Corinaldo: un anno dopo la strage, la comunità vuole rialzarsi e andare avanti

2' di lettura 08/12/2019 - E' iniziata a Corinaldo sabato sera la lunga notte che si concluderà di fatto domenica sera a Senigallia dedicata sul territorio alla commemorazione della strage dela Lanterna Azzurra di una anno fa. Ma i sentimenti e le modalità del ricordo, a Corinaldo e Senigallia, sono diverse.

La cittadina gorettiana, teatro della strage più grande che abbia mai colpito il territorio, pur sentendo forte il dolore per la tragedia sente il bisogno di andare avanti, di voltare pagina. È stato un anno difficile per la comunità balzata alla ribalta di tutte le cronache per la Lanterna Azzurra. "Tragedie come quella del 7 dicembre non devono più ripetersi, ma la comunità ha bisogno di reagire". Corinaldo non ha pagato il prezzo altissimo di piangere le vite spezzate dei suoi figli ma porta in sè un fardello pesantissimo, quello di vedere associato il proprio nome a quello di una strage. "Chi ha sbagliato e i responsabili di quello che è successo devono pagare e regolare i conti con la giustizia ma noi vogliamo rialzare la testa".

E' questa la sintesi di un pensiero diffuso tra i cittadini che non vogliono certo dimenticare ma scelgono di vivere in forma più intima, ciascuno per la sua coscienza, il ricordo di quello che è stato. E anche l'Amministrazione, nel rispetto di un sentimento comune, ha ricordato le vittime della strage della Lanterna Azzurro in silenzio, senza clamori, in modo più intimo. Per questo sabato sera alle 21 da piazza Il Terreno un fascio di luce blu si è accesa puntando verso cielo, quasi a toccare simbolicamente le stelle e gli angeli, vittime di quella notte. Oggi a non esserci più sono cinque ragazzi, Asia Nasoni, 14 anni, di Marotta, Daniele Pongetti, 16 anni, di Senigallia, Benedetta Vitali, 15 anni, di Fano, Mattia Orlandi, 15 anni, di Frontone, Emma Fabini, 14 anni, di Senigallia, ed Eleonora Girolimini, 39 anni, mamma di quattro figli.

La comunità di Corinaldo ha scelto di ricordare le vittime con rispetto, silenzio e soprattutto nell'anonimato. Senza riflettori, senza clamori, senza concerti. Solo il cuore che ogni singolo cittadino, spontaneamente ci ha messo. Per questo in piazza Il Terreno accanto al faro c'era solo un libro aperto dove ognuno ha potuto lasciare una frase, un ricordo, una preghiera. Come lo slogan di questo anno: “Da un concerto si torna senza voce non si torna senza vita”. E fino all'alba chiunque ha potuto avvicinarsi a quella luce per lasciare un fiore, recitare una preghiera o lasciare un lumino. Come quello che qualcuno ha lasciato davanti all’ingresso della Lanterna Azzurra, oggi quasi invisibile, nel buio della campagna.








Questo è un articolo pubblicato il 08-12-2019 alle 09:34 sul giornale del 09 dicembre 2019 - 2879 letture

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