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Il prof. Silvestri e le "Pillole di Ottimismo" sul Covid-19: "Il fattore clima e poi i farmaci..."

4' di lettura
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di Giulia Mancinelli
senigallia@vivere.it


guido silvestri
Il prof. Guido Silvestri, virolo di fama mondiale, senigalliese e docente alla Emory University di Atlanta, fa il punto sul nuovo aggiornamento della situazione Coronavirus in Italia, sia sul fronte farmacologico che su quello della diffusione del virus.

1. SITUAZIONE ITALIANA ED IN GEORGIA
Nella prima foto qui sotto vedete il trend ad oggi del numero totale di pazienti in terapia intensive per COVID-19 in Italia. Continua la discesa a ritmo lento ma costante, il che fa pensare ad un esaurimento della epidemia italiana nelle prossime 3-4 settimane. Nella foto in basso vedete invece l’andamento della mortalità in Georgia, che è ad oggi di 836 unità. Come si può vedere dal grafico – e come dicono gli esperti -- dovremmo aver passato il picco di mortalità da due-tre giorni, e secondo le stime dei matematici l’epidemia si chiuderà con 1.500-2.000 morti in totale (il che non sarebbe malissimo visto che abbiamo una popolazione un po’ più grande di quella della Lombardia). Devo dire con un certo orgoglio che finora i morti nell’area metropolitana di Atlanta (~5 milioni di abitanti, in gran parte serviti dalla "nostra" Emory Healthcare) sono 259 in totale, mentre il numero più alto di decessi si riscontra nelle contee sud-occidentali, Daugherty in particolare, dove il virus si è purtroppo diffuso con grande cattiveria in alcune comunità di “assisted living” per anziani (equivalenti alle nostre case di riposo).

2. CLOROCHINA E AZITROMICINA?
In questi giorni si è parlato molto di clorochina e idrossiclorochina come farmaci potenzialmente utili nel trattamento di COVID-19 – da soli o con l’antibiotico azitromicina. E’ abbastanza triste notare come questo trattamento sia diventato “famoso” grazie ad alcune esternazioni del nostro president Trump (noto per il suo background in medicina e virologia) e per uno studio controverso dell'altrettanto controverso medico francese Didier Raoult, quello che sembra uscito da una fusione genica di Gerard Depardieu e Sandokan. Ieri finalmente è uscito in pre-print su MeRxiv (lo so, adesso usa così…) l’articolo che descrive lo studio americano su questo trattamento (J. Magagnoli et al. “Outcomes of hydroxychloroquine usage in United States veterans hospitalized with Covid-19”). Lo studio ha coinvolto 368 pazienti con COVID-19, di cui 97 trattati con idrossiclorochina (HC), 113 con HC + azitromicina (A), e 158 senza HC. Alla fine dello studio sono morti il 27.8% dei soggetti trattati con HC, il 22.1% di quelli trattati con HC+A, e 11.4% di quelli trattati senza HC. Gli autori concludono che non c’è NESSUNA EVIDENZA che HC, da sola o con azitromicina, riduca il rischio di ventilazione meccanica o di morte nei pazienti con COVID-19 (ed infatti il rischio di morte è aumentato nei pazienti trattati con HC). L’ultima frase è un capolavoro di diplomazia: “questo studio illustra l’importanza di condurre studi prospettici, randomizzati e controllati prima di suggerire l’uso generalizzato di un trattamento”. In realtà è del tutto ingiustificato, a questo punto, spingere per l’uso di massa di una medicina che in uno studio di queste dimensioni è associata addirittura con un aumento significativo della mortalità…

3. IL GENERALE BEL TEMPO
Credo che l’evidenza a favore del fatto che la bella stagione aiuterà a controllare questo virus sia ormai schiacciante e non ho intenzione di ritornarci.
Invece provo a spiegare, visto che in molti me lo chiedono, PERCHE’ il caldo ci potrà aiutare a sconfiggere COVID-19, elencando alcuni fattori che possono contribuire:
-il virus fa più fatica a trasmettersi perché le “goccioline” che lo veicolano evaporano più rapidamente e quindi lasciano il virus a “seccarsi” (cosi perdendo più rapidamente la capacità di infettare)
-le persone si infettano con una quantità più piccola di virus, il che rende più facile la sua eliminazione e meno frequente l’invasione dei polmoni
-le persone tendono con il caldo a “diluirsi” maggiormente nello spazio, per esempio passando più tempo all’aperto e meno in spazi chiusi ed affollati
-il freddo può ridurre l’efficienza con cui le mucose delle vie aeree superiori eliminano i virus attraverso la cosiddetta clearance muco-ciliare.
Da ricordare che NON tutti i virus amano il freddo, e che infatti questa è una caratteristica tipica dei virus respiratori. Gli enterovirus, per esempio, amano l’estate, mentre virus che dipendono da vettori come le zanzare (ad esempio febbre gialla, Dengue e Zika) hanno bisogno delle alte temperature a cui vivono questi insetti.





guido silvestri

Questo è un articolo pubblicato il 23-04-2020 alle 18:28 sul giornale del 24 aprile 2020 - 7064 letture