ComunicArte: Alla scoperta di Villa Imperiale a Pesaro

5' di lettura Senigallia 01/07/2020 - Erano gli anni tra il 1913 e il '14 quando il grande storico dell'arte Roberto Longhi scriveva: «Abituatevi a fare delle passeggiate architettoniche, cercando di addestrarvi a godere del ben costruito, e del nesso architettonico fra le varie costruzioni da cui potrete poi discendere al godimento dei particolari» (da Breve ma veridica storia della pittura italiana).

Profondo rispetto e ammirazione, quindi, per quella che lui definisce a ragione come «l'arte più mescolata alla vita», poiché l'architettura, se conserva tutte le sue stratificazioni storiche, è pura poesia visiva in grado di orientare meglio il nostro muoverci nel mondo.

E una piacevolissima passeggiata alla ricerca di queste innumerevoli correlazioni tra generale e particolare è ciò che consigliamo di fare all'interno della Villa Imperiale di Pesaro, dove si fondono mirabilmente una cura meticolosa per il paesaggio e l'eccentrico gusto per la varietas proprio della corrente manierista.

Caratterizzato da tre giardini terrazzati che seguono l'andamento del colle San Bartolo, il complesso architettonico è dotato di due parti distinte ma collegate fra loro. Della prima, risalente alla seconda metà del Quattrocento, risalta soprattutto la svettante torre quadrangolare, retaggio di un'epoca che stava ormai per concludersi definitivamente; è, quella con la torre, la porzione di villa eretta durante la dominazione di Alessandro Sforza di Cotignola (Ravenna), il cui emblema si riconosce per la presenza di un leone rampante che reca con sé, non a caso, un ramo di cotogno. La denominazione “Imperiale” si deve proprio a questa prima fase costruttiva, quando l'imperatore del Sacro Romano Impero Federico III d'Asburgo nel 1468 fu qui invitato proprio dallo Sforza per porre la prima pietra della futura dimora signorile. Il secondo insieme architettonico, cinquecentesco, fu invece progettato (ma mai ultimato per ragioni economiche) a partire dal 1522 da Girolamo Genga, grande architetto, scenografo e pittore urbinate, in quegli anni al servizio di Francesco Maria I della Rovere e legato agli stilemi di Luca Signorelli, Perugino e Raffaello.

L'arte del Genga viene così esemplificata dalla storica dell'arte e museologa Anna Maria Petrioli Tofani (citata da Pietro Zampetti nel secondo volume del suo Pittura nelle Marche): «La sua predilezione per forme espressive di una originalità sfiorante a volte l'eccentrico, già avvertibile nelle opere della giovinezza, sfocia in una piena aderenza ai canoni lessicali e sintattici del Manierismo». Caratteristiche riscontrabili all'Imperiale nelle pregevoli soluzioni architettoniche e decorative adottate dall'artista, che si diverte a creare, tra le altre, una facciata con arcate e nicchie cieche che fingono l'ingresso in villa e un sistema di stretti passaggi interni con sviluppo elicoidale. Sublime è anche il cortile d'onore, impreziosito da raffinate aiuole geometriche che vivacizzano e danno una nota di colore al laterizio con cui l'intera villa è stata costruita.

Nelle intenzioni della committenza roveresca c'era l'idea di creare un luogo adatto all'otium, sull'esempio delle antiche ville romane, non più quindi una struttura difensiva che fungesse da castello. Le due anime dell'Imperiale, quella quattrocentesca degli Sforza e l'ala nuova, ben più ampia, voluta dai Della Rovere, si armonizzano, pur conservando le loro differenti peculiarità.

Un ruolo chiave nell'edificazione dell'intera costruzione cinquecentesca - raccordata alla parte vecchia grazie a un corpo di fabbrica con arco alla base, perpendicolare alle due strutture principali ed incastrato tra di esse - lo ebbero Eleonora Gonzaga, moglie di Francesco Maria I, e l'umanista veneziano Pietro Bembo, autore della scritta dedicatoria in latino sulla facciata principale dell'ala nuova della Villa, omaggio di Eleonora al marito condottiero. Fu lei a volere l'Imperiale Nuova e a farne dono al consorte, la cui vita tumultuosa – a lui venne affidato l'onere di prendere in mano le redini della Signoria di Senigallia quando aveva solo dodici anni - fu sempre contraddistinta da campagne militari che dovevano garantirgli quell'egemonia sul suo esteso Ducato costantemente minacciata dai suoi avversari, primo fra tutti papa Leone X. Un ritratto di Francesco Maria I si conserva presso la Sala della Giunta del Palazzo Comunale di Senigallia.

Estinta la famiglia dei Della Rovere nel 1631, la Villa fu affidata ai Medici, per poi passare agli Albani, i quali si sarebbero imparentati con i Castelbarco; tuttora l'Imperiale è di proprietà dei milanesi Castelbarco Albani, che aprono le porte della loro residenza storica nel periodo estivo.

Le stanze interne dell'Imperiale, affrescate probabilmente fra il 1530 e il '32 da un nutrito gruppo di artisti manieristi a capo dei quali era sempre il Genga, non sono al momento visitabili (fatta eccezione per alcune sale all'altezza del cortile d'onore), ma si può godere di ciò che la Villa offre in termini paesaggistici e floristici: le specie vegetali individuabili nel percorso di visita comprendono siepi di bosso, piante di mirto, gelsomino, rose rampicanti, peri e meli cotogni, cedri – la cui coltivazione era molto florida ai tempi dei Della Rovere - e molte altre varietà, tra cui anche il bambù, proprio nell'attuale punto di ritrovo per le visite guidate. Una flora variegata che durante il lungo periodo di confinamento da Covid-19 ha rischiato di essere presa d'assalto da alcuni erbivori che girano da sempre nelle aree limitrofe al parco dell'Imperiale.

Ogni anno numerosi turisti e studenti stranieri visitano questo gioiello dell'architettura marchigiana, che sembra essere conosciuto più dai forestieri che dagli autoctoni. Ma è facile rimediare: l'Imperiale, grazie alla Cooperativa Isairon, organizza per il periodo estivo visite guidate su prenotazione tutti i mercoledì pomeriggio e sabato mattina. Seguendo il consiglio di Longhi, conviene approfittarne per prenotare una visita e passeggiare all'interno degli spazi silenziosi e ameni di questo luogo nascosto, dove trionfano l'estetica dei giardini e un'assoluta padronanza del trompe-l'œil tridimensionale.








Questo è un articolo pubblicato il 01-07-2020 alle 11:08 sul giornale del 02 luglio 2020 - 567 letture

In questo articolo si parla di cultura, articolo, ComunicArte, Lorenza Zampa

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