazza genovese morta dopo la somministrazione del vaccino AZ bisogna cercare di reagire in modo il più possibile razionale e pragmatico, ed evitando soprattutto di mettere in discussione alla radice le ragioni per cui si sta facendo questa campagna vaccinale (ragioni per le quali, tra le altre cose, non si è esitato in passato a usare metodi come i cosiddetti lockdowns che di danni, diretti o indiretti, ne hanno fatti certamente molti più dei vaccini)".







Questo è un articolo pubblicato il 14-06-2021 alle 11:49 sul giornale del 15 giugno 2021 - 1947 letture

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