Didattica a distanza e trasporti, il Gruppo Scuola Italia Viva Marche scrive agli assessori Latini e Saltamartini

6' di lettura Senigallia 19/01/2021 - “Ogni individuo ha diritto all’istruzione” prevede l’articolo 26 della nostra Costituzione.  Ma l’istruzione è realmente uguale per tutti ai tempi del Coronavirus?

La didattica a distanza, adottata per una situazione di emergenza, tiene lontano dalla scuola gli studenti delle superiori sostanzialmente dal 4 marzo 2020. La didattica a distanza, applicata per l’emergenza, non può, nella maniera più assoluta, essere estesa ulteriormente per una serie di considerazioni:

Un primo aspetto negativo che non garantisce le pari opportunità agli studenti è legato a problemi tecnologici come, ad esempio, la possibilità di accedere alla rete, la rapidità della trasmissione dei dati, o l’indisponibilità di strumenti informatici adeguati. Un secondo aspetto negativo di questa modalità d'insegnamento è rappresentato dall’assenza delle dinamiche di gruppo, che si ricreano in aula, nonché dalla ridimensionata centralità della figura del docente che non può monitorare la situazione "ad personam", ma è separato da uno schermo dai suoi alunni e deve trasmettere il suo sapere oltre il monitor.

La didattica a distanza non garantisce l’integrazione, già complicata durante il normale percorso scolastico, agli studenti con disabilità o con bisogni educativo speciali, che hanno un estremo bisogno di interazione e socializzazione per poter conseguire un apprendimento funzionale.

Dopo anni di lotte per arrivare alla parità dell’istruzione, uguale per tutti e che tenga conto di un Piano Educativo Individualizzato per gli alunni con disabilità, questi ultimi rischiano di rimanere ai margini della società. L’istruzione diviene, con la didattica a distanza, un’istruzione d’élite, destinata a salvaguardare i bisogni non “di tutti e di ciascuno” ma quelli di pochi e comunque, non dei più deboli. Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alle dinamiche della vita, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni.

Tra i rischi più gravi ci sono quelli dell’abbandono e della dispersione scolastica, piaga che già tormenta l’istruzione in tempi normali. Il coinvolgimento degli alunni, con la didattica a distanza è infatti solo parziale. Inoltre non bisogna trascurare il numero di studenti che a questo tipo di istruzione non possono accedere per problemi economici, nonostante gli interventi governativi messi in atto negli ultimi mesi.

E’ un quadro critico quello che emerge dagli studenti delle scuole superiori, che fa suonare un campanello d’allarme sul rischio di dispersione scolastica.

La sintesi dell’indagine dimostra che la didattica a distanza rappresenta certamente una forma inadeguata e alienante di trasmissione del sapere soprattutto per ragioni tecniche dovute al fatto che i ragazzi patiscono un eccesso di utilizzo del computer, una pigrizia mentale fisica e psicologica indotta dalla modalità a distanza. Gli stessi insegnanti patiscono la Dad e i loro sforzi e sacrifici per lavorare al meglio con queste modalità degradanti sono i medesimi a cui sono costretti i ragazzi e non riescono a raggiungere gli obiettivi richiesti dalla programmazione..

Una voce, quella degli adolescenti “protagonisti inascoltati della crisi” che mette in luce il vero impatto, troppo sottovalutato, della chiusura delle scuole e del loro funzionamento a singhiozzo. A partire dal fenomeno delle assenze prolungate che sono, di fatto l’anticamera della dispersione scolastica.

Inoltre, come conseguenza della chiusura delle scuole è in forte aumento il numero di studenti che presentano comportamenti aggressivi e/o di allontanamento dalla realtà, isolandosi in un mondo di realtà virtuale, che deforma la loro percezione dell’esistenza.

L’ Italia è il paese europeo con il numero più basso di giorni di presenza a scuola.

Le scelte governative che, a parole, dichiarano e sottolineano l ‘importanza fondamentale della scuola, in realtà non hanno in debito conto che la diffusione della pandemia, soltanto in misura trascurabile avviene all’interno degli edifici scolastici: il vero problema sono i trasporti; quindi il percorso per andare e tornare a scuola e non il tempo-scuola.

Italia viva nelle varie sedi e da diversi mesi, ha sollecitato più volte la necessità di affrontare il nodo dei trasporti, ma è rimasta abbastanza inascoltata.

La Ministra dei traposrti, Paola De Micheli è andata affermando (candidamente!!) che le fermate degli autobus e quindi l’apertura dei bus permettevano un riciclo sufficiente dell’aria! Affermazione che se non fosse tragica, sarebbe comica.

In questi mesi si è verificato un “rimpallo” di responsabilità tra governo e regioni degno di essere definito surreale o quanto meno superficiale e che chiaramente ha lasciato irrisolto il problema stesso.

Andava coinvolto il trasporto privato, che con apposite convenzioni avrebbero anche contribuito a ridurre l ‘utilizzo della cassa integrazione da parte degli autisti dipendenti della società private dei trasporti.

Soltanto la regione toscana si è mossa in quest’ottica che ha permesso la riapertura delle scuole superiori.

E la regione Marche?

Infine non va sottovalutata la difficile situazione dei dirigenti scolastici, destinatari di una serie di norme e di regole da far rispettare, spesso in contraddizione tra di loro e si alimenta così la confusione e conseguente disagio amministrativo.

Mai come ora, in questo complesso frangente storico, emerge tutta l ‘ambiguità di una riforma dell’autonomia organizzativa scolastica delle scuole, rimasta incompiuta e spesso causa di contenzioso tra i dirigenti e il corpo docenti

Tutto ciò premesso si richiede alla regione Marche:

  1. la disponibilità dei trasporti come indicato dal Decreto del presidente del consiglio dei ministri 03 dicembre 2020 (Allegato 16)

(G.U. Serie Generale , n. 301 del 03 dicembre 2020)

b) lo screening tramite test antigenici rapidi gratuiti rivolti agli studenti con l’obiettivo di aumentare la capacità di testing per spezzare sul nascere le catene del contagio e anticipare il virus;

  1. l’identificazione urgente e prioritaria del personale scolastico (Dirigenti, Docenti, ATA) da sottoporre a vaccinazione nonchè tutte le altre misure di prevenzione previste per la tutela della loro salute.

Quanto sopra al fine di garantire la riapertura delle scuole superiori, tenendo anche conto dei contenuti delle sentenze dei T.A.R. della Lombardia, del Lazio e dell’Emilia Romagna, con modalità organizzative, da definirsi da parte delle autonomie scolastiche, che garantiscano la presenza a scuole degli studenti almeno con decorrenza 1 febbraio 2021 e la regolare frequenza per il secondo quadrimestre (inizio il primo febbraio) considerato che la prima metà dell’anno scolastico, per le difficoltà suesposte, rischia di non consentire una valutazione attendibile degli apprendimenti ed il raggiungimento degli obiettivi previsti dai vari PTOF.

Gruppo Scuola Italia Viva Marche






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-01-2021 alle 17:41 sul giornale del 20 gennaio 2021 - 208 letture

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