Liberi come Epicuro. Fiorenzo Conti: "Epicuro anticipa il metodo scientifico"

7' di lettura Senigallia 17/07/2020 - Fiorenzo Conti, fisiologo e neuroscienziato, sarà ospite a Liberi come Epicuro, secondo Festival Epicureo che si terrà a Senigallia. Sarà l'ultimo intervento di venerdì 24 luglio, durante l'incontro "La libertà", che avrà inizio alle 21:30.

Sei conosciuto a livello internazionale per i tuoi studi. Quanto è difficile e quali sono i punti di forza e debolezza di questo mestiere a livelli così alti?
Quello del ricercatore è il mestiere più bello del mondo. Perché ogni progetto è un’avventura: si ha un’idea, si cercano conferme negli studi precedenti e si cerca di formulare un’ipotesi. E poi…si parte, proprio come quando si viaggia in una terra sconosciuta, dove non è mai passato nessuno; tutto è nuovo, tutto va vagliato e tutto è estremamente pericoloso. Ma la soddisfazione di vedere qualcosa che nessuno ha mai visto prima è un’emozione unica, mentre la successiva valutazione che quello che si è scoperto possa essere un piccolissimo mattone nella costruzione della conoscenza ripaga delle fatiche e di tanti fallimenti. Nel caso delle scienze biomediche, c’è la soddisfazione supplementare di pensare che il proprio lavoro possa un giorno essere utile a guarire malattie e a contribuire ad una vita migliore per tutti. La ricerca scientifica però non è solo questo: è anche la possibilità di conoscere mondi, visioni del mondo e persone diverse, cioè una straordinaria occasione di crescita. Ho sempre avuto collaborazioni con decine e decine di laboratori italiani e stranieri e sono convintissimo che, al di là della possibilità di eseguire studi che altrimenti sarebbe impossibile condurre, la collaborazione con bravi (spesso bravissimi) colleghi sia stata per me una straordinaria occasione di crescita scientifica e, ancor più, umana e culturale. Forse la parte più bella della mia vita professionale, quella che “resta dentro”.

Sei stato eletto presidente della Società Italiana di Fisiologia, operativa dal 1947 e con al proprio interno oltre 400 scienziati. Credi che la fisiologia oggi sarebbe la stessa senza questa importante società?
Dalla sua fondazione nell’immediato dopoguerra, la Società italiana di Fisiologia (ma direi l’intera comunità dei fisiologi) ha cercato non solo di promuovere lo sviluppo accademico della disciplina, ma soprattutto di far crescere giovani capaci di distinguersi nell’agone internazionale. È stata tra le prime a stimolare esperienze di ricerca all’estero, nella convinzione che provincialismo sia un termine che non può esistere nel vocabolario di un vero ricercatore, e sarà l’ultima a rinunciare al rigore morale e alla trasmissione dei valori fondanti della scienza e della cultura, che in qualche caso oggi sembrano vacillare.

Sei stato co-fondatore e direttore di “pH”, rivista ufficiale della Società Italiana di Fisiologia, dove i meccanismi fisiologici di un argomento sono messi in relazione ad aspetti più ampi dello scibile.
Nell’ambito delle scienze biomediche, la fisiologia ha sempre rivestito un ruolo speciale, in parte per il suo legame con le scienze dure come la chimica e la fisica, in parte per il suo rapporto con discipline non scientifiche, spesso definite umanistiche, e in parte per la fondamentale e insostituibile importanza nella formazione biologica e medica. Il rapporto con questi ambiti del sapere ha oscillato ampiamente nel corso dei secoli. Nel 1865, Claude Bernard pubblica sulla rivista Revue des Deux Mondes un breve articolo divulgativo intitolato Etude sur la physiologie du coeur, che termina con l’affermazione: “j’ai la conviction que quand la physiologie sera assez avancée, le poète, le philosophe et le physiologiste s’entendront tous”. È oggi innegabile che, in conseguenza dello straordinario sviluppo che ha avuto negli ultimi cinquant’anni, la fisiologia abbia stabilmente assunto un ruolo centrale nel sapere umano, costituendo un ponte tra il molecolare (o l’atomico) e il filosofico e l’artistico e rendendo la “convinzione” di Bernard sempre più realistica. pH (che allude a physica, physiologia e philosophia; la rivista è online e gratuita all’indirizzo http://www.phmagazine.it) non è né una rivista scientifica né il bollettino della SIF, ma lo sforzo dei fisiologi italiani di guardare alla propria disciplina in un contesto più ampio, sottolineandone con orgoglio l’unicità e la centralità e richiedendo il contributo di artisti, musicisti, filosofi etc.. Perché noi riteniamo che solo coltivando le infinite suggestioni che nascono dalla conoscenza della nostra disciplina si possa stimolarne l’ulteriore sviluppo, preservarne l’unità e la dignità accademica e, soprattutto, permettere alle giovani generazioni di sentire il fascino inesauribile della fisiologia.

