Giornata per la fratellanza umana: le riflessioni del professor Colombi con Caritas sull'enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco

3' di lettura Senigallia 04/02/2021 - Il 4 febbraio si celebra la prima Giornata internazionale per la fratellanza umana, istituita il 21 dicembre 2020 dall’ONU in ricordo della firma del Papa del Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune.

Per approfondire il tema della fratellanza e dell’attenzione alle povertà mercoledì 3 febbraio il professor Massimiliano Colombi, docente di Sociologia presso l’Istituto teologico marchigiano, ha incontrato online operatori e volontari Caritas Senigallia sul tema dell’ultima enciclica di Papa Francesco, “Fratelli tutti”. Un’enciclica che ha una dimensione universale, che connette politica, economia con una visione antropologica e culturale molto chiara perché rilancia l’idea di una Chiesa in cui fede e vita stanno davvero insieme. Un’enciclica che è anche un progetto per il futuro, perché nessuno di salva da solo, siamo tutti sulla stessa barca e siamo esortati a rompere le inerzie, richiamando un’idea di fede audace.

Papa Francesco dà l’immagine una Chiesa sempre in movimento, in azione, e questo suo ragionare sulla centralità dell’azione è una grande novità: stiamo vivendo tutti un tempo di esodo e dovremmo cercare di capire come vivere questo attraversamento. Il sogno di Francesco è quello di una Chiesa che si ricompone, che rimette insieme anche il senso sociale dell’esistenza, che si chiede dove stiamo andando, con chi e chi resta indietro.

Un severo Papa Francesco parla di analfabetismo sociale: “Dobbiamo riconoscere la tentazione che ci circonda di disinteressarci degli altri, soprattutto dei più deboli… Siamo cresciuti in tanti aspetti ma siamo analfabeti nell’accompagnare, curare e sostenere i più fragili e deboli delle nostre società sviluppate. Ci siamo abituati a girare lo sguardo, a passare accanto, a ignorare le situazioni finché queste non ci toccano direttamente”. Accompagnare non è solo fare compagnia ma farsi compagnia, implica la reciprocità; curare è un gesto molto concreto ma è anche prendersi a cuore qualcuno; sostenere è l’ultimo di questa serie di verbi che ci permetteranno di recuperare il nostro analfabetismo sociale.

Messaggio molto rivoluzionario e atipico in ambito ecclesiale è quello apre al punto 11 dell’enciclica: “Ogni generazione deve far proprie le lotte e le conquiste delle generazioni precedenti e condurle a metà ancora più alte. È il cammino. Il bene, come anche l’amore, la giustizia e la solidarietà, non si raggiungono una volta per sempre: vanno conquistati ogni giorno”. Dobbiamo quindi assumerci le nostre responsabilità, elevare le conquiste passate con testardaggine, non accontentarci e continuare a lottare contro le ingiustizie lontane e vicine, anche quelle che non siamo allenati a vedere. Per esempio l’accesso alle cure, che in tempo di Covid abbiamo visto non essere scontato, le distanze sempre più lunghe tra ricchi e poveri, l’impoverimento del ceto medio che oggi fa i conti con la durezza dell’assenza di un lavoro, dell’insufficienza economica, della necessità di rivolgersi ai servizi e dell’imbarazzo di dover fare tutto questo.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-02-2021 alle 15:25 sul giornale del 05 febbraio 2021 - 252 letture

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