Turismo sanitario all’estero: prudenza con la chirurgia estetica

5' di lettura Senigallia 10/03/2020 - La proposta dei pacchetti chirurgia estetica + vacanza all’estero si è sviluppata molto rapidamente con l'intenzione di offrire un servizio che assicurasse una degenza chirurgica in un luogo piacevole, a prezzi contenuti.

Ed è così che la Turchia è divenuta meta prediletta per il trapianto di capelli, la Grecia per il botox (con 300 mila interventi nel 2018), Croazia e Albania vengono prese in considerazione per le cure dentali e la Tunisia e i paesi dell'Est Europeo (in particolar modo in Romania, Ungheria, Moldavia e Ucraina) sono destinazioni scelte da chi richiede la mastoplastica additiva. Ma c’è anche chi viaggia molto più lontano, fino alla Corea del Nord (che ha accolto 50 mila pazienti stranieri per un capitale di 190 milioni di dollari nel 2018), il Brasile (nel quale si risparmia circa il 30% rispetto all’Europa) o l’India, dove il risparmio può raggiungere anche il 90% (fonte: agenpress.it).

Nonostante il boom, viaggiare all’estero per interventi di chirurgia estetica non è privo di rischi. La chirurgia estetica, infatti, può essere molto invasiva e i lunghi voli potrebbero risultare molto stressanti per chi si è sottoposto a un intervento. Anzi, in generale, il recupero post-trattamento e il semplice fatto di essere soli in un luogo lontano, sono fattori di rischio di cui occorre tenere conto, prima ancora che del vantaggio economico delle offerte delle cliniche straniere.

Quindi, quale che sia l'intervento, è opportuno informarsi e ricercare a fondo garanzie sanitarie e professionali, in quanto la salvaguardia della salute è sicuramente l'aspetto più importante di cui tener conto.

Turismo sanitario: mastoplastica fra gli interventi più richiesti

Tra gli interventi più richiesti al mondo, con il 15.8% del totale degli interventi chirurgici, c'è la mastoplastica additiva, ossia l'aumento del seno (a seguire, liposuzione 14%, blefaroplastica 12,9%, rinoplastica 7,6% e addominoplastica 7,4%).

La scelta del viaggio all’estero per la chirurgia al seno avviene per una serie di ragioni: tempi di attesa più brevi, possibilità di abbinare all’intervento di chirurgia estetica un pacchetto turistico “tutto compreso” e, soprattutto, costi più bassi. Tuttavia, non mancano gli insuccessi: risparmio può equivalere a cliniche o équipe poco specializzate, con percentuali di insuccesso che arrivano anche al 34% dei casi nel caso della mastoplastica. È molto meglio, quindi, sottoporsi alle dovute cure in Italia, trovando un punto di riferimento fra i tantissimi specialisti a disposizione. Il dott. Mario Dini esperto in mastoplastica a Firenze, riceve su appuntamento anche a Roma e Milano e specifica che il successo della mastoplastica è garantito dalla sempre maggior specializzazione dei chirurghi e dalle numerose tecniche all’avanguardia che si sono diffuse negli anni nelle cliniche a norma.

Linee guida per il turismo sanitario

L’ISAPS, Società Internazionale di Chirurgia Plastica Estetica, ha rilasciato un vademecum dettagliato da seguire se si decide di fare un intervento di chirurgia plastica all'estero. I punti più salienti sono di seguito riportati:

  • Scegliere con attenzione il chirurgo e assicurarsi che sia specializzato e formato per l'intervento che si intende fare

  • Informarsi sul tipo di certificazione della struttura sanitaria, chiedendo qual è l’ente certificatore

  • Prenotare una visita preoperatoria condotta di persona in uno studio convenzionato nella nazione del paziente

  • Valutare il costo totale dell’intervento prendendo in considerazione tutti gli aspetti oltre al prezzo dell’intervento: spese per la clinica, visite pre e postoperatorie, onorario del chirurgo e dell’anestesista

  • Fare molta attenzione alla copertura assicurativa.

Turismo sanitario: è da evitare?

All’attenzione richiesta, si aggiungono le raccomandazioni che ogni chirurgo plastico italiano darebbe nel parlare di chirurgia all’estero. Non sono rari, infatti, gli interventi non soddisfacenti eseguiti all’estero, su diversi livelli: da quelle relative alla degenza, a quelle relative ai costi nascosti, a quelle sull’intervento clinico pre e post operatorio.

Occorrerà, quindi, avere accortezze aggiuntive, relative al focus “distanza”:

  • la condizione di “fuori sede” non permette di instaurare un rapporto continuativo di fiducia fra paziente e chirurgo, aspetto fondamentale per la riuscita dell’intervento in toto

  • in caso di complicanze dovute alla prima operazione, non ci si rivolgerà di nuovo allo stesso chirurgo estero, ma a uno in Italia, dovendo ricominciare da capo l’iter

  • la mancata padronanza della lingua impatta notevolmente il livello di comunicazione in un momento clinico in cui questa è molto importante

  • il decorso post-operatorio richiede un continuo monitoraggio delle condizioni di salute del paziente, con eventuali giornate di convalescenza in ospedale che, in questi casi, risultano ridotte al minimo

  • non sempre le condizioni igieniche sono ottimali e adeguate a una struttura ospedaliera di alti standard, con un rischio non trascurabile di contrarre infezioni

  • i protocolli sono molto meno rigidi rispetto a quelli nazionali, con conseguente mancanza di rigore nelle procedure

  • i macchinari e la strumentazione in genere non sono all'avanguardia

  • le normative vigenti in molte nazioni permettono ai medici di operare anche quando sprovvisti di opportune specializzazioni nel proprio campo di competenza.

Il fatto che il quadro in merito al turismo sanitario non sia proprio roseo come potrebbe apparire a prima vista, non esclude a priori che all'estero esistano delle ottime cliniche, come fa notare anche il dott. Mario Dini, considerato uno dei massimi esperti in Italia per la mastoplastica.

È bene spostare leggermente il proprio punto di vista: com'è possibile avere un buon servizio, quando il prezzo di un pacchetto verso una destinazione oltre confine risulta inferiore a quello di un intervento fatto in Italia, anche di diverse migliaia di euro?

Per concludere, le buone strutture esistono anche al di fuori del Bel Paese, ma gli importi di spesa sono generalmente uguali, se non maggiori, a quelli dei trattamenti all'interno del territorio nazionale.






Questo è un articolo pubblicato il 10-03-2020 alle 16:07 sul giornale del 10 marzo 2020 - 1009 letture

In questo articolo si parla di attualità, redazione, articolo

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/bhr6





logoEV
logoEV