Riflessioni della Dott.ssa Vera Stoppioni - Neuropsichiatra infantile - sulla didattica a distanza

pediatrica 5' di lettura Senigallia 06/03/2021 - Le difficoltà che la pandemia ha generato stanno lasciando un segno evidente sull'aspetto psicologico della vita. A risentirne maggiormente sono i più piccoli ed ancor più gli adolescenti, nonostante abbiano dato prova, a marzo dell’anno scorso quando tutto è stato chiuso, di grandi capacità di adattamento ad una situazione del tutto insolita ed inaspettata.

A marzo ci sono riusciti più velocemente e più facilmente degli adulti. Ma non potevano prevedere che a pochi mesi di distanza la situazione si sarebbe ripetuta. Rivivere questa situazione li ha messi a dura prova emotivamente. Anche la routine scolastica è stata stravolta, con l’introduzione della didattica a distanza (DAD). Una realtà che interessa tutti noi se pensiamo che l’educazione e l’istruzione dei bambini e dei ragazzi sono le basi del futuro della nostra società.

Il temine didattica a distanza è usato spesso in modo generico per identificare un tipo di insegnamento “a distanza” cioè un insegnamento in cui non c’è condivisione di uno spazio fisico e dove manca interazione fisica tra insegnanti e studenti e tutto è mediato dall’utilizzo di mezzi tecnologici.

La DAD comprende però modalità differenti che prevedono formazioni differenti degli insegnanti e, forse, responsabilità differenti degli stessi rispetto agli allievi.

La DAD può consistere in registrazioni di audio o video lezioni e nel caricamento su una piattaforma che permette agli studenti di usufruirne, subito o step by step, per un tempo limitato, o illimitato. Prevede anche la vera e propria attivazione di lezioni in diretta, online attraverso piattaforme o mezzi che permettono di mettere in contatto più persone contemporaneamente connesse tra loro. Qualche volta si esaurisce nell’invio di materiale e di compiti da eseguire senza alcuna spiegazione aggiuntiva.

Insomma, la didattica a distanza è una realtà vasta, non omogenea che può avere vantaggi e svantaggi.

Uno dei vantaggi della DAD è la possibilità di dedicarsi alla formazione anche senza spostarsi dalla propria casa; può generare flessibilità, soprattutto quando è costruita con materiale registrato; sicuramente ha velocizzato la formazione informatica di scolari ed insegnanti.

Certamente il vantaggio più grande della DAD nel periodo della pandemia è stato il fatto che ha permesso di non interrompere rapporti tra insegnanti e bambini/ragazzi e tra bambini/ragazzi tra loro, anche se mediati dallo schermo…. a patto che i bambini potessero usufruire a casa di strumenti informatici.

Se i vantaggi sono importanti, da considerare sono però i tanti svantaggi o meglio i limiti, soprattutto quando tale modalità di insegnamento riguarda i più piccoli. In primo luogo fare “lezione” attraverso la tecnologia annulla la dimensione dell’interazione insegnante-studenti e tra gli studenti. Anche quando la lezione è in diretta, mancano elementi quali il contatto fisico e la comunicazione vis-a-vis che prevede gestualità, scambi veloci, possibilità di interventi immediati con spiegazioni che, fatte in presenza, richiedono la messa in atto di maggiore generattività e flessibilità. Con i più piccoli, con chi comincia un percorso di apprendimento, la DAD impedisce un controllo immediato dell’esecuzione del compito ed un’eventuale indicazione immediata per modificare qualcosa che non è fatto correttamente, evitando così il consolidarsi di un errore. Non permette l’”insegnamento collettivo”, che prevede che l’insegnamento sia rivolto a tutto il gruppo di bambini, ma che contemporaneamente possa essere modificato a seconda delle difficoltà che l’insegnante può “vedere” nel gruppo classe che ha di fronte. Ritengo che l’apprendimento in gruppo sia un elemento importantissimo per la costruzione dell’autonomia di lavoro. Non permette il nascere ed il crescere della dimensione “dell’aiuto”, quando un bambino o un ragazzo aiuta un compagno che si trova in difficoltà. Non permette la costruzione del “gruppo sociale”, soprattutto negli alunni più piccoli. Mi viene da pensare che forse la DAD può ridurre il senso di responsabilità dell’insegnante relativamente all’apprendimento dei suoi allievi, lontani, poco visibili e comunque in qualche modo supportati nell’apprendimento molto più di prima da altri attori che non sono gli insegnanti, ma che sempre più spesso sono i genitori o i nonni.

Mentre per gli adolescenti anche la modalità in DAD può essere efficace nel mantenere attenzione verso lo studio e verso interessi personali, questo può avvenire con molte più difficoltà negli studenti più piccoli che devono ancora costruire interessi e che, tra le altre cose, sono quelli più esposti alle conseguenze delle “differenze sociali” che la DAD ha messo in luce.

La didattica in presenza da sola non può fare molto per ridurre le difficoltà create dalla pandemia a bambini ed adolescenti. Che dire degli adolescenti che hanno dovuto allentare “ i loro legami e sogni d’amore”! Può rappresentare sicuramente un ritorno alla routine, al recupero delle abitudini e di scambi sociali, ma non basta a compensare tutto quello che è successo in questi mesi. Anche una didattica a distanza ben organizzata e ben costruita può rappresentare un primo passo per fare stare meglio i ragazzi, ma richiede molto studio ed applicazione da parte degli adulti che la praticano.

Articolo redatto dalla dott.ssa Vera Stoppioni Neuropsichiatra infantile
Riceverà a Pediatrica il giorno 10 marzo 2021

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Questo è un MESSAGGIO PUBBLICITARIO - ARTICOLO A PAGAMENTO pubblicato il 06-03-2021 alle 00:02 sul giornale del 08 marzo 2021 - 655 letture

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