"Il tempo di Caravaggio": sino al 2 maggio, ai Musei Capitolini di Roma in mostra i dipinti caravaggeschi della collezione Roberto Longhi

1' di lettura Senigallia 02/03/2021 - Non va assolutamente dimenticata, ai Musei Capitolini, la mostra "Il tempo di Caravaggio", che ha riaperto a febbraio e sarà visibile sino al 2 maggio (orario: tutti i giorni ore 9.30-19.30, tranne - per ora - sabato e domenica: controllare, comunque, sul sito dei Capitolini, data la frequente evoluzione delle norme anti-Covid.

La mostra, curata da Maria Cristina Bandera, direttore scientifico della Fondazione Longhi, è dedicata alla raccolta dei dipinti caravaggeschi del grande storico dell’arte e collezionista Roberto Longhi (Alba 1890 – Firenze 1970), di cui è ricorso nel 2020 il cinquantenario della scomparsa. Un maestro, Longhi, che è stato determinante nella formazione di vari altri grandi: come, anzitutto, Federico Zeri (che gli rende omaggio nella sua autobiografia del 1996, pur senza dimenticare i lati umani criticabili del personaggio) e Pier Paolo Pasolini (che proprio con Longhi si laureò da giovane, in Lettere, indirizzo Storia dell'arte).

Nella sua dimora fiorentina, villa "Il Tasso", oggi sede della Fondazione che gli è intitolata, Longhi raccolse un numero notevole di opere dei maestri di tutte le epoche, che furono per lui occasione di ricerca. Tra queste, il nucleo più rilevante e significativo è senza dubbio quello che comprende le opere del Caravaggio e dei suoi seguaci: la mostra ai Musei Capitolini comprende oltre 40 dipinti di artisti seicenteschi (italiani, francesi, ecc...) che han variamente risentito l'influsso del "Gran lombardo" della pittura. Cui son stati tributari, in seguito, nomi come Rembrandt, Rubens, Velazquez. Tra le opere esposte a Roma, anche il celeberrimo "Ragazzo morso da un ramarro".

Ingresso al museo acquistabile online all’indirizzo museiincomuneroma.vivaticket.it






Questo è un articolo pubblicato il 02-03-2021 alle 10:19 sul giornale del 03 marzo 2021 - 176 letture

In questo articolo si parla di cultura, articolo, Fabrizio Federici

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