Liberi come Epicuro. Tiziana Di Fabio: "La libertà è strettamente connessa con la responsabilità"

6' di lettura Senigallia 19/07/2020 - Sabato 25 luglio dalle 18:00 durante l'incontro "Epicureismo politico? Il doppio volto del Giardino di Epicuro" sarà possibile assistere all'intervento di Tiziana Di Fabio, vincitrice del premio NetoIP per miglior tesi su Epicuro, che ha dimostrato come il celebre "Vivi nascosto" epicureo non sia un precetto inviolabile.

Com'è nata questa tesi?

Innanzitutto, vorrei cominciare ringraziando l'Associazione Culturale Il Mondo di Epicuro e gli organizzatori del Festival Epicureo "Liberi come Epicuro" per questa bellissima iniziativa, nonché i finanziatori del premio di tesi NetoIP s.r.l. e la commissione giudicatrice che mi ha assegnato questo premio.

L'interesse per la filosofia epicurea è nato già durante il primo anno di studi di Laurea triennale alla Sapienza, quando ho avuto modo di approfondire la lettura dell'Epistola a Meneceo di Epicuro. Successivamente mi sono dedicata allo studio dell'Epistola a Erodoto, per poi scrivere una tesi di Laurea triennale dal titolo Morire filosoficamente: la parola di Epicuro. Mi ha sempre affascinato l'etica del Giardino, in quanto ha come obiettivo principale di eliminare i dolori del corpo e i turbamenti dell'anima, le paure che sono alla base della vita dell'individuo, proponendo una regola di vita tanto semplice nella formulazione, quanto attuabile con costanza e impegno anche oggi. Per questo ho deciso, per la tesi di Magistrale, di proporre ai miei due relatori, i Proff. Emidio Spinelli e Francesco Verde, che ringrazio per avermi seguita e indirizzata verso gli studi sull'Epicureismo, una tesi che si occupasse del rapporto tra il Giardino e i temi della giustizia e della politica. Successivamente ho deciso di approfondire questi argomenti di ricerca e di presentare un progetto in cui avrei potuto contestualizzare storicamente il pensiero epicureo a riguardo, cercando di soffermarmi sull'evoluzione storica della scuola, per evidenziare come l'etica di Epicuro sia stata alla base delle scelte politiche degli Epicurei seriori.

Prima dei tuoi studi riguardanti questa tesi, avevi lo stesso pensiero riguardo il "Vivi nascosto" di Epicuro?

Inizialmente ciò che sapevo del Λάθε βιώσας era quello che viene trasmesso dalla tradizione. Il "Vivi nascosto", infatti, è passato alla storia come una sorta di regola dogmatica. Tuttavia, avvicinandomi allo studio dei testi del fondatore del Giardino, mi sono resa conto che non ve n'era traccia né nell'Epistola a Meneceo, né nelle Massime Capitali, che sono i due scritti fondamentali che regolano la condotta degli Epicurei. Lo studio che mi ha confermato e poi guidato in questo percorso di ricerca è stato quello di Geert Roskam, Live Unnoticed. On the Vicissitudes of an Epicurean Doctrine (Brill, Leiden-Boston, 2007). Il Prof. Roskam, che ho avuto il piacere di conoscere durante il mio Erasmus in Belgio e dal quale sono tornata a studiare per un anno durante il Dottorato di Ricerca, è stato il primo a mettere in evidenza il fatto che il "Vivi nascosto" fosse più una raccomandazione che una regola del Giardino. Il Prof. Roskam nel suo interessantissimo volume ha evidenziato come siano stati i detrattori dell'Epicureismo a dipingere gli Epicurei come parassiti della società, dediti unicamente al piacere del ventre. A partire dalla sua analisi, ho deciso di approfondire questi temi e di inserirli in un contesto di ricerca più ampio, mostrando come ciascun Epicureo si fosse posto rispetto alla politica del proprio tempo, tenendo conto della propria condizione sociale, del contesto storico, ma seguendo ugualmente i principi dell'etica epicurea in vista della realizzazione della propria felicità. La dottrina epicurea del sobrio calcolo dei piaceri e dei dolori è stata la chiave di lettura che mi ha permesso di rivalutare e di mitigare quel "Vivi nascosto" che ha avuto tanta risonanza e che è stato fortemente criticato nel corso dei secoli.

E tu che rapporto hai con la politica?

Provando a prendere spunto in parte da alcune sentenze epicuree, ritengo che la politica sia necessaria per tutelare i diritti di ciascun cittadino, "al fine di non subire danni dagli altri" e (aggiungo io) di non recarne, in quanto non tutti gli individui sono sempre in grado di autoregolarsi. Per far questo, però, superando il pensiero epicureo, è indispensabile che ogni persona si consideri cittadino e adempia in prima persona il proprio dovere partecipando alla vita politica del proprio Paese. Questo non vuol dire che tutti debbano entrare in politica, ma sicuramente tutti devono conoscere e rispettare la Costituzione, un testo chiaro e completo. Il concetto stesso di "cittadinanza attiva", tanto difficile da definire in modo univoco, può essere spiegato a partire dall'articolo 3 della Costituzione e sta a ognuno di noi, che siamo parte di questa Repubblica, agire in modo tale da rendere effettivo nel nostro piccolo quello che nel testo costituzionale è espresso così direttamente. Sono profondamente convinta che la libertà sia strettamente connessa con la responsabilità, per cui per essere liberi bisogna assumersi la responsabilità di compiere delle scelte. Il diritto di voto, il rispetto della legge, ma anche informarsi sull'attualità e far valere le proprie idee per tutelare il benessere di tutti sono doveri e diritti che ognuno di noi deve far propri. La politica deve garantire tutto questo e ognuno di noi deve essere un cittadino consapevole, senza mai lasciare da parte il proprio spirito critico.

A quali altri filosofi ti senti vicina e perché?

Un filosofo che mi ha sempre affascinato è Socrate. Colui che non ha mai scritto nulla, ma che è riuscito a segnare la storia e a dare una svolta alla filosofia occidentale. Socrate, secondo me, è l'esempio di quello che dicevo precedentemente: un cittadino che porta avanti le proprie idee, che interpreta la realtà con spirito critico, rispettando sempre, fino alla sua condanna a morte, le leggi della polis, rifiutando di fuggire dalla città, prima di bere la cicuta, pur di non tradire Atene e le sue regole. Egli è l'esempio dell'uomo che non scende a compromessi, che si fa portavoce delle sue idee, mantenendo sempre vivo il confronto con quelli che ritengono di essere sapienti. Una personalità atipica, che attraverso il dialogo e la maieutica riusciva a instillare il dubbio, ma allo stesso tempo delle nuove consapevolezze nei suoi interlocutori. Ai miei studenti tra i banchi di scuola cerco sempre di trasmettere questo messaggio: non accontentarsi mai di quello che viene detto in modo dogmatico, porsi continuamente delle domande per capire ed elaborare un proprio pensiero, essere capaci di rimetterlo in discussione se le circostanze dimostrano il contrario. Socrate rappresenta tutto questo.

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Questa è un'intervista pubblicata il 19-07-2020 alle 09:00 sul giornale del 20 luglio 2020 - 486 letture

In questo articolo si parla di cultura, intervista, Netanya Primicino Coen, liberi come epicuro

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