Netatwork. Servizio su Didattica a Distanza. Interviene Ceresoni

5' di lettura Senigallia 13/03/2020 - Sulla ‘didattica a distanza’ ieri abbiamo letto alcuni indicazioni di una docente delle superiori su come utilizzarla al meglio; oggi, invece, abbiamo ascoltato il parere di un genitore impegnato a gestire questa nuova situazione all’interno delle mura domestiche.

A Simone Ceresoni, insegnante e papà di due ragazzi che frequentano due diversi istituti superiori della città, abbiamo chiesto:

Da qualche giorno, la scuola sembra essere ‘entrata’ in casa. Si ascoltano lezioni interessanti e piacevoli conversazioni tra docenti e studenti. Una situazione inedita, non ti pare?

Una situazione inedita dovuta all'emergenza. Registro come il mondo della scuola stia dimostrando, in questa situazione, grande capacità di resilienza, cioè adattamento con capacità propulsiva nell'affrontare situazioni di crisi. Questo Paese dovrà fare un plauso a tante categorie per come hanno reagito con responsabilità, forza e lungimiranza a questa situazione, una fra queste è rappresentata sicuramente dal mondo della scuola (studenti, docenti, personale amministrativo e collaboratori scolastici, famiglie), che non si è fermato, anzi sta tirando fuori le risorse migliori per non perdere la strada maestra dell'apprendimento.

Cambia il modello di convivenza familiare in presenza di questo nuovo ospite inatteso?

La famiglia, intesa come nucleo di più persone che vivono insieme sotto uno stesso tetto e legati da rapporto parentale e di affetto - uscendo da logiche pregiudiziali ma mettendo al centro del concerto di famiglia la relazione d'amore e l'attività del prendersi cura - ne uscirà rafforzata. Questa della lotta al virus è una battaglia civile che passerà alla storia e che verrà narrata sui libri di storia, in futuro (tra 30-40 anni e dopo) saremo oggetto di interrogazioni a scuola per rimanere in tema. Da questo punto di vista abbiamo la possibilità di fare qualche cosa di importante per noi stessi e per gli altri, quasi come coloro che durante il risorgimento hanno lottato per l'unità dell'Italia o che durante la seconda guerra mondiale hanno salvato i perseguitati dal nazi-fascismo e hanno lottato per la libertà e la democrazia. La famiglia, se fondata su rapporti di amore autentici, ne uscirà rafforzata nonostante momenti di crisi, stress, scontri, litigi fisiologici. Se fondata sulla necessità di aderire a modelli perbenisti e ipocriti potrebbe saltare, perché convivere in casa per lunghi periodi senza affetto e amore è veramente duro.

Al di là dell’emergenza questa modalità non convenzionale di fare scuola potrebbe essere bene accolta dalle famiglie anche in futuro?

Ripeto la nostra società sta dimostrando grande resilienza e quindi adattamento con atteggiamento positivo a questa modalità. La scuola digitale è uno degli assi di innovazione introdotti da tempo in Europa e in Italia. In queste settimane lo stiamo agendo - più o meno bene - con una forte accelerazione. In futuro credo che utilizzeremo di più gli strumenti digitali e nuove modalità nel percorso di istruzione, formazione ed educazione (compiti della scuola), ma ciò avrà un senso se al centro metteremo lo studente che apprende con gli altri studenti dentro un ambiente di apprendimento laboratoriale. Penso, infatti, che il digitale può integrare il processo di apprendimento, ma il rapporto interpersonale tra studenti e con i docenti tutti in presenza nelle aule - almeno per un certo tempo al giorno e organizzate come laboratori - resta insostituibile.

Oggi ci ritroviamo una generazione di giovanissimi che usano lo smartphone essenzialmente per scopi ricreativi. La didattica a distanza sta indicando, invece, nuovi tipi di utilizzo del dispositivo più a fini formativi e di apprendimento. E’ l’inizio di una nuova era?

Sì, questa crisi segnerà in tutti i campi un prima e un dopo. Anche nella scuola si segnerà questa data come spartiacque. Le avanguardie di riflessione pedagogica ed educativa avevano già immaginato da tempo l'uso degli smartphone personali (o simili) in classe. Molti sono i testi, le riflessioni, le ricerche in campo educativo che pensavano da tempo di introdurre con progetti pilota e sperimentali l'uso sistemico dello smartphone personale nei processi di apprendimento. Oggi siamo costretti a farlo e questa esperienza accelererà quanto le menti più evolute e avanzate vanno dicendo in Europa su questo tema ormai da tempo. Ma l'uso del digitale cambia anche alcuni concetti fondamentali, primo fra tutti quello dell'apprendimento che non può più essere inteso come immagazzinamento nella memoria di notizie e informazioni, bensì come sviluppo di competenze, cioè di capacità di risolvere problemi autentici, usando ciò che si è, si sa, si sa fare e cercando ciò che non si sa nel mondo digitale, che è sempre a nostra disposizione, in quanto siamo connessi h 24.

Finita l’emergenza potremmo correre il rischio di un ritorno alla didattica di tutti i giorni ed il conseguente abbandono di ciò che abbiamo scoperto di buono con questa nuova modalità?

Qui sta il concetto di abitudine. Tutti noi amiamo le nostre abitudini e facciamo fatica a lasciarle, per comodità, affetto perché erroneamente pensiamo di essere nati con esse. Ma non è così, da bambini avevamo abitudini che poi abbiamo lasciato, oggi ne abbiamo di nuove, tra dieci anni le nostre abitudini saranno cambiate. La sfida di tutti noi e anche della scuola è quindi quella di cambiare le nostre abitudini in modo strategico, consapevole, intenzionale. Guidare noi le nostre abitudini e non viceversa. Se anche la scuola saprà fare questo con forza e lungimiranza, cioè saprà cambiare le proprie abitudini per un miglioramento continuo, questa esperienza ci renderà migliori e renderà migliore anche la nostra scuola.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-03-2020 alle 10:45 sul giornale del 14 marzo 2020 - 2113 letture

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