Modi diversi per stare insieme. Lo Shared Dinner

3' di lettura Senigallia 04/12/2019 - Nello scorso servizio abbiamo parlato dell’importanza dell’Oratorio quale spazio di aggregazione, di occasione di incontro, di formazione e di crescita per tutti. Ora cerchiamo di conoscere un modo diverso d’intrattenimento che coinvolge prevalentemente i giovani della città.

Si tratta di un’esperienza di condivisione, creata da alcuni ragazzi di Senigallia, la cui prima edizione ha avuto luogo sabato scorso al Centro Sociale del Cesano. Abbiamo intervistato Giacomo Valeri uno degli ideatori dello Shared Dinner.

Giacomo, cos’è lo SHARED DINNER e quali sono le sue finalità?

Lo Shared Dinner è la cena della condivisione. Un evento che Enrico Corleoni ed io abbiamo creato, con l’aiuto di Lorenzo Torreggiani e Andrea Piangerelli.

L’iniziativa nasce da un’esigenza: quella di far capire alle persone quanta ricchezza si può trovare negli sconosciuti, quanto sia stupida la paura del diverso, quanto sia spesso superficiale e inutile il nostro giudizio.

Come funziona?

La Shared Dinner è l’evento più complesso ed emotivamente coinvolgente tra quelli che proponiamo. Funziona così: ad ogni commensale viene distribuito un sacchetto con dei numeri colorati. Il colore corrisponde al posto che il caso ha scelto per loro. L’organizzazione predispone un separé ogni quattro coperti, così per quindici minuti il partecipante dovrà interagire solo con le tre persone sconosciute che condividono il tavolo con lui. Terminati i minuti a disposizione, si cambia posto, si incontrano nuove persone, si raccontano e si ascoltano nuove storie.

Per rendere tutto più coinvolgente, scegliamo noi gli argomenti di discussione e li introduciamo con dei video, delle poesie, delle canzoni. Sono per lo più degli spunti di riflessione e contribuiscono a creare il giusto clima.

Quali temi proponete e perché?

Non è facile scegliere i temi. Cerchiamo di spingerci il più possibile in profondità senza urtare le sensibilità e senza creare dibattiti accesi. È la cena della condivisione, ci si aiuta, ci si sfoga, si piange e si ride insieme, lontani dai giudizi. Non vogliamo creare scontri, seppur utili e costruttivi. Non è questa la serata adatta.

Parlaci dei risultati dell’ultimo Shared Dinner?

L’ultimo Shared è stato un vero successo. Il numero di partecipanti può ancora crescere, ma l’intenzione, l’intensità e il clima devono rimanere questi. Le dediche finali sono state commoventi ed è emersa l’importanza di comunicare senza il filtro dei social.
Più è eterogeneo il gruppo di partecipanti (per età, cultura e modi di vedere la vita) più la serata funziona. C’è un'unica regola non scritta: chi partecipa deve mettersi in gioco.

Pensate di riproporlo?

In genere ne facciamo una a stagione. Ma, viste le richieste, abbiamo deciso di ripeterlo già dopo dicembre. Presto stabiliremo la data. Di certo ci saranno delle novità e delle variazioni. Temi diversi e diversi modi di introdurli. Vogliamo spingere l’asticella sempre un po’ più in là.

In conclusione, l’impressione è che si stiano facendo largo formule innovative di intrattenimento dei giovani più rispondenti alle loro esigenze (“la vita inizia quando si esce dalla ‘confort zone’. Voi avete aiutato tutti ad uscirne” ed ancora “Un modo veramente interessante per conoscersi e confrontarsi, andando oltre il banale, e per affrontare discorsi che difficilmente si riescono a fare in incontri occasionali” recitano alcuni messaggi sulla serata ).

L’esperimento è interessante ed impegnativo nello stesso tempo, ma trova dalla sua parte un importante alleato: i proponenti sono coetanei dei partecipanti.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-12-2019 alle 12:39 sul giornale del 05 dicembre 2019 - 1369 letture

In questo articolo si parla di lavoro, alberto di capua

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