Ipovisione ed ipovedenti: tutto quello che c'è da sapere spiegato dall'Oculistica di Senigallia

6' di lettura Senigallia 21/04/2021 - Con gli esperti dell'ambulatorio di Oculistica dell'Ospedale di Senigallia, diretto dal dott. Stefano Lippera, parliamo di ipovisione e ipovedenti.

Chi è l’Ortottista?
L’ortottista assistente in oftalmologia è un professionista sanitario con formazione esclusivamente universitaria che dal 1955 si occupa di prevenzione visiva, valuta lo sviluppo visivo nel bambino , disturbi come l’affaticamento visivo, il bruciore, la lacrimazione, la cefalea, la visione doppia o confusa spesso legati all’utilizzo all’uso di pc o di cellulari. Esegue tutti gli esami strumentali necessari alla diagnosi di patologie, screening in età pediatrica e in età adulta ( glaucoma, retinopatie) Esercita nei centri ortottici pubblici e privati, nei servizi di medicina di base, nei centri di riabilitazione e nei centri di medicina legale. E’ l’unica figura professionale abilitata e specializzata nella riabilitazione visiva dei pazienti che hanno una visione gravemente compromessa (IPOVISIONE)

Che cosa è l’ipovisione
Il termine “ipovisione” è uscito di recente dal lessico specialistico degli oftalmologi ed è una realtà poco conosciuta che, spesso ed erroneamente, viene assimilata alla cecità. Si caratterizza autonomamente non solo da un punto di vista medico-oftalmologico ma anche psicologico e psicosociale. A tutt’oggi, il termine “ipovisione” e il relativo aggettivo “ipovedente” sono poco diffusi fuori dagli ambienti specialistici, sostituiti da termini più ambigui e dalla connotazione più negativa quali “subvedente”, “semicieco”, “visuleso”, “handicappato visivo”. L’ipovisione è un’importante e permanente riduzione della funzione visiva o del campo visivo, conseguenza di una patologia irreversibile, non correggibile né con farmaci né chirurgicamente e neppure con occhiali tradizionali e che interferisce con la capacità di eseguire le attività quotidiane. L’ ipovisione allo stato attuale è un problema prioritario per i servizi sanitari di tutti i paesi. Da 52 milioni di ipovedenti nel 1972 siamo passati a 220 milioni nel 2015 nel mondo. In termini numerici la popolazione colpita è l’ 1,5% ed è in costante crescita.

A che cosa è dovuto questo incremento?
La migliorata assistenza neonatologica per l’età pediatrica, la diminuzione delle nascite, l’incremento della vita media per l’età adulta ed anziana hanno aumentato il numero degli ultrasessantacinquenni. ( un bambino ogni tre anziani) Più a lungo si vive più sarà probabile sviluppare la degenerazione maculare legata all’età, causa più frequente di perdita della vista. Poi il miglioramento delle cure e delle terapie chirurgiche e laser in campo oftalmologico ha creato un paradosso cioè ha ridotto l’evolversi di patologie che avrebbero portato alla cecità bloccandole allo stato di ipovisione. Inoltre potrebbe essere il risultato delle ns abitudini alimentari, dei metodi di produzione alimentare o l’effetto di più di mezzo secolo di pesante inquinamento industriale.

Ma quando un paziente viene definito ipovedente?
Innanzitutto un soggetto può avere una ipovisione centrale o una ipovisione periferica o entrambe. Nella ipovisione centrale è danneggiato il visus o acuità visiva o detto più comunemente la vista che è la visione centrale cioè quella capacità dell’occhio di vedere i più fini particolari di un oggetto che sta fissando. Secondo l’OMS un soggetto è ipovedente quando ha un’ acuità visiva nell’occhio migliore compresa tra i 3/10 e 1/20 e quindi si parla di ipovisione centrale Una riduzione dell’ acuità visiva a 3/10 vuol dire leggere a 3 metri ciò che un individuo normale legge a 10 metri ; un visus di 1/20 vuol dire leggere a 50 cm quello che una persona normale legge a 10 metri. Un soggetto può essere ipovedente anche con una importante riduzione del campo visivo (sotto i 60°) Il campo visivo o visione periferica è invece la quantità di spazio che l’occhio percepisce quando fissa qualcosa, cioè tutto quello che vediamo indistintamente con la coda dell’occhio ma che ci permette di avere il controllo dello spazio e di spostarci in sicurezza. L’ ipovisione periferica può essere invalidante ancor più dell’ipo centrale, perché azzera la capacità di orientarsi, può paragonarsi alla visione attraverso il buco della serratura, o come mi descriveva una paziente “avere la capacità di vedere una formica ma non riuscire a vedere un elefante”.

