Netatwork. Innovare la didattica, due modelli (1° parte)

4' di lettura Senigallia 19/02/2020 - A conclusione del percorso formativo biennale sulla didattica capovolta (‘flipped teaching’) organizzato dall’IIS Padovano, si è svolto l’altra sera il seminario conclusivo che ha visto come testimone la Dirigente Scolastica, Antonella Accili, che ha introdotto nella sua scuola il Modello didattico-organizzativo di matrice Finlandese.

Prof.ssa Accili, nella sua scuola (I.C. Piandimeleto) ha applicato con successo un modello organizzativo-didattico che si ispira a quello finlandese. Di cosa di tratta?

La didattica finlandese è considerata tra le migliori al mondo e ci siamo chiesti come si potesse applicare anche nelle nostre scuole. Con i docenti della mia scuola abbiamo fatto una ricerca e quindi formazione intensiva che è durata due anni alla fine dei quali abbiamo applicato il modello scaturito nella scuola dell’infanzia, della primaria e della secondaria di primo grado.

Che risultati avete avuto?

Molto positivi perché i nostri ragazzi una volta alle superiori si sono dimostrati creativi, intraprendenti ed autonomi, richiamando l’attenzione anche di altre scuole. In quattro anni abbiamo creato una rete vastissima di scuole in tutte le Marche ma anche in altre regioni. Inoltre, si stanno aggiungendo anche le scuole superiori di secondo grado.

Quali sono i punti forti di questo modello?

Prima di tutto la compattazione dell’orario che permette l’abolizione della stratificazione dei saperi con le conseguenti difficoltà di apprendimento e consolidamento delle conoscenze. Poi la libertà di cui godono i docenti: il che non significa fare quello che uno vuole, piuttosto è la discrezionalità di poter scegliere di volta in volta, a seconda della situazione, dell’argomento, della materia, degli alunni, le metodologie didattiche più opportune. Ma occorre conoscerle tutte! E bene! Per questo, anche se il Collegio dei Docenti ha stabilito la soglia della formazione obbligatoria a 25 ore di formazione l’anno, i nostri docenti ne fanno spontaneamente molte di più arrivando in alcuni casi anche a monte orari che vanno da 50 a 80 ore all’anno, compresa una formazione sulle tecnologie informatiche. Riguardo a queste ultime,come anche per gli arredi, c’è da dire che gli ambienti non diventano innovativi perchè si riempiono di tecnologie. Si diventa innovativi se si riescono a valorizzare gli spazi che ci sono all’interno di tutta la scuola permettendo una vera inclusione di tutti gli studenti e una valorizzazione delle loro caratteristiche e dei loro stili di apprendimento.

Oltre agli spazi anche i talenti posseduti dai docenti rivestono una grossa importanza…

Infatti, i curricula sono stati analizzati con molta attenzione ed indipendentemente dalla materia insegnata o dall’attività svolta all’interno della scuola, ciascuno è stato valorizzato anche per alcune passioni o competenze possedute in altri ambiti. E tutti si sentono contenti e maggiormente motivati ad esprimere il meglio di se stessi. Analogamente, si cerca di valorizzare anche i talenti degli studenti dando la possibilità a ciascuno di trovare un campo in cui si è bravi. I talenti aumentano l’autostima e sviluppano performance apprezzabili in tutte le materie nonchè un attaccamento affettivo alla scuola, con ricadute importanti anche nel contrasto alla dispersione scolastica, che purtroppo inizia in modo nascosto fin dai primi anni di scolarizzazione.

Ci parli ora della didattica che propone il modello…

L’orario scolastico compattato è stato suddiviso in tre grandi aree: l’umanistica, la linguistica e la scientifica. Per evitare la stratificazione dei saperi, che costringe i cervelli dei nostri ragazzi a passare continuamente da una materia all’altra e gli insegnanti a condurre discorsi sempre interrotti e ripresi anche dopo tempi lunghi, abbiamo adottato il criterio della full immersion. Ossia, per esempio, nei primi tre giorni della settimana sono state accorpate tutte le materie umanistiche; il giovedì ed il venerdì quelle scientifiche. L’ottica è quella di favorire sempre il tutoring e l’apprendimento cooperativo in tutte le sue varianti, in modo che i ragazzi non si sentono mai soli e si abituano a lavorare in sinergia con gli altri. Si incentiva anche un approccio didattico di tipo laboratoriale per qualsiasi disciplina, perché quello che viene fatto con le mani non viene dimenticato. I laboratori attivati sono sempre numerosi e funzionanti anche il pomeriggio quasi tutta la settimana.

Cosa prevede il modello a proposito del rapporto della scuola con il territorio.

Il rapporto con il territorio è molto intenso, sia per favorire quei legami con imprese e laboratori artigianali, in particolare quelle del legno, per far conoscere ai giovani le possibilità occupazionali del territorio e combatterne lo spopolamento, sia per costruire collaborazioni finalizzate a raccogliere fondi per la scuola utili all’acquisto di attrezzature e apertura ad esperti esterni. Le famiglie naturalmente sono profondamente inserite in questo contesto e partecipano alle attività scolastiche con molto entusiasmo. Quindi, alla fine, l’impressione che ne deriva è che abbiamo creato una grande scuola laboratorio dove tutti fanno la loro parte ed in perfetta sintonia con l’intera comunità.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-02-2020 alle 09:43 sul giornale del 20 febbraio 2020 - 693 letture

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