Luca Pagliari ricorda Gabriele Giampieretti, una vita "on the road"

3' di lettura Senigallia 06/04/2020 - Caro Gabi,
abbiamo una cena in sospeso, ce lo eravamo detti qualche mese fa, proprio quando ci siamo scattati questa foto. Non ho tutta questa voglia di scrivere, preferirei il silenzio, ma sono certo che queste parole ti avrebbero fatto piacere e allora eccomi qui.

Comincio dalla fine, da quel nostro incontro che non potevamo sapere fosse l’ultimo e dalla gioia vera di aver trascorso una mezzora a parlare. Ci siamo salutati con la gioia nel cuore, quella che concediamo solo alle persone che appartengono alle nostre vite come un quadro in sala o un orologio. Ci sono e basta.

Il nostro rimane un rapporto speciale perché siamo condannati ad aver vissuto assieme uno dei periodi più belli della nostra vita. Uno accanto all’altro, nel piccolo studio di montaggio di Radiomania abbiamo trascorso anni straordinari, lavorando ad un programma comico, surreale e irresistibile che si intitolava “La Bologna Canosa” perché era un programma “on the road”. Avevamo poco più di vent’anni ma nulla, fino ad oggi, ha saputo minimamente avvicinarsi a quel tipo di godimento. Se io penso alla mia vita radiofonica ho un solo riferimento: io e te che montiamo “La Bologna Canosa” tutto il resto è poca cosa.

A RDS, dove mi avevi seguito in veste di collaboratore, amico, consigliere e tutto quello che vuoi, ti eri immediatamente guadagnato il rispetto di tutti perché il tuo lavoro l’hai sempre saputo fare benissimo. Tra i tuoi infiniti compiti, a RDS, la costruzione di un programma quotidiano con Valerio Staffelli e ben ricordo quanto ti stimasse Valerio. Caro Gabriele, non esiste la necessità di citare degli aneddoti. Sono troppi. Quando ci siamo conosciuti io avevo 20 anni e tu 19, non serve aggiungere altro.

E allora preferisco restare su quello che eri e non su ciò che abbiamo condiviso. Ecco, tu eri una persona di grande intelligenza, pazzo come me e Gigio, tutti sempre dalla parte di Don Chisciotte e mai di chi vive facendo calcoli. La tua intelligenza era però materia per intenditori, perché la tua visione delle cose era sempre profonda, mai scontata o dozzinale.

Ma adesso arrivo al punto più importante, la tua carta vincente, quella che divide drasticamente il mondo in due. Avevi il dono dell’ironia. L’ironia non si compra e non si forma nel tempo. Non è un optional. Per questo giocavamo a carte scoperte, per questo ci conoscevamo come le nostre tasche, perché quando si è uniti dall’ironia e dalla capacità di leggere la vita in maniera disincantata, non è necessario aggiungere nulla.

Dimenticavo, ho conosciuto Simona, la tua compagna con cui hai trascorso questo ultimo, bellissimo periodo della tua vita. Le ho detto la verità; in quel nostro ultimo incontro mi avevi detto di avere incontrato una donna meravigliosa, colta, in grado di riempire la tua esistenza. Insomma, eri sereno e soddisfatto di dove la vita ti aveva condotto.

E ora dovrei chiudere con una frase ad effetto, tipo “ora che ci guardi dall’alto” ma io neanche ci penso a farti un dispetto così grande! Sai che faccio Gabi? Invio questa lettera a Michele Pinto che era un nostro fedele ascoltatore e poi assieme (tanto da qualche parte sei) ci spariamo Chuck Berry. Johnny B. Goode. La colonna sonora della nostra vita maledetta, benedetta, contraddittoria ma sempre e sempre a ritmo di Rock.

Ecchecazzo!






Questo è un articolo pubblicato il 06-04-2020 alle 09:09 sul giornale del 07 aprile 2020 - 1278 letture

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