Liberi come Epicuro. Elena Irrera: "La bellezza come percorso da seguire"

7' di lettura Senigallia 17/07/2020 - Elena Irrera, ricercatrice in Filosofia Politica, sarà ospitata per il secondo anno consecutivo al Festival Epicureo che quest'anno porta la tematica di Liberi come Epicuro. Sarà possibile assistere al suo intervento sabato 25 luglio dalle 18:00, durante l'incontro "La responsabilità di essere liberi. Epicuro e il pensiero politico contemporaneo".

Sei ricercatrice in Filosofia Politica. Qual è il tuo punto di vista verso il “vivi nascosto” di Epicuro?

Il monito lathe biōsas (“vivi in maniera nascosta”) è stato spesso presentato da autori antichi, moderni e contemporanei come uno dei tratti più caratteristici del pensiero epicureo, ed è inevitabile che il riferimento ad un simile principio finisca per consegnarci l’immagine di un uomo – quella dello stesso Epicuro – fermamente intenzionato tanto a condurre in prima persona quanto a suggerire agli altri una vita di totale distacco dall’attività politica. Va precisato, tuttavia, che il motto “vivi nascosto” non compare mai direttamente nelle opere di Epicuro a noi pervenute, e non credo sia del tutto irragionevole negare che Epicuro lo intendesse come orientamento di condotta granitico e inderogabile. A mio parere, il suo personale auspicio di un’inattività politica consapevolmente scelta a favore di una riflessione filosofica praticabile nella sfera privata può essere letto piuttosto alla luce del particolare momento di trasformazione storico-culturale che egli vive nelle sue drammatiche criticità: quello rappresentato dalla crisi della polis greca, minata da conflitti endogeni ed esogeni, progressivamente devitalizzata nelle sue funzioni politico-istituzionali e destrutturata nella capacità di rappresentare un fertile terreno di educazione a quei valori e a quegli spazi di partecipazione politica e intellettuale che un tempo erano ritenuti forieri di felicità per i suoi cittadini. La scelta epicurea del distanziamento dalla politica, in questo senso, può rivelarsi un potente antidoto alle vulnerabilità annidate nella politica attiva, presentandosi come preziosa occasione di ripensamento delle premesse e delle finalità di quest’ultima.

Ti dedichi molto ad Aristotele e al suo ideale di ricerca della bellezza. Tu come vivi questa ricerca del bello?

La lettura dei testi aristotelici mi ha offerto la possibilità di capire che quello che il filosofo denomina “bene umano” è un orizzonte imprescindibile di riferimento per chiunque voglia accingersi a fare politica o anche solo a pensarla. Sono stata spronata da un lato a guardare alla virtù come ad un ideale non necessariamente utopico, ma commisurato alle possibilità umane, e dall’altro a ritenere che si possano trovare bellezza ed equilibrio anche in condizioni di vita e forme di organizzazione politica non ideali. Aristotele ci insegna che quest’ultimo caso si verifica quando la comunità politica è gestita da persone non pienamente virtuose e lungimiranti, ma ad ogni modo consapevoli dell’importanza di una partecipazione e collaborazione estesa alla vita politica, e ciò nell’ottica della ricerca congiunta di un miglioramento compatibile con le circostanze.

La bellezza, intesa come intima struttura delle cose, è ciò che le fa essere ciò che sono, e per giunta nel modo più funzionale. In questo senso, essa può diventare prospettiva capace di orientare percorsi di evoluzione e sviluppo in direzione della forma più autentica di noi stessi. In linea con questo principio, vivo la bellezza non come un punto di partenza, ma come percorso da seguire in vista di un traguardo ben preciso: il diventare amici e alleati di se stessi e, di conseguenza, alleati e amici degli altri. Un antico detto greco ripreso da Platone ci insegna che “le cose belle sono difficili” (chalepa ta kala). La ricerca del bello, nelle situazioni e nelle relazioni, va vissuta in maniera consapevole, e questo inevitabilmente ci impone di fare i conti con noi stessi, con le nostre mancanze e con le conseguenze dolorose di scelte condizionate da contenuti la cui bellezza è solo apparente. A questo proposito, Epicuro può certamente venirci incontro con le sue preziose indicazioni sul ri-orientamento dei desideri in direzione di un vita più conforme alla nostra natura. Il filosofo insiste sulla necessità di imparare a prendere le distanze dalle nostre stesse credenze erronee, specialmente quando queste ci prefigurano come appetibili situazioni che una mente imperturbabile e pienamente autosufficiente avvertirebbe invece fin dall’inizio come spaventevoli, e dunque da rifuggire senza esitazione alcuna. In questo senso, la bellezza può essere intesa come esercizio di liberazione dai turbamenti e da ciò che li produce, ma anche come premio per una condotta di vita capace di mettere a fuoco ciò che è davvero benefico per noi.

