Liberi come Epicuro. Daniele Piccinella: "Epicuro avrebbe avuto un canale Telegram per diffondere il suo pensiero"

4' di lettura Senigallia 13/07/2020 - Venerdì 24 luglio durante l'evento del secondo Festival Epicureo "Eroi e Supereroi di Epicuro" che si terrà dalle 18.00 alle 20.00 sarà presente Daniele Piccinella. Per l'occasione ci ha raccontato della sua esperienza teatrale e del suo incontro con Luciano De Crescenzo.

Sei un grande ammiratore di Luciano De Crescenzo, il quale sosteneva che i napoletani sono Epicurei e i milanesi Stoici. Tu vivi a Roma, cosa sei?

Sono un Epicureo immigrato! Io sono napoletano, ma non sono nato a Napoli ma addirittura nella stoica Germania, ancora più a nord di Milano. Figlio di disoccupati immigrati napoletani che fondarono una colonia napoletana in Baviera e questo mi unisce alla storia dei genitori di Epicuro nell’isola di Samo, con la sola differenza che come napoletani non abbiamo mai cacciato nessuno ma accolto e integrato tutti.

Tra le tue attività c’è anche quella di insegnare ad usare Telegram alle aziende per il marketing, pensi che Epicuro oggi avrebbe usato Telegram per diffondere il suo pensiero?

Bellissima domanda! Sì assolutamente sì, Telegram è un luogo libero un po' come il giardino di Epicuro, gli epicurei venivano chiamati “Quelli del Giardino” e a me piace quando mi chiamano “Quello di Telegram”. L’ingresso alla scuola epicurea era libero e come tutti i luoghi liberi riceveva diversi attacchi, Telegram è un luogo abbastanza democratico, puoi diffondere il tuo pensiero senza pensare alle alchimie che contaminano gli altri social. Epicuro avrebbe avuto un suo canale libero chiamato Quelli del Giardino. (ndr: un canale telegram di Epicuro esiste: @epicurodixit)

Sei un attore e hai messo in scena “Così parlò Bellavista” di De Crescenzo. Raccontaci questa esperienza.

Attore è una parola seria e grossa e io onestamente non riesco a definirmi attore con la A maiuscola, sono un tifoso dei grandi attori e del teatro. Ho avuto diverse occasioni di portare a teatro scene tratte dal libro Così parlò Bellavista. L’esperienza teatrale è ricca di pathos e quando vedi anche i bambini ridere e riflettere su alcune storielle (in napoletano “fattarielli”) che Luciano De Crescenzo ha riprodotto con maestria ti rendi conto della forza della narrazione teatrale. Potrei dilungarmi troppo nel racconto, ma mi è capitato che dopo aver messo in scena l’atto di risveglio da un coma traumatologico del suocero del professor Bellavista (una delle scene più viste su Youtube https://www.youtube.com/watch?v=Ch08Pb-75l8), un risveglio temporaneo che avveniva nell’ascoltare la frase “ nu milione” (un milione), alla fine della scena mi si è avvicinato un ragazzo e mi ha detto “lo sapete che anche mio nonno si sveglia solo quando sente parlare di soldi?”.


Hai avuto il piacere di conoscere di persona De Crescenzo, quali sono le differenze tra lui e il suo personaggio?

È stato uno degli incontri più belli della mia vita. Nessuna differenza con Bellavista, Luciano De Crescenzo è Gennaro Bellavista e viceversa. Luciano De Crescenzo a mio avviso ha voluto divulgare la filosofia attraverso il modo di vivere dei napoletani (quelli veri, quelli buoni perché se non sono uomini d’amore allora vuol dire che non sono veri napoletani, i delinquenti non lo sono). Ho passato una giornata con lui ed è come se avessi letto tutti i suoi libri, cinquantaquattro, in un solo momento. La prima cosa che mi ha chiesto non è stato il nome ma se avessi nella mia vita più dubbi o più certezze, perché le persone che hanno le certezze incrollabili sono persone pericolose, perché i punti interrogativi sono molto più belli di quelli esclamativi. Si è avvicinato e mi ha detto nell’orecchio che il fatto di essere un napoletano, o europeo, è solo una questione di fortuna, non un merito, perché se fossimo nati in paesi in guerra oggi non potevamo parlare liberamente di amore e libertà.

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Questa è un'intervista pubblicata il 13-07-2020 alle 00:01 sul giornale del 14 luglio 2020 - 407 letture

In questo articolo si parla di cultura, intervista, Netanya Primicino Coen, liberi come epicuro

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