Abusi in seminario sui chierichetti del Papa: rischio processo anche al Tribunale di Roma per Don Martinelli

2' di lettura Senigallia 18/01/2021 - Rischia il processo anche in territorio italiano, davanti al Tribunale di Roma, don Gabriele Martinelli, il sacerdote ordinato nel 2017 per la Diocesi di Como, accusato di presunti abusi commessi al Preseminario San Pio X sul territorio della Città del Vaticano.

La Procura ha chiuso l'inchiesta, atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio, per episodi di violenza sessuale su un minore (un compagno di seminario di un anno più giovane) che sarebbero avvenuti tra il 2010 e il 2012. Nel procedimento è coinvolto anche monsignore Enrico Radice, ex rettore del Preseminario, per concorso in violenza sessuale (per non avere impedito gli atti illeciti e per non averli denunciati). I due sono già sotto processo per gli stessi fatti in Vaticano.

A denunciare per la prima volta l’accaduto, era stato, nel 2017, il giornalista Gianluigi Nuzzi nel suo libro Peccato originale, a cui seguì un’inchiesta de Le Iene. Come precisò il Vaticano: “nonostante i fatti denunciati risalgano ad anni in cui la legge all’epoca in vigore impediva il processo in assenza di querela della persona offesa da presentarsi entro un anno dai fatti contestati, il rinvio è stato possibile in virtù di un apposito provvedimento del Santo Padre del 29 luglio scorso, che ha rimosso la causa di improcedibilità”.

Le autorità italiane hanno quindi proceduto nei confronti di Martinelli in base al principio secondo cui, quando un soggetto commette un reato all'estero, (in questo caso la Santa Sede), e poi si rifugia in Italia, può essere perseguito dalla Magistratura italiana. Nei confronti dell'ex seminarista, oggi 28enne, è pendente anche un procedimento davanti al tribunale dei minori per episodi avvenuti quando Martinelli era ancora minorenne. Il suo nome è contenuto in un dossier di oltre 1.400 pagine su presunti preti pedofili. Si parla di stupri e coperture tra sacerdoti in cui chi sapeva non ha parlato. L’inchiesta ha fatto il giro del mondo finendo sulle principali testate intenazionali tra cui il New York Times e il Washington Post.






Questo è un articolo pubblicato il 18-01-2021 alle 16:36 sul giornale del 19 gennaio 2021 - 208 letture

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