Hai affermato che degli studi dimostrano che pittori, scrittori e letterati abbiano anticipato le scoperte dei neuroscienziati. E la filosofia?
Sì, è vero. Esistono numerosi studi che documentano come scrittori, pittori e letterati abbiano anticipato, sulla base della loro intuizione creativa, le scoperte dei neuroscienziati. In questa lista si possono annoverare, tra gli altri, personalità del calibro di Paul Cezanne, Walt Whitman, Marcel Proust e, in un ambito totalmente diverso, Jean Anthèlme Brillat-Savarin, gentiluomo gastronomo vissuto alla fine del XVIII secolo. Per la filosofia, il discorso è diverso, se vuole più complesso, molto più complesso. Non bisogna dimenticare, e cercheremo di evidenziarlo nel nostro incontro, che veniamo dallo stesso “padre” e che poi una lunga e tortuosa storia, a volte dura, ci ha separato. Ma abbiamo le stesse domande e la stessa voglia di conoscere, anche se con metodi e prospettive diverse. La sfida ora è provare a capire come evitare la tragedia delle “due culture” ed unire gli sforzi. Anche di questo parleremo.

Qual è il nesso tra neuroscienze e filosofia e arte?
Come dicevo prima, il nesso è fortissimo con la filosofia, anche se non sempre esso appare evidente. Si pensi alle implicazioni che gli studi sul cervello hanno avuto e hanno in campi come l’etica (con studi straordinari che stanno definendo le basi neurobiologiche dell’etica), l’estetica (cominciamo a svelare sia i meccanismi che sottendono la creatività artistica sia quelli che determinano la fruizione dell’opera d’arte) e l’epistemologia. Qualcosa di questi affascinanti capitoli verrà accennato il prossimo venerdì nel corso del nostro incontro.

Sostieni che se Epicuro vivesse oggi sarebbe uno scienziato e non un filosofo, perché?
In realtà, io penso (ma questo è confidenziale) che la maggior parte dei “grandi” filosofi, da Aristotele a Cartesio, da Leibniz a Hume, da Spinoza a Kant, oggi sarebbero scienziati, e precisamente neuroscienziati. Nel caso di Epicuro, questo è abbastanza evidente guardando a quel poco che del suo pensiero ci è stato tramandato. Mi riferisco non tanto al suo atomismo e alla sua teoria naturalistica delle sensazioni e del linguaggio (pur interessanti), ma all’idea di un insieme di “regole” (la canonica), che in qualche modo, certamente rudimentale, anticipa il metodo scientifico e al suo rifiuto della superstizione e del pregiudizio. E a quella linea che da Epicuro, tramite Lucrezio, contribuirà non poco all’umanesimo rinascimentale e alla nascita della scienza moderna nel ‘600.

Il titolo del tuo intervento è “Il nostro cervello è libero?”, puoi anticiparci di come si collegherà ad Epicuro?
Il mio intervento sarà una chiacchierata su un tema che ha appassionato i filosofi, incluso Epicuro, da sempre: la libertà umana. È questo un argomento filosofico che si intreccia con la visione del mondo dell’ebraismo e, soprattutto, del cristianesimo e con il concetto di libero arbitrio e diventa quindi teologico. Esistono studi neurofisiologici, anche importanti, che sembrano poter dar qualche risposta “sperimentale” al problema se siamo liberi o se riteniamo di esserlo. Di più, al momento, non posso dire. Perché non sono sicuro che Epicuro sarebbe contento.

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Questo è un articolo pubblicato il 17-07-2020 alle 00:00 sul giornale del 18 luglio 2020 - 531 letture

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