Cgil lancia l'allarme: in provincia di Ancona 2 pensionati su 3 sotto la soglia di povertà

pensione 3' di lettura Senigallia 14/04/2021 - Sono 183 mila le prestazioni pensionistiche e assistenziali attualmente erogate dall’INPS nella provincia di Ancona, e di queste 105 mila sono le pensioni di vecchiaia (pari al 57,6% del totale), 7 mila sono le pensioni di invalidità (4,1%), 43 mila le pensioni ai superstiti (23,8%), 3 mila le pensioni/assegni sociali (1,9%) e 23 mila sono le prestazioni a invalidi civili (12,5%).

E’ quanto emerge dai dati dell’INPS sulle pensioni vigenti nel 2021 (escluse le gestioni dei lavoratori pubblici), elaborati dall’IRES CGIL Marche. Dal 2017, il numero delle pensioni erogate nella provincia è diminuito del 3,9%, pari a circa 7 mila prestazioni in meno. Nello stesso periodo si è innalzata l’età media dei percettori delle pensioni di vecchiaia. Ciò è particolarmente evidente per coloro che sono stati lavoratori dipendenti: i pensionati con meno di 65 anni di età sono appena il 9,4% del totale, mentre coloro che hanno oltre 80 anni sono passati in cinque anni dal 40% al 44,5%.

Secondo Domenico Sarti, segretario generale SPI CGIL Ancona: “I dati dell’INPS confermano che i lavoratori possono accedere al diritto alla pensione sempre con età più avanzata. Occorre rimettere mano ad una vera riforma della previdenza che garantisca la possibilità di andare in pensione a 62 anni o con 41 anni contributi come sosteniamo con la piattaforma unitaria CGIL, CISL, UIL”.

L’importo medio delle pensioni nella provincia di Ancona è di 788 euro lordi, con valori medi che variano dai 1.006 euro delle pensioni di vecchiaia ai 447 euro delle pensioni e assegni sociali. L’importo medio delle pensioni di vecchiaia nella provincia è in linea con quello delle Marche (-29 euro mensili rispetto alla media regionale) ma inferiore a quello nazionale ( -241 euro lordi). Dopo Fermo, Ancona è la provincia in cui questo importo risulta più basso. Significativa è la differenza tra uomini e donne relativamente all’importo della pensione di vecchiaia: se i primi percepiscono 1.235 euro lordi, le donne arrivano a 721 euro, pertanto queste ricevono mediamente 514 euro in meno ogni mese (-41,6% rispetto agli uomini).

Continua Domenico Sarti: “Questa dato è legato alla differenza salariale a svantaggio per le lavoratrici e da carriere di lavoro più discontinue”. Nella provincia di Ancona, 118 mila prestazioni pensionistiche, pari al 64,5% del totale, sono inferiori a 750 euro al mese: dunque, 2 pensionati su 3 percepiscono un importo che non consente loro di superare la soglia della povertà. Anche da questo punto di vista si confermano notevoli differenze di genere: gli uomini con pensioni fino a 750 euro sono il 48,2% del totale mentre per le donne tale percentuale sale al 76,4%.

“I dati dell’INPS- afferma Domenico Sarti- confermano le difficoltà di migliaia di pensionati della provincia, che fanno i conti con pensioni troppo basse. Pertanto, occorre intervenire su un duplice piano: da una parte prevedere un incremento per le pensioni basse con un sistema di rivalutazione più reale all’andamento del costo della vita, dall’altra parte una riforma fiscale che allinei la differenza fiscale con il lavoro dipendente. Inoltre, occorre abbassare il carico fiscale in Italia per tutti i redditi da lavoro dipendente e da pensione che oggi garantiscono oltre l’80% del totale gettito da Irpef”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-04-2021 alle 13:36 sul giornale del 15 aprile 2021 - 707 letture

In questo articolo si parla di pensione, politica, Spi Cgil, comunicato stampa





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