Chi è il paziente ipovedente?
L’ipovedente è un individuo che vede malissimo ma che possiede ancora un residuo visivo che può essere potenziato attraverso la riabilitazione che ha per obiettivo principale l’autonomia e l’indipendenza, indispensabili per migliorare la qualità della vita. E’ quasi sempre un soggetto anziano che nella maggior parte dei casi ha altre forme di invalidità per altre patologie ( ipoacusia, diabete, ..), spesso è psicologicamente fragile, anche perché si trova nella spiacevole situazione di perdere l’autonomia, talvolta in condizioni di solitudine ed emarginazione sociale dovuta all’uscita dal mondo produttivo. La perdita della capacità visiva cambia in maniera irreversibile la vita e le relazioni esterne.

Quali sono le difficoltà della persona ipo?
Limitazioni compromesse: normali attività della vita quotidiana (vestirsi, lavarsi, curare la propria persona, controllare una bolletta, maneggiare e riconoscere i soldi) attività domestiche ( pulire, fare la spesa, mangiare) attività di relazione e svago ( scrivere, telefonare , giocare a carte, guardare la tv) la propria attività lavorativa (pc, guida) capacità di movimento e spostamento (uscire da soli, prendere un mezzo, attraversare la strada) In conclusione è una persona che ha bisogno di assistenza nonché di aiuto psicologico e sociale che va sostenuta continuamente perché il successo riabilitativo dipende quasi esclusivamente dall’interesse, dalla motivazione e dal senso di adeguatezza che riesce a trovare in se stesso. La perdita della vista al giorno d’oggi, sia totale che parziale, è da sempre considerata una delle evenienze più drammatiche che possa colpire un individuo che si trova costretto a vivere l’ambiente attraverso la mediazione di altri soggetti. D’altronde il settentenne di oggi ha davanti a sé una percezione di futuro più ampia, dai 15 ai 25 anni, permettendosi quindi di avere una progettualità che va dalla lettura, agli svaghi, ai viaggi e allo sport; alcuni di loro non sono neanche in pensione.

Quindi che si può fare?
Dal 2003 è attivo nel nostro ospedale il servizio di Riabilitazione visiva per gli ipovedenti, coordinato dal dr. Stefano Lippera, Direttore dell’ u.o. oculistica e dall’ ortottista Daniela Maggi. Il servizio di RV rappresenta il “terminal” della terapia del paziente con patologie oculistiche e l’obiettivo non è certamente restituire alle persone una vista che non c’è più ma è quello di far utilizzare al meglio le loro potenzialità visive residue per ridare una qualità di vita migliore una maggior autonomia e dignità. Il successo nella riabilitazione dell’ ipovisione è una riduzione del livello di difficoltà per svolgere un determinato compito, attraverso l'insegnamento al paziente di strategie alternative per raggiungere l'obiettivo È quanto mai necessario, allora, che vengano incrementate le occasioni utili a far conoscere l’ ipovisione come una condizione a se stante, di modo che il cittadino comune sappia come interagire con le persone che versano in essa in un’ottica di crescente integrazione e, al contempo, che gli specialisti continuino a proporre interventi e strumenti sempre più rispondenti alle sue peculiari esigenze. La RV con tutti i suoi limiti deve essere consigliata per sopperire, in parte, alle insufficienze delle terapie per le patologie oculari.


da Daniela Maggi
Ortottista-Assistente in Oftalmologia all'Oculistica Ospedale di Senigallia

 







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 21-04-2021 alle 13:10 sul giornale del 22 aprile 2021 - 612 letture

In questo articolo si parla di attualità, comunicato stampa e piace a Daniele_Sole

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/bYBM





logoEV