L'architetto Alberto Bacchiocchi propone un nuovo progetto per Ponte 2 giugno

5' di lettura Senigallia 13/12/2019 - E’ trascorso un mese dalla diffusione sulla stampa dell’Appello ad accantonare, per evidente incongruità, il progetto regionale del nuovo Ponte 2 giugno a Senigallia, rivolto alle Istituzioni da un folto gruppo di professionisti ed esponenti della cultura.

Nei quotidiani di venerdì 29 novembre scorso, si riportava la notizia di una sorta di accordo sul progetto regionale del Ponte, lievemente modificato e dipinto di bianco. Un moto di sconcerto e di disappunto coglie chi aveva confidato che il dissenso, pacato e consapevole dell’Appello, fosse per le Istituzioni l’occasione culturale e concreta di sfruttare il progetto del nuovo Ponte per integrare nella Città un nuovo spazio e un nuovo manufatto che ne riflettessero l’identità, così preservando ed elevando la qualità di uno dei più bei Centri Storici delle Marche.


Un’adeguata sensibilità per la realizzazione di una nuova e grande opera pubblica per la Città (Via Regia, Arco Trionfale, Piazza, Palazzo, Tempio, Ponte) dovrebbe suggerire la preferenza per un particolare tipo di Ponte, da comporre in armonia con la speciale stratificazione storica dell’ambiente urbano-fluviale che lo caratterizzerebbe , animati da una forte e innovativa intenzione di affermare il ruolo di congiunzione, - in opposizione a quello, pur immanente, di separazione, - che il ponte possiede: immaginare una Piazza per incontrarsi sull’acqua, una nuova Rotonda sul Fiume. I ponti abitati italiani, dal Medioevo al Rinascimento, al Neoclassicismo, - Ponte Vecchio a Firenze, Ponte di Rialto a Venezia, il “capriccio” architettonico di Canaletto del 1742, in cui si ricostruisce la veduta immaginaria in Canal Grande del secondo progetto di Andrea Palladio del 1569 per il ponte di Rialto a Venezia, con altri suoi edifici, - hanno testimoniato la Magnificenza Civile di un nuovo Luogo pubblico al servizio della Comunità, della massima qualità architettonica, spaziale e funzionale, traducendola nel principale ed essenziale valore urbano di quei ponti, concorrendo queste stesse qualità, insieme alla loro collocazione strategica, a guadagnare e riconoscere a quei manufatti il diritto di quella collocazione eminente lungo il corso d’acqua.

In quegli esempi, come è evidente nel “capriccio” di Canaletto, il valore della profondità e della totale visuale dei lungo-fiume o canale, non più integralmente garantite a causa della stessa presenza di quei ponti, sono state serenamente posposte all’affermazione del valore, immensamente maggiore, della costruzione di un nuovo Luogo pubblico sull’acqua. Il nuovo ponte sul Misa, che connetterà la Città al Quartiere Porto, dovrà operare la magia sacrilega di riunire i due in un unico spazio urbano, fondendoli in un’unità organica che innalzi anche la loro attuale qualità urbana.

La nuova opera pubblica è candidata a divenire un elemento dell’identità cittadina al pari della Rocca Roveresca, dei Portici Ercolani, della Piazza del Duomo, del Foro Annonario, della Rotonda a Mare, perciò è inaccettabile che la sua realizzazione non sia il frutto del contributo della Città. Il ponte presentato ai cittadini sulla stampa non possiede alcun requisito per costituire la connessione qualificata dei due organi urbani, ora in buona salute. Appare una protesi inerte e non un tessuto vitale, un innesto incompatibile e rigettabile che la Città non è stata chiamata a condividere e dal quale dovrebbe immunizzarsi.

Sarebbe invece necessario che si offrano occasioni ed un luogo pubblico in cui confrontarsi sui temi recati dal nuovo Ponte del Centro Storico perché la sua realizzazione germini da una intenzione consapevole di tutta la Comunità. Tuttavia, in questo clima di distratta attenzione alla ricerca della migliore qualità urbana conseguibile con il nuovo ponte, si pone l’urgenza etica e disciplinare di offrire alla Città un contributo alla riflessione sul tema di una nuova infrastruttura nel cuore del Centro Storico, proponendo un diverso criterio con il quale elaborare e tradurre nel progetto lo spazio del nuovo manufatto ed il suo Genius Loci.

Allora, può risultare proficuo e stimolante offrire alla Città un progetto di un Ponte Abitabile, a campata unica, carrabile, per il passaggio a piedi ed in bici, per la sosta, per l’osservazione dell’ambiente fluviale e della fauna che lo frequenta, per gl’incontri tra le persone e per chi voglia fermarsi a meditare, per provare l’emozione di camminare sull’acqua, un ponte strutturalmente controllato in via preliminare, con costi comparabili alla sua complessità ed ai suoi servizi, da utilizzare anche per esplorare un nuovo punto di vista sulla Città, per abitare una dimensione ludica dell’esistenza, simile a quella che la Rotonda sul mare ha elargito nei 90 anni trascorsi. L’evidente differenza tipologica, dimensionale e spaziale del progetto proposto, rispetto al progetto regionale, potrebbe meritare l’attenzione curiosa per un oggetto inconsueto, scongiurare una frettolosa indifferenza e accettare la valutazione della sua fattibilità con infantile trasporto ed una dose di Illusioni. Potrebbe indurre a farsi tentare ad accedere ad uno spazio dell’immaginario, simile a quello del Paese di Alice, a quelli Piranesiani, o a quelli di qualche “Città Invisibile”. Nessun Tempio apparirà mai troppo lussuoso se esso sarà stato eretto per ricercare il Divino e la Quadratura con gli uomini.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-12-2019 alle 12:43 sul giornale del 14 dicembre 2019 - 5618 letture

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