ComunicArte: il mito di Ercole riecheggia nelle sale del Museo Archeologico Statale di Ascoli

3' di lettura Senigallia 26/10/2020 - Al primo piano di Palazzo Panichi, lo storico edificio cinquecentesco in Piazza Arringo che ospita il Museo Archeologico Statale di Ascoli Piceno, all'interno di un meraviglioso percorso che ci riporta agli usi e costumi dell'antico popolo dei Piceni, riecheggia il mito dell'eroe e semidio ellenico Eracle (Heraklês), che ritroviamo poi nella cultura etrusca con il nome di Hercle e in quella romana come Ercole o Hercŭles (in latino).

Nell'attuale allestimento della sezione picena incontriamo il figlio di Zeus e di Alcmena nella terzultima sala espositiva, in cui il semidio ci accoglie presentandosi a noi per mezzo di due statuette votive in bronzo appartenenti alla collezione del museo. Molto simili tra loro, anche purtroppo nello stato conservativo in cui ci sono arrivate, le due statuette risalgono al V secolo a.C., ma ci è ignota l'esatta provenienza.

Quello che sappiamo è che l'accoglimento del culto di Ercole nel pantheon italico è senza dubbio frutto di una contaminazione culturale dovuta ai numerosi contatti di natura commerciale e militare con la popolazione ellenica, etrusca e romana. Dal punto di vista figurativo l'Ercole italico non si differenzia poi molto dal modello greco, analizzando infatti la statuetta che presenta un miglior grado di conservazione possiamo notare come i tratti distintivi che contraddistinguono e caratterizzano la figura del semidio ci siano tutti: il corpo nudo dell'eroe si mostra a noi in tutta la sua virilità, ostentando con la posizione delle gambe l'organo maschile a riposo, il braccio destro è alzato e posizionato nell'atto di sferrare un colpo di clava (mancante), mentre sul braccio sinistro, aperto verso l'esterno, troviamo un altro attributo fondamentale per il riconoscimento della figura del figlio di Zeus, ovvero la leontè, la pelle del Leone Nemeo, che pende dall'avambraccio.

Nella seconda statuetta, nelle quale sono purtroppo assenti la clava e la leontè, possiamo riconoscere il bronzetto votivo di un Ercole in assalto dalla posizione della gamba sinistra del semidio. La figura di Ercole è infatti generalmente caratterizzata dalla gamba sinistra leggermente piegata. Il principale attributo che viene assegnato a Ercole e che ci aiuta a identificare la sua figura resta, come anticipato, la clava.

Questo strumento di lotta, che il semidio si procurò durante la sua prima fatica contro il Leone Nemeo, utilizzando il tronco di un olivo selvatico, e che lo aiutò nello scontro con l'enorme e invulnerabile belva creata da Selene, la Luna, e da Iride, l'Arcobaleno, rimase, dopo la morte del figlio di Zeus, abbandonata in un prato finché il legno non fece le radici e diede vita a un maestoso albero. Tornando ai due bronzetti votivi conservati all'interno del Museo Archeologico è molto importante sapere, per comprendere la circolazione di questi manufatti, che nel mondo antico Ercole era ritenuto il protettore delle abitazioni, dei guerrieri, dei pastori, dei mercanti e dei commerci, delle sorgenti e in particolare delle acque ritenute salutari. Era considerato pure il protettore della salute, della sessualità e della fecondità femminile, anche se questo ruolo di protezione, particolarmente diffuso tra epoca ellenistica e quarto secolo, era svolto principalmente da gioielli a forma di clava, comunque collegabili alla figura del semidio.


da Associazione culturale ComunicArte







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-10-2020 alle 18:40 sul giornale del 27 ottobre 2020 - 307 letture

In questo articolo si parla di cultura, Marco Pettinari, comunicato stampa, Associazione culturale ComunicArte

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