Paolo Pizzi ricorda Sergio Mencarelli ex campione del mondo di pugilato militari

4' di lettura Senigallia 03/12/2020 - Che spettacolo le Olimpiadi di Roma del 1960! Al diciottenne Sergio Mencarelli, tra gli sport olimpici, piace la boxe e va alla palestra Vignoli dove trova Leonello Mazzanti, meglio conosciuto come “Gramaccin”, felice perchè tanti giovani, fin troppi, giovani vogliono fare pugilato.

Comunque, alcuni abbandonano perché prendere pugni fa male, ma Sergio non molla e tutte le sere, dopo il lavoro, alle 19 corre in palestra ad allenarsi sotto la guida di Leonello. Piccolo e magro, motivato e pronto ad apprendere, Sergio è un peso mosca che ben presto si impone vincendo il titolo regionale di categoria che gli consente l’accesso ai Campionati Nazionali di Roma; vinto il titolo italiano a Genova è chiamato di nuovo alle armi dopo il servizio di leva per essere aggregato alla squadra di pugilato che dovrà̀ partecipare ai Mondiali Militari di Trieste. Nei tre mesi che precedono questa competizione, la sua vita giornaliera è quella dell'atleta professionista: al mattino corsa, poi un po' di pallacanestro o pallavolo, e il pomeriggio in palestra a “sudare”. Di questi sacrifici verrà però ripagato pienamente perché si aggiudicherà tutti e tre gli incontri mondiali dei pesi mosca sconfiggendo prima un avversario spagnolo, poi un ivoriano e, infine, nella finale per il titolo, uno statunitense: Sergio Mencarelli è Campione del Mondo Militari dei pesi mosca.

Nella fase che poi seguirà̀ nel ritorno alla vita civile, Sergio disputerà̀ circa 150 incontri ma, di questi, solo una decina a Senigallia.

Ad Agropoli Sergio combatte per il titolo italiano del Centro Sud; il pubblico in sala è molto caldo, fa un tifo feroce contro il pugile senigalliese, ma lui rimane sordo ad ogni insulto: ascolta soltanto la voce di Silverio Gresta, diventato suo manager allenatore, che gli viene dal suo angolo; alla fine dell'incontro, si ritiene che Sergio spetti la vittoria ma, inaspettatamente, il verdetto è a favore del suo avversario, Amato, benché́ per 8 riprese il punteggio risultasse a favore di Mencarelli. Mistero!!! Ma forse neanche tanto. Fatto sta che il sogno di aggiudicarsi il titolo si infrange, e tanto più amaramente quanto più Sergio aveva già battuto agevolmente Amato a Salerno qualche tempo prima. Gresta ad Agropoli per questo verdetto così apertamente ingiusto diventa una furia e rivolge all’arbitro parole durissime che gli costeranno una squalifica di sei mesi comminatagli dalla Commissione Disciplinare. Unica consolazione di quel disgraziato match l’incasso della borsa dell’incontro che, seppur con l’amaro in bocca per l’ingiusto verdetto, viene a dare un po' di respiro alle finanze del club pugilistico senigalliese dove Gualtiero Donninelli e Raul Spaccialbelli, dirigenti appassionati, devono fare sempre i conti con le scarse risorse economiche.

Con la nazionale azzurra, guidata dai tecnici Natale Rea e Armando Poggi, Mencarelli partecipa alla preolimpionica in Messico dove vince alcuni incontri, pie- gato solo dal messicano Delgado, poi medaglia d’oro alle Olimpiadi. Tutto in quella circostanza sembra filare liscio ma il suo aumentato peso costituisce un ostacolo e diventa un problema. Dover perdere sette o otto etti per rientrare in categoria non è cosa proprio semplice cosicchè́ i tecnici vorrebbero portarlo alle Olimpiadi di Città̀ del Messico inserendolo nella categoria dei pesi gallo.

Sergio però vuole rimanere nei pesi mosca, non accetta il passaggio di categoria, così rimane a casa.

Chiusa la carriera e con essa i sogni, Sergio continua a fare l’imbianchino, un lavoro che non l’entusiasma, ma per lui che ha perso suo padre quando aveva due anni ed è stato allevato con tanti sacrifici dalla madre, rimane fondamentale avere il pane quotidiano. La boxe, certo, gli ha dato molte soddisfazioni e alla domanda “qual’è stata la più grande?” risponde :”La mia risposta conta poco per chi non se ne intende, ma non sono mai stato messo al tappeto”.

Al pugilato Sergio Mencarelli deve anche la costruzione della sua vita familiare. Infatti, in occasione di una trasferta della trasferta della Nazionale pugilistica in Romania, conosce una ragazza del luogo indirizzi, lui le spedisce qualche cartolina di Senigallia, lei risponde con quelle di Bucarest, poi dalle lettere passano al …. matrimonio e hanno due figli; con la loro nascita, poiché con la boxe non si può mantenere la famiglia, il pennello dell’imbianchino prende definitivamente il posto dei guantoni.

Sergio è stato un uomo appagato e la sua dote di fondo, l’umiltà, ne ha fatto un vero eterno campione per sempre.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-12-2020 alle 11:36 sul giornale del 04 dicembre 2020 - 608 letture

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