Perché i bambini non sono una priorità?

3' di lettura Senigallia 24/05/2020 - L’Italia sarà pure un popolo di santi e poeti, ma certo con pochi bambini. Dall’inizio dell’emergenza sanitaria i testi prolissi di ordinanze e Dpcm vari non li hanno mai messi, almeno simbolicamente e per una volta, al primo posto. Per strappare una menzione se la devono vedere con i runner e i portatori di animali al guinzaglio.

E anche nella cosiddetta fase 2 riaprono bar e parrucchieri, ma per nidi, centri estivi, scuole dell’Infanzia è ancora buio pesto. Tanti annunci, per la verità, ma fatti concreti ancora pochissimi. Lo sanno bene quelle famiglie in cui i genitori hanno ripreso a lavorare, o non hanno mai smesso facendo i salti mortali. Che adesso però si chiamano smartworking.

In spiaggia si può andare, ma guai a fermarsi a scavare una buca! Una disposizione sciocca, che discende da un assunto indimostrabile, ovvero che ci siano più probabilità di creare assembramenti standosene per i fatti propri sulla battigia piuttosto che andandosene a passeggio.
Nei parchi si può entrare per sperimentare il supplizio di Tantalo, visto che i giochi sono ancora vietati. Mentre gli irriducibili del fitness possono tranquillamente – loro sì – fare stretching con le macchine installate sulla banchina del Molo.

Ancora sulle aree gioco pubbliche: ha meritato un lancio d’agenzia l’iniziativa del sindaco di Recanati, che ha fatto mettere dei cartelli per spiegare ai piccoli cittadini come mai non possono ancora tornare a divertirsi come sempre. Una voce nel deserto, pare. Sindaci e governatori, invece, gareggiano a fare gli sceriffi, trattandoci come tanti ragazzini quando – dati sulle denunce alla mano – gli irresponsabili sono stati molto meno di quelli che ci si potesse aspettare.

Intanto i mesi di scuola o di nido persi si accumulano, con conseguenze inevitabili sui ritmi dello sviluppo psicologico e sociale dei piccoli, che qualche pedagogista comincia finalmente a segnalare. Traumi che il Pil non è in grado di misurare, e neanche le statistiche dell’epidemia che ci raccontano della sofferenza curata o evitata, ma non di quella inflitta alle categorie più deboli con la sospensione dei contatti sociali.

Speriamo, a questo punto, che il buon senso prevalga nella ricerca di soluzioni nuove, anche sperimentali, facendo ricorso a spazi diversi, creando gruppi più piccoli e fissi per le attività ricreative, controllando il mantenimento del distanziamento sociale. Senza dimenticare che i luoghi “privilegiati” del contagio sono stati quelli di lavoro e le case di riposo.

I bambini sono una minoranza demografica in Italia, e magari per questo non rappresentano una priorità stabile. Con la loro naturale energia troveranno comunque il modo di superare anche queste difficoltà.
Ma i loro musi lunghi, gli scoppi di pianto improvvisi, la delusione per non poter neanche salutare, a conclusione della scuola, gli amichetti che non vedono da marzo, i loro genitori se li ricorderanno per un bel pezzo.






Questo è un editoriale pubblicato il 24-05-2020 alle 21:14 sul giornale del 25 maggio 2020 - 1302 letture

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