Hai scritto due monografie “Il bello come causalità metafisica in Aristotele” e “Sulla bellezza della vita buona: fini e criteri dell'agire umano in Aristotele”, che hanno uno scopo condiviso. Qual è?

Lo scopo è sostanzialmente quello di mostrare che il bello sia un modo di guardare al bene diverso da quello suggerito da ottiche puramente utilitaristiche, e che lo sia da una prospettiva capace di generare cambiamenti significativi nelle nostre vite di esseri umani e di membri di comunità politiche. Un simile sguardo sulla vita umana, in altri termini, non deve essere inteso come oggetto di sterili autocompiacimenti, ma deve tramutarsi in principio attivamente operante nella nostra vita. La bellezza, intesa come intima struttura delle cose, può diventare prospettiva capace di orientare percorsi di evoluzione e sviluppo in direzione della forma più autentica di noi stessi. L’amore per il bello può spingerci a riconnetterci con un principio di mutamento insito nella nostra natura più profonda: quello verso il fine. È la nostra stessa forma, quella strutturale, a costituire il fine, e l’esercizio della nostra forma costituisce la felicità. Il filosofo ci mostra chiaramente come quest’ultima non possa essere realizzata da ciascuno in isolamento dagli altri. Il bello è armonia tra le parti, e ci stimola a guardarci come parti di un intero organicamente o architettonicamente concepito. L’essere “animali comunitari” ci predispone a spazi di relazione e di cooperazione non sempre agevoli ed esenti da conflitti, ma pur sempre istruttivi e capaci di creare equilibri sempre nuovi in relazione alle circostanze.

Al festival ci parlerai di “La responsabilità di essere liberi. Epicuro e il pensiero politico contemporaneo”. Cosa possiamo aspettarci da questo intervento?

Spero di mettere in luce l’importanza di una libertà intesa non come possibilità di scelta arbitraria tra un vasto assortimento di opzioni, ma come sforzo di attuazione di percorsi di azione che ci rendano allineati ad una vita autenticamente felice e fondata sul reciproco rispetto. Vorrei mostrare in che modo la libertà epicurea possa essere ritenuta come esito di un processo di “liberazione”, fondato sulla capacità di respingere ciò che non ci rappresenta nella nostra natura più autentica. Sosterrò inoltre che il pensiero contemporaneo recepisce queste istanze in direzione di modalità di convivenza politica congeniali al principio di autodeterminazione degli individui.

Sei l’unica relatrice ad intervenire sia al primo che al secondo Festival Epicureo. Hai prenotato anche per il terzo?

Il terzo, per vostra fortuna, lo prenoterò da semplice spettatrice. Non ho alcun tipo di competenza sull’argomento che verrà proposto, ma mi rendo fin da ora disponibile per la vendita di gadgets e popcorn!

Quest’anno tutti i partecipanti che acquisteranno un libro di filosofia nei giorni del Festival presso le librerie Mondadori, Ubik, Iobook potranno votare il filosofo che sarà trattato l’anno prossimo. Lancia il tuo appello per far votare Aristotele!

Vuoi imparare a tramutare in atto ciò che sei già in potenza e raggiungere finalmente te stesso? Scegli Aristotele!

Per ulteriori informazioni sul festival "Liberi come Epicuro" e per sapere come prenotarsi e ricevere gratuitamente i gadget: https://vivere.biz/bpkQ






Questa è un'intervista pubblicata il 17-07-2020 alle 14:00 sul giornale del 18 luglio 2020 - 650 letture

In questo articolo si parla di cultura, intervista, Netanya Primicino Coen, liberi come epicuro

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/bqMj





logoEV
logoEV