ComunicArte: “Il Tuffatore”, così Migliori rappresentò un'epoca

3' di lettura Senigallia 15/06/2020 - Figlio di un operaio delle ferrovie e di una casalinga, Nino Migliori, classe 1926, nel 1948 acquista la sua prima macchina fotografica e inizia a recuperare quel tempo che il secondo conflitto mondiale non gli aveva permesso di vivere pienamente.

Un mezzo, la fotocamera, che subito dopo il diploma diventa per Migliori anche uno strumento di lavoro in grado di immortalare nei propri scatti la sua quotidianità.

Negli anni '50 inizia, in parte dal viaggio a Scanno di Henri Cartier-Bresson, una nuova tendenza fotografica, quella del reportage sociale. In particolare lo scopo in questa fase, nella quale si inserisce anche la fotografia di Nino Migliori, era quello di mostrare la vita nel Meridione, un territorio che era stato vittima di isolamento durante la guerra. Nel suo viaggio in sacco a pelo per il sud della nostra penisola, esplorando in particolar modo le zone interne dell'Abruzzo, della Basilicata e della Calabria, Migliori entra in stretto contatto con gli abitanti di queste terre e documenta la loro vita senza mai farli sentire nel tipico disagio di chi si trova di fronte a un obiettivo.

Molto apprezzato per i suoi lavori fotografici, venne più volte invitato da Giuseppe Cavalli, che amava i suoi toni alti, a entrare nel gruppo fotografico “La Bussola”, fondato a Milano nell'aprile del 1947.

Rompendo i codici e azzardando nuove soluzioni Nino Migliori si è fatto largo tra i grandi della fotografia italiana, andando a lavorare off camera sugli scatti da lui prodotti, nella continua ricerca del diverso e dell'anomalo. Uno sperimentatore dunque, o un fotografo alchimista, come si è più volte definito.

Migliori costruisce, primo in Italia, un racconto che sarà proprio, in un secondo momento, della pittura occidentale, come l'espressionismo astratto americano che chiuderà gli anni '50 del Novecento arrivando in Europa e partecipando alla trasformazione della nostra cultura.

Tra le varie fotografie di Nino Migliori presenti all'interno dell'esposizione "Sguardi di Novecento: Giacomelli e il suo tempo" in mostra presso il Palazzo del Duca di Senigallia, vogliamo soffermarci su uno scatto che è diventato, un po' per caso, il simbolo di un'epoca e di quella rinascita dopo la Seconda Guerra Mondiale che si respirava negli anni '50.

Lo scatto in esame è “Il Tuffatore”, realizzato sul molo di Rimini nel 1951 con una Rolleiflex 6×6. La famosa foto neorealista ritrae un giovane che dopo una breve corsa di 2 o 3 metri salta verso il mare e viene immortalato in posizione orizzontale con il volto combaciante a quello del fratello seduto sul molo in cemento mentre aspetta il proprio turno. Nello stesso rullino esistono due foto di questo momento, una mossa e questa seconda perfettamente riuscita, in cui il tuffatore, che ricorda in parte il celebre manufatto d'arte funeraria che è la lastra di copertura della famosa Tomba del Tuffatore a Paestum, si trova esattamente in parallelo con la linea dell'orizzonte e al centro di un'immagine che risulta essere assolutamente perfetta nella composizione, nell'equilibrio fra i volumi e nella plasticità del gesto.


da Associazione culturale ComunicArte







Questo è un articolo pubblicato il 15-06-2020 alle 19:01 sul giornale del 16 giugno 2020 - 525 letture

In questo articolo si parla di cultura, mostra, Marco Pettinari, articolo, Associazione culturale ComunicArte

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