Edda Baioni e La Sciabica dedicano una poesia in dialetto a Gio' Fiorenzi

2' di lettura Senigallia 09/04/2020 - In questo momento particolare, il Covid-19 che imperversa, la Settimana Santa in corso, e la perdita dell’artista Giovanna Fiorenzi, da tutti conosciuta come Gio’ Fiorenzi che e’ tornata alla casa del Padre il 4 aprile, la Poetessa Edda Baioni, Montignanese di nascita e Marzocchina di residenza, quale delegata regionale dell’Associazione Nazionale Poeti e Scrittori Dialettali, sente il bisogno di dedicare, insieme alla Filodrammatica La Sciabica, a tutti i lettori e alla memoria di Gio’ (entrambe collaboratrici) una poesia, la poesia in dialetto romanesco del poeta contemporaneo Federico Tosti che fino all’ultimo della sua vita terrena (102 anni) la leggeva in tutti i Convegni Nazionali.

Er Cristo de la montagna

A ‘na svortata de la mulattiera,
sopra ‘na roccia ripida der monte,
all’improvviso m’appari de fronte
un Gesu’ Cristo su ‘na croce nera.

Ne le vallate, sospirosa e lieve,
vola la brezza de la primavera
mentre che intorno ar Cristo, la bufera
solleva ancora turbini de neve !

-”Povero Gesu’ Cristo abbandonato !
Forze nesuno, qui, te porta un fiore
de ‘na preghiera a sconto d’un peccato.

-Tu ch’hai sofferto tanto pe’ l’amore
de tutti, mo stai muto, disperato.
solo co’ la tu’ croce e er tu’ dolore “

Ma appena mormorate ‘ste parole
se carmo’ er vento e venne la bonaccia:
er Gesu’ Cristo sollevo’ la faccia
mentre che in fronte je batteva er sole.

Me guardo’ triste e disse: - “Chi me crede
ricorre ancora all’ombra de la Croce !
Me chiama sempre co’ la stessa voce,
m’invoca sempre co’ la stessa fede !

- E quanno penzi tu ch’io resto solo
vengheno intorno tante rondinelle
a salutamme, trapassanno a volo.

Padre e Signore de le cose belle.
E a notte s’avvicina er rossignolo
che prega e canta ar chiaro de le stelle”.

- “Quanno ne le tempeste de la vita
cerca rifugio l’anima che pena,
solo la pace mia, dorce e serena,
po’ conzola’ la pecora smarrita”.

Tra nuvole de foco, all’orizzonte
er sole tramontava. Onde lontane,
lente, sonore, gravi de campane
saliveno a sveja’ l’echi der monte.

Cantava er bosco: un’armonia infinita
lo circondava e un senzo de preghiera.
La terra, intorno ar Cristo, era fiorita !

......sola, in ginocchio, su la mulattiera
singhiozzava la pecora smarrita
E l’avvorgeva l’ombra de la sera !






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-04-2020 alle 15:37 sul giornale del 10 aprile 2020 - 296 letture

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