Caso Gregoretti: a Catania nuova udienza a carico dell'ex ministro Salvini

3' di lettura Senigallia 05/03/2021 - Nuova udienza preliminare, venerdì 5 marzo, nell'aula bunker del carcere Bicocca di Catania, per l'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini, imputato per sequestro di persona.

Il giudice per le udienze preliminari Sarpietro deciderà poi se accogliere la richiesta delle parti civili di ascoltare in aula, come testimone, l'ex Presidente dell'Anm Luca Palamara. Giovedì 4 marzo, le parti civili, tra cui Legambiente, Arci e l'associazione AccoglieRete, hanno depositato tramite l'avvocato Corrado Giuliano, la richiesta formale anticipata nella scorsa udienza. I legali chiedono di ascoltare Palamara "autorevole figura di snodo istituzionale tra Csm, Anm, Presidenza della Repubblica e figure politiche e di governo di primo piano per fare chiarezza su uno spazio grigio, una preoccupante zona d'ombra in ragione dell'importanza del presente giudizio e del clima nel quale si sono consumate le fasi del procedimento".

Venerdì 5 marzo Verrà ascoltato anche l'ambasciatore Maurizio Massari, in qualità di rappresentante permanente dell'Italia all'Unione Europea. L'ex ministro dell'Interno sarà presente in aula, di fronte al gup Sarpietro, per la quinta udienza, con il suo legale, l'avvocato Giulia Bongiorno. Le parti civili chiedono il rinvio a giudizio del leader del Carroccio. Sull'altro fronte, l'accusa, ha chiesto invece una sentenza di non luogo a procedere.

L'accusa è quella di aver "abusato dei suoi poteri privando della libertà personale 131 migranti a bordo dell’unità navale Gregoretti della guardia costiera italiana dalle 00:35 del 27 luglio 2019 fino al pomeriggio del 31 luglio", quando fu disposta l’autorizzazione allo sbarco nel porto di Augusta, nell’ambito di un accordo per la distribuzione dei migranti in altri cinque Paesi Ue.

Sul caso Gregoretti, la Procura, guidata da Carmelo Zuccaro, si era già pronunciata per il non luogo a procedere, ritenendo che "l’attesa di 3 giorni per uno sbarco non possa considerarsi un’illegittima privazione della libertà dei migranti a bordo della nave. Inoltre, per gli inquirenti sulla nave vennero garantiti assistenza medica, viveri e beni di prima necessità e lo sbarco immediato di malati e minorenni", come sostenuto dallo stesso Salvini nella sua memoria difensiva.

Il Tribunale dei ministri, chiedendo invece il processo, evidenziò come Salvini fosse stato responsabile di aver "determinato consapevolmente l’illegittima privazione della libertà personale dei migranti, costretti a rimanere in condizioni psicofisiche critiche a bordo. I tre giudici per i reati ministeriali hanno inoltre sostenuto come non vi fossero ragioni tecniche ostative all'autorizzazione allo sbarco, e che le persone soccorse potevano tempestivamente essere sbarcate e avviate all'hot spot di prima accoglienza per l'identificazione, salvo poi essere smistate secondo gli accordi eventualmente raggiunti a livello europeo".

Salvini ha fatto ripetutamente presente che: "non ci fu alcun sequestro di persona, non essendosi verificata alcuna illecita privazione della libertà personale nei giorni in cui i migranti rimasero a bordo della Gregoretti, in attesa dell’organizzazione del loro trasferimento presso la destinazione finale. A tutte le persone a bordo della nave furono garantite cure e assistenza adeguate al caso di specie, nonché un continuo controllo delle condizioni di salute".

Nel corso dell'udienza preliminare sono stati ascoltati Luciana Lamorgese, Luigi Di Maio, Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta.






Questo è un articolo pubblicato il 05-03-2021 alle 09:20 sul giornale del 06 marzo 2021 - 208 letture

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