I go to school: un nuovo progetto di scolarizzazione per i bambini nigeriani, e non solo

4' di lettura Senigallia 21/01/2020 - Si chiama Lucia Strumia, genovese di origine ma da 26 anni trapiantata a Montecarotto, l'ideatrice di un nuovo progetto che si rivolge ai bambini nigeriani per aiutarli a scolarizzarsi. E' così nata una onlus, regolarmente registrata ed accreditata, dal nome I GO TO SCHOOL, tradotto "io vado a scuola".

Dove nasce l’idea?
"Dalla vicinanza e conoscenza con Jeffery Osoiwanlan, l’ormai noto giovane nigeriano che ha aperto sui nostri terreni una splendida fattoria didattica, che si sta allargando in agricamping sociale, cioè con l’inclusione di anziani e disabili. Abbiamo sentito innumerevoli storie di miseria vera dei paesini soprattutto rurali che circondano in questo caso la città di Benin City, ma come altri milioni nel mondo…e ho deciso di fare qualcosa".

Ci sono già molte onlus che si occupano di questi casi, come mai ha sentito il bisogno di fondarne una nuova?
"Senza nulla togliere a nessuno, i motivi sono due: il primo la conoscenza diretta del Pastore cristiano che ha sempre conosciuto Jeffery e con cui si è instaurato un rapporto on line quotidiano, Pastor Patrick Ehinomen, che, oltre ad essere nel consiglio della Onlus, conosce i casi personalmente e abbiamo quindi la certezza che neanche un centesimo vada perso. Inoltre il nostro non è un aiuto alimentare o medico, ma scolastico e non sono tante, purtroppo, le associazioni che si occupano di scolarizzazione.
Sappiamo che la Nigeria, come la maggior parte dei paesi africani, vive in un tremendo stato di povertà pur avendo uno dei territori più ricchi al mondo, dal petrolio ai diamanti ad una terra fertilissima, ma le risorse, per via di una corruzione indicibile, vengono mandate all’estero o distribuite fra pochi politici al vertice.
L’istruzione necessita dei pagamenti che - seppur minimi - spesso non sono affrontabili dalle famiglie. Infatti il 40 per cento dei rifugiati è semi analfabeta, il 20 completamente incapace di leggere o scrivere, i rimanenti mostrano un 5 per cento di persone laureate il resto…. arriva a tredici anni e abbandona la scuola".

Quindi vi proponete di aiutare bambini e ragazzi nella scolarizzazione vera e propria?
"Si, abbiamo già iniziato con i primi 4 ragazzi (un piccino che deve iniziare le elementari, una quindicenne che ha fatto la terza media, bravissima, ma non ha potuto affrontare l’esame per mancanza dei soldi della tassa di iscrizione, 10 euro, una ragazza ed un ragazzo entrambi 18enni che vogliono frequentare ingegneria meccanica e moda: tasse universitarie? 250 euro all’anno…..incluso il mantenimento!)"

Ma la lista è lunghissima e i casi sono svariati, come ci racconta Lucia. "Circa una cinquantina di ragazzi, ai quali non verrà dato in mano un centesimo, ma solo i materiali di volta in volta richiesti e i pagamenti necessari per gli studi, di cui ci renderà conto mensilmente Pastor Patrick. Ma il nostro obiettivo è ancora più ampio: vorremmo acquistare un pezzo di terra dove, con il tempo, costruire una piccola scuola ed un locale di aggregazione per famiglie,dove verrà insegnata la family farm".

Di che si tratta?
"Ogni famiglia sarà resa responsabile gratuitamente di un orto e verrà instradata su come trarre maggior vantaggio da colture che magari ancora non conoscono ma che, dietro consiglio di nostri agronomi Coldiretti, potranno in seguito coltivare".

Ed infine, ecco come aiutare la Onlus I go to school.
"Ci sono tanti modi per effettuarci, chi ha voglia di fare una passeggiata fino a Montecarotto può trovarmi in tabaccheria, di fronte al civico 6 in Piazza della Vittoria, che è anche la sede della onlus e dove verrà rilasciata regolare ricevuta. Oppure effettuare provvisoriamente un bonifico sul conto ubi banca IT49J0311137600000000004831 intestato al vice presidente tesoriere Enrico Gasparini, in attesa di avere il conto intestato solo Onlus. Inoltre stiamo organizzando molte iniziative benefiche, cene solidali grazie ad amici ristoratori, tornei di ping pong, sfilate con asta dei capi, tutto grazie alla solidarietà che stiamo incontrando ,forse perchè si capisce la progettualità di tutto ciò… Tengo a precisare che per par condicio, Jeffery ha fortemente suggerito di destinare una parte di quanto di volta in volta si raccoglierà, ai bimbi delle scuole della Vallesina…perchè lo studio e la cultura sono le armi migliori per combattere i soprusi. Ma soprattutto perchè i bimbi non hanno colori".


di Cristina Carnevali
redazione@viverejesi.it





Questo è un articolo pubblicato il 21-01-2020 alle 19:39 sul giornale del 23 gennaio 2020 - 579 letture

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