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La Giornata Mondiale contro l'AIDS sta per avvicinarsi

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di Redazione


L'attenzione della collettività e dei media ad oggi è rivolta per lo più all'emergenza Coronavirus, e ci può sapere ancora per quanto tempo sarà inevitabilmente così, tuttavia non vanno dimenticati alle malattie molto pericolose e degradanti per la qualità della vita come l'AIDS.

La Giornata Mondiale contro l'AIDS, celebrata convenzionalmente in ogni parte del mondo il 1° dicembre (che lancia anche l'inizio della Settimana di sensibilizzazione sull'AIDS in alcune comunità etniche minoritarie, come per esempio quella aborigena in Canada) è un momento di riflessione: su ciò che abbiamo ottenuto per quanto riguarda la risposta nazionale e globale all'HIV e ciò che dobbiamo ancora ottenere.

La Giornata mondiale contro l'AIDS di quest'anno arriva nel bel mezzo di un'altra epidemia globale: la nuova malattia da coronavirus (COVID-19). La risposta della sanità pubblica a queste epidemie è collegata. La pandemia COVID-19 minaccia l'accesso alla prevenzione, ai test, al trattamento e alla cura dell'HIV. E senza strategie per soddisfare queste esigenze, potremmo assistere a una recrudescenza dell'HIV che minaccerebbe la nostra risposta della salute pubblica al COVID-19.

La sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) è una malattia causata dal virus dell'immunodeficienza umana (HIV). Questo virus attacca il sistema immunitario del paziente, più precisamente i linfociti T CD4, e provoca un cambiamento nel meccanismo di difesa dell'organismo, con la conseguenza di aprire le porte alla comparsa più frequente di altre malattie normalmente evitabili.

Per questa importante che oltre, oltre al cocktail di farmaci previsti dai protocolli internazionali, la persona sostenga il fisico con l'integrazione di vitamine e minerali. Evidenze scientifiche dicono che il paziente sieropositivo ha bisogno di quantità giornaliere un po' più alte del normale, senza superare 1 grammo di vitamina C per evitare interferenze farmacologiche, così come in caso di suo dosaggio di vitamina A, zinco e selenio.

Spesso insorgono problemi di nutrizione, per cui c'è la tendenza ad avere un basso livello di cobalamina con conseguente spossatezza e rischio di anemia. In questo tipo di situazioni è decisivo intervenire sul livello di vitamina B12 bassa per ridurre il rischio di neutropenia e anemia, risultanti da un impiego di AZT (zidovudina, Retrovir).

Una persona con l'HIV non sempre ha l'AIDS. Diciamo che il paziente ha la malattia solo quando compaiono i sintomi. Vale la pena ricordare che le persone sieropositive possono vivere diversi anni senza sviluppare il problema, avendo una vita praticamente normale. E proprio per combattere questo stigma di untori pericolosi per il solo fatto di vivere in società, che nel 1987 è nata la Giornata mondiale contro l'AIDS; la data è stata fissata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, insieme alle Nazioni Unite (ONU), come mezzo per sensibilizzare la popolazione sulla malattia.

Negli anni '80, una diagnosi di HIV positiva era motivo di panico e garanzia di morte rapida. Diverse persone con il virus hanno visto le loro famiglie sciogliersi, il loro lavoro minacciato e i loro amici semplicemente scomparire. Per fortuna la ricerca ha fatto grossi passi avanti, per il quale ha contribuito di recente anche un gruppo di ricercatori marchigiani.



Questo è un articolo pubblicato il 03-11-2020 alle 12:05 sul giornale del 03 novembre 2020 - 103